sabato 22 settembre 2007

Where the streets have no name

Il primo giorno foriamo quattro volte. Alle sei in punto Sayitbek mette faticosamente in moto la sua Uaz verde militare carica come un mulo delle Ande: la zavorra include la ragazzina col mal di pancia che torna a scuola con comodo, il pensionato col doppio passaporto e la moglie ciarliera, due casse di vernici, altrettante di scatolame, tre pacchi sigillati, una vanga, l'italiano con la richiesta astrusa e un motore. Intero. Alla periferia di Osh il manto d'asfalto si assottiglia fino a sparire, un'ora piu' avanti cominciano i polverosi saliscendi, appena superata Sary Tash le pupille si dilatano di fronte ad una schiera di montagne imbiancate che proteggono i confini del Tagikistan. E per rispetto la strada si riduce ad una pista invisibile che scende nel ventre del Pamir, il Bam-i-Dunya, il tetto del mondo, l'altopiano senza vita, il collage di deserti screpolati dal sole e schiaffeggiati da raffiche impietose che libera alcuni fra i fiumi piu' lunghi del continente e da cui si dipartono il Karakoram e l'Himalaya, l'Hindu Kush e il Tian Shan. La cornice è impreziosita da tre vette sopra i 7mila metri e dalla rara e sfuggente pecora di Marco Polo. Ma il quadro è un susseguirsi di valli lunari dal fascino remoto, di rilievi secchi e arrotondati come meringhe, dove l'unica variazione ai colori pastello - dal giallo sabbia all'argilla, dal rame al ferro - sono le mandrie di yak, i greggi di pecore, i pastori avvolti in mantelli neri, le strutture distrutte durante la recente guerra civile, i torrenti gelati, i laghi scuri che riflettono a stento le indicazioni del panorama. Lo scenario ha la carica incontaminata della verginità, ogni anno qui si affacciano solo cinquecento musi bianchi. Per questo la sera tutti sanno che uno è arrivato a Murgab. Con le sue case di mattoni vivi o di fango misto a paglia, alte il minimo indispensabile, coi soffitti e i pavimenti di legno, dopo Karakol è il secondo avamposto umano del Pamir orientale, ma è il primo in balia delle capre che brucano i sacchetti di plastica e dei cani randagi che ne succhiano le feci. Il mercato è quanto di più misero offra l'Asia centrale: due vagoni arrivati qui chissà come, una sfilza di containers e quel che resta di una roulotte fungono da negozi, un paio di letti d'ospedale dalle reti ammosciate e varie panchine fanno da espositori, una cisterna è - o era - il café Minutka. In vendita non c'è traccia di riso e frutta, scarseggiano ortaggi e verdura, la carne è poca e maleodorante, se non è andata ancora a male è solo questione di ore, le forme di pane sarebbero buone come racchettoni sulla spiaggia. La FAO stima in 864 milioni il numero di esseri umani affetti da denutrizione strutturale e in 4 milioni il numero degli individui che annualmente sprofondano nel problema. La fame uccide 25.000 uomini ogni dodici mesi e un bambino ogni 5 secondi. E fra quelli che sopravvivono, il 60% soffre di ritardi mentali dovuti alla carenza di ferro. Il Tagikistan è il Paese asiatico con la percentuale più alta di affamati: più della metà della popolazione è denutrita e si alimenta solo con quel che offrono gli yak. Il latte, corposo, nutriente e fin troppo saporito viene allungato col té o trasformato in un burro paglierino e farinoso che tenta invano di ammorbidire il pane; un paio di confetti di carne (dico io... se proprio dovete scannare quattro quintali di bovino, è possibile averne un po' di piu'?) danno un po' di spessore alle brodaglie grasse e stucchevoli che solo in casi fortunati cotengono i laghman, i tagliolini scotti, o qualche erbetta. Tutto questo si disvela solo l'indomani, perché fra un cambio di ruota e l'altro, la Uaz arriva a Murgab avvolta dal buio e rinfrescata da un'acquosa nebbiolina. L'assenza di illuminazione lascia spazio all'intuizione, non all'immaginazione. Mentre scarico il fuoristrada, un anziano tagiko mi si avvicina, mulina la mano per aria in senso orario e punta il cielo con due dita. Vuol sapere da dove vengo prima di affidarmi a sua figlia, una ragazza incinta senza volto e senza nome che srotola un materasso sul pavimento di una stanza nuda, calda e dignitosa, quindi mi assicura il riposo con due coperte e accende una candela. Che mi permette di scarabocchiare due appunti emozionati e illegibili prima di piombare nel sonno più profondo del viaggio.

Al ritorno incrociamo una macchina e un'occidentale. Nel curriculum vitae di Ester c'è un matrimonio-lampo, un decennio di studi da anestesista e un altro passato a far soldi a Pretoria. La ragazza ha lasciato il Sudafrica con l'abbigliamento tecnico e la mountain bike per partecipare ad una costosa, organizzatissima e non competitiva Istanbul-Pechino su due ruote, ma il richiamo dell'avventura l'ha spinta a separarsi dai suo attempati compagni di cammino, a prendere un volo per Dushanbe e uno per Khorog e a risalire da sola il Pamir in quattro giorni. In bici. Le auto ne impiegano fra i due e i tre. Accetto volentieri il suo invito a cena, non la sua proposta di aspettare la carovana di ciclisti per unirmi a loro. Per la serata ho programmi oggettivamente più alternativi ed eccitanti, come testare il livello di sopportazione umana in alta quota con l'abbigliamento da mare. Il transito per il Kyrgyzstan a partire dal 21, più i tempi di percorrenza dei 120 km sterrati fra il Tagikistan e la Cina, più le frontiere chiuse durante i weekend, più il mercato domenicale di Kashgar, rappresentano i tre affluenti di un problema che sfocia in un'unica soluzione. Dormire all'addiaccio. Per risolvere il rebus basta infatti uscire dal Tagikistan prima del tramonto, passare la notte nella terra di nessuno, rientrare in Kyrgyzstan all'alba di venerdì 21, appena i doganieri lo consentono, abbarbicarsi lungo la pista che via Sary Tash porta al passo Irkeshtam e superare frontiera cinese prima che chiuda da venerdì pomeriggio a lunedì mattina. Il sopracciglio aggrottato di Sayitbek vuol sapere se sono un genio del crimine o un cretino. Direi ad occhi chiusi che propende per la seconda ipotesu: la soluzione c'è, ma è da internamento. Perché a 4300 metri il rischio non è né il leopardo delle nevi né lo Yeti, ma quell'assideramento che due paia di calzini, due pantaloni uno sopra l'altro, due t-shirt, una polo, due felpette, il pareo legato al collo, i pedalini avvolti alle mani, l'asciugamano in testa, il colibrì, la giacchetta e il poncho antipioggia addosso, le gambe nello zaino ormai vuoto - e una posizione piu' fetale possibile sul sedile posteriore della Uaz - scongiurano soltanto fino ad un certo punto.
La notte che precede l'equinozio d'autunno 2007 non dormo, prego i globuli rossi di far finta di niente e continuare a marciare. Non sogno, rifletto sul problema dell'inconscio nella psicologia moderna. Senza peraltro arrivare alle conclusioni di Jung. Finché alle 5 di mattina uno sbuffo ghiacciato mi ricorda che in macchina siamo due. E che almeno in Italia l'articolo 589 del c.p. prevede pene severe in caso di omicidio colposo. Mentre io cerco di riprendere possesso del mio emisfero destro a colpi di pizzichi, Sayitbek prende possesso del volante e riesce subito a far ingolfare il fuoristrada. Per un'ora e venti le proviamo tutte, dalla spinta alla manovella, poi prima dell'alba una pattuglia tagika di passaggio invece di arrestarci ci aiuta a rimettere in vita la batteria. Possiamo partire. Quattro ore di polvere dopo, costeggiando il versante settentrionale del Pamir, fra un "mai più" e l'altro di Sayitbek arriviamo al passo Irkeshtam, un confine inaugurato cinque anni fa senza che il Kyrgyzstan si premurasse di costruire prima una strada per arrivarci. Il primo doganiere apre il gabbiotto per me e si accorge tardi che qualcosa non torna, ma dopo uno Shevchenko e un commissario Cattani fra noi c'è del tenero e mi lascia andare. Dall'altra parte mi traghetta Jakub, un butterato camionista uzbeko alla guida di un bisonte con 26 ruote che in salita va come un trattore asmatico e che sui pantaloni mi lascia degli intrattabili reperti di olio. Lo saluto quando comincia la fila dei suoi colleghi, raggiungo a piedi iprimo container cinese e lì resto finché l'uiguro di guardia non si degna di scarrozzarmi a valle con la sua camionetta zeppa di meloni e peperoni sequestrati. Tre ore più tardi, quando la frontiera riapre dopo la pausa pranzo degli ufficiali cinesi, rivedo finalmente il mio passaporto. E al settantasettesimo giorno di viaggio, dopo quasi trecento ore di spostamenti e dopo aver esaurito tutti i buchi sulla cinta, mentre la Wolksvagen Santana di Daulet mi accompagna nella discesa verso Kashgar, caccio un urlo.
M'hanno rubato gli occhiali da sole.

25 commenti:

Stefano ha detto...

roma 2 - juve 2
trezegut, totti, totti, iaquinta

ciao grande!

Anonimo ha detto...

ciao e coraggio dai resisti siamo sempre vicini a te ciao massimo

Paolo (Honda) ha detto...

Darié, ma chi si credono di essere quelli, per trattenere il dott. Castaldo, senza motivi validi?
Comunque, sempre meglio essere trattenuti 3 ore dai musi gialli, che essere raggiunti all'88mo dai gobbi. Porca zozza. Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Dai che ne esci bene anche stavolta...il simpatico militare si rendera` conto di chi ha davanti e ti restituira` il prezioso passaporto insieme a tante scuse...Finalmente Cina!!! Sai che vorrei stare anche io li`? Dopodomani gia` si rigioca qui. Siamo primi, ma ieri abbiamo perso due punti...Manda tante foto dalla Cina!!! Chiara Zucchina

Anonimo ha detto...

tiseguiamo come sempre palpitando e fieri - pa' e ma'

Anonimo ha detto...

ma ora dove sei te l'hanno ridato il passaporto?-pa' e ma'

max(sporting) ha detto...

non t'arrabbiare troppo,resisti che in Cina non avrai di questi problemi....Un grosso ciao!

Anonimo ha detto...

il saggio disse:chi non ha dubbi non ha cervello-i militari raramente hanno dubbi pa' e ma'

MAURO ha detto...

Stavolta non hai provato a dirgli "Lei non sa chi sono io...". Intanto in finale di Davis ci vanno gli Usa (4-1 alla Svezia) e la Russia (3-2 alla Germania).....
Dai che la Cina è relativamente più tranquilla, ma questo lo sai sicuramente meglio di me.....
Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Qqndo leggo queste disavventure penso: "ma un bel villaggio all inclusive no, eh?"....e poi mi riprendo e penso a che meravigliosa eseperienza stai facendo.
Tieni duro Dario!
Stefania

paola ha detto...

la Cina!!!!!
歡迎

paola ha detto...

la foto è proprio "strade polverose mentre si valicano monti di frontiera (insieme a meloni e peperoni davanti ad un paesaggio maestoso)"...molto da viandante. Henri non sarebbe d'accordo con me, ma l'uso del colore ti dona.

fulippo ha detto...

Secondo il piano_visti, tutto ottobre è riservato alla Cina e allora -TIENI DURO- ... il New Otani Changfugong di Beijing ti aspetta. Un consiglio: non ti presentare da "turista fai da te" ma indossa la tua giacchetta, lucidati le scarpe e mettiti un pò di gel nei capelli da buon "turista alpitour".
Quindi ammuccati con qualche gruppo organizzato.
Non è consigliabile la Cina fuori pista e sopratutto se vedi un carro armato in Piazza Tienanmen non ti ci mettere contro.
P.S.: sono curioso di sapere come ti muovi tra pc LENOVO e software in ideogrammi. Attenzione ai prodotti "non originali" made in Italy, usa solo i garantiti made in China (hanno il marchio di garanzia CA - comunità asiatica).

Anonimo ha detto...

Che emozione leggerti...Hai riconquistato il passaporto, hai passato il confine, i tuoi globuli rossi hanno continuato a marciare...e hai solo perso i tuoi occhiali da sole. Non sei morto assiderato, gia` e` qualcosa. qui tutto come al solito, stasera la Roma a Firenze senza Totti. Stoner domenica scorsa ha vinto il titolo con la Ducati. Cerca di nutrirti e di non prendere freddo:-) Chiara Zucchina

Anonimo ha detto...

Sempre io...ripensandoci, a immaginarti con due paia di calzini, due paia di pantaloni ecc...mi viene un po' da ridere. Anche se immagino che da ridere c'era poco. Esther e` una matta, in bici... Avevi ragione tu, non avrei le risorse psicofisiche per fare cose del genere. Chiara

paola ha detto...

meraviglioso

Anonimo ha detto...
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guidone ha detto...

metti la maglia di lana.
usa sempre il preservativo.
se vai con una cinese, che abbia delle bigboobs. =)

ti stimo

Anonimo ha detto...

aggiungi foto facci vedere queste meraviglie che ti suscitano tante emozioni!
'ADISPOLI NO? eh?-MA' SENZA PA' CHE IL 2 VA DAL NOTAIO CHE TI STA CERCANDO- ma che gli hai detto? NON HA CAPITO NIENTE!

Anonimo ha detto...

RICORDATI CHE IL 2 FA 4 ANNI DANTE ALIGHIERI-MA' E PA'

Anonimo ha detto...

Ma se trovi una Cinesina che ti fa girare la testa non torni piu`? News dalla (quasi) piovosa e grigia Roma: oggi e` il compleanno del Capitano (ovviamente me loricordo solo perche` e` esattamente 4 mesi dopo il tuo...e non viceversa). E ieri beffa, a Firenze 2a2, dopo due volte in vantaggio. arbitraggio scandaloso. Ti voglio bene. Chiara Tottina

Lucio ha detto...

Ciao Dario,
nessuno ancora ti ha dato la infame notizia...la roma ha perso 4-1 contro l'inter.
Partita buona per la prima mezz'ora...poi da un errore del Capitano su calcio d'angolo non so manco che è successo...me so trovato giuly espulso per sindrome da portiere e inter in vantaggio su rigore. Secondo tempo pareggia eroicamente Perrotta...passa qualche minuti e prendiamo na scarica di goals...doni vergognoso...
Speriamo imparino la lezione!
Stammi bene e segui i consigli che ti hanno dato nei commenti precedenti!!
Catilinario.

Anonimo ha detto...

A Dà, ma la giacchetta che t’ha salvato dall’assideramento è la quella che durante i preparativi del viaggio consideravi un peso morto? È sempre quella che l’orco Zamir temevi ti avesse rubato?

P.S. Dopo gli ultimi fatti speriamo tutti che eviti di passare per la Birmania

AleRoma55

Dario ha detto...

AleRoma, quando dalla scrivania di casa parlavo di "serate vip fra Dushanbe e Urumqi" non intendevo nulla di diverso dal motivo per cui l'ho usata. E il fatto che ad Osh temessi per la giacchetta era soprattutto un'indicazione dell'interesse generale per lo zaino e il suo contenuto ;)
Fuli', Pechino ha gia' dato ed e' lontana assai. Shanghai idem. Al momento il programma post Xi'An prevede Cheng Du, forse lo Yangtze, forse Hong Kong, poi Yangshuo e forse Guilin e infine lo Yunnan. Forse ;)
Oggi davanti alla stazione dei treni c'era un serpentone umano di 200 metri.

Anonimo ha detto...

ciao ragazzo d'oro- sei sempre il migliore in assoluto