giovedì 15 maggio 2008

Rehab



...è uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo!


creata una nuova galleria di foto di viaggio assortite e stravaganti... RTW Overland 2007-2008): Album di Viaggio

lunedì 12 maggio 2008

L'étranger (Comme un roman)

Aujourd'hui, maman est morte. Mezza riga di Camus e ho telefonato a casa. Dall'estero avevo chiamato due volte negli ultimi dieci anni: la prima per annunciare di aver visto un jet sganciare tre bombe nei pressi della mia testa, l'ultima per denunciare la sparizione della compagnia aerea che doveva riportarmi da Pechino. Infatti prima del punto interrogativo mia madre non c'ha messo un come stai, ma un cosa è successo. Ero nel terminal di Denizli, in Turchia, e non era successo quasi nulla. Era sera, avevo lo stomaco vuoto, le vertigini da salto nel vuoto e leggevo, in attesa di un autobus. Poi ne ho presi un centinaio. E una ventina fra navi, traghetti e barchette. E una dozzina di treni. E una mezza dozzina di aerei. I chilometri percorsi non li so, le ore passate in movimento sì. Mille, tonde tonde. Immancabilmente in compagnia di quadernetto di appunti e libro di turno, passaporto sfregiato e i-pod con auricolari tarocchi, fotocamera incerottata e portafoglio sbrindellato made in Nepal, fregola, impertinenza, curiosità, batticuore, insonnia e sete.
Trecento giorni dopo, sono tornato nel Paese di partenza. E con lo zaino ancora sulle spalle ho sentito Cesara Buonamici. "All'abitudine un po' snob di andare a lavorare in bicicletta, il neo sindaco di Londra ha preferito la vettura con autista". Delle due l'una: o l'aver ascoltato 53 volte Boys Don't Cry mi ha defintivamente rincitrullito o in alcune tv di questa singolare nazione le attribuzioni vengono distribuite - come dicono a Timor Est - a cazzo di cane. Pur di fuggire a Uomini e Donne versione CULT ho trascinato giù un nipote a caso. E dietro l'angolo un cartellone pubblicitario sotto l'indicazione stradale per Agrate Conturbia mi ha informato che il Gabibbo era atteso al Gigante di Varallo Pombia domenica 11 maggio. Che poi è il giorno in cui l'Inter FC ha conquistato finalmente il suo primo punto da quando sono rientrato in Italia. E in cui Rino mi ha accolto con un ghigno, esclamando: "In settantasei campionati di calcio a girone unico è la venticinquesima volta che lo scudetto si assegna all'ultima giornata...".
Già. Mi sono seduto sulle scalette e ho riaperto quell' Ombre sulla via della Seta che Lidia mi aveva regalato dieci mesi fa. "Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si ha la sensazione che quello sia il cuore del mondo. Si parte per incontrare le molteplici forme della fede. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall'eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà". Tornato a casa mi sono sistemato davanti ad un computer che ancora non riesce a smaltire 4000 mails in coda. E di fronte al candore del motore di ricerca, ho digitato Madagascar.
p.s. mi scuso per il ritardo con A.A. (che tanto da dicembre in poi ha avuto altro cui pensare), Fabiana (che subito dopo è sparita) e gli altri amici che mi hanno chiesto quale libro stessi leggendo. E' che ne ho letti tanti. Alcuni lungamente attesi, altri incontrati per caso, alcuni portati da casa, altri comprati strada facendo o prestati o regalati. Alcuni classici, altri a tema, alcuni in lingua originale, altri tradotti in lingue terze. Alcuni illegibili, altri da leggere ancora e ancora. Ne sono rimasto sprovvisto solo nei primi due giorni di Melbourne, quando l'unico testo stampato a mia disposizione era il referto del Royal Hospital. "Examination revealed tinea infection on both feet and a swollen inflamed third toe right with some swelling on the dorsum of his foot. Also tinea infection on the sole of the right foot...". Lo conoscevo a memoria. In dieci mesi ho letto Camus (Lo straniero), Zola (La bestia umana), Sontag (Sulla fotografia), Politkovskaja (Proibito parlare), Terzani (Buonanotte, signor Lenin), Landolfi (Cancroregina), Kapuscinski (In viaggio con Erodoto), Thubron (Il cuore perduto dell'Asia), Garcia Marquez (Cent'anni di solitudine), Rampini (Il secolo cinese), Kundera (L'insostenibile leggerezza dell'essere), Jodorowski (La danza della realtà), Bettinelli (In vespa), Levi (Se questo è un uomo), Grisham (Fuga dal Natale), Dostoevskij (L'idiota), Hosseini (The kite runner), Brown (The Da Vinci code), Haddon (The curious incident of the dog in the night time), Tertrais (Asie Sud-Est: enjeu regional ou enjeu mondial?), G. David Roberts (Shantaram), Céline (Voyage au bout de la nuit), Chatwin (Le vie dei canti), Houellebecq (Le particelle elementari), Musil (L'uomo senza qualità), Ammaniti (Fango), Blissett (Q), Woolf (La signora Dalloway), Leila (Murata viva), Rees (La casa dei desideri), Wells (El viaje del hombre), Follett (il pianeta dei bruchi), Levy (Dove sei?), e Pennac (Comme un roman). Avrei voluto sfogliare anche Salinger e Buzzati, Neruda e Pamuk, Eco ed Hemingway, Pasolini e Calvino, Woody Allen e Gian Antonio Stella. Ma tanto prima di trovare lavoro ho tempo...
nuove galleries RTWO (2008): Guatemala 1, 2 e Belize
aggiornata la pagina DarioTube

giovedì 1 maggio 2008

Blowing in the wind

Se trovero' le parole comincero' dicendogli che tutto, dalla fede all'amore, si fonda sulla conoscenza. Gli diro' che il cibo della conoscenza e' il confronto col diverso. Perche' e' cosi' che si scoprono i propri limiti e si estendono le frontiere del reale. Che conoscere i vari modi di essere uomo intanto allarga le proprie. Che includere altri mondi nel raggio del possibile aggiunge il sale della scelta autentica alla via che si percorre. Che ogni sistema, ogni societa', soffoca le potenzialita' degli individui coi suoi schemi identitari e i suoi modelli di riferimento ristretti. Che ogni esistenza ha bisogno dell'ossigeno dell'autodeterminazione libera e consapevole. E possibilmente dei colori della vita vera. Mattia ha 7 anni ed e' molto intelligente. Una sera di quattro anni fa mi domando' se anche io ero stato piccolo. Ma a questo punto della mia requisitoria sara' scappato in stanza a giocare con le figurine di Dragon Ball, rimpiangendo il momento in cui aveva chiesto allo zio come era andato il giro della Terra. Allora prendero' da parte Carolina. E lei fara' finta di non conoscermi, solo perche' l'unica volta che mi ha visto aveva 28 giorni. Le diro' che nel suo primo anno di vita mi sono voluto fare un regalo. Che il viaggio e' il punto in cui s'incontrano storia, geografia, antropologia e tante rogne. Che e' il luogo in cui il guascone e l'eremita, il buffone e l'idealista, lo spregiudicato, lo sfacciato e lo scellerato che sono in ognuno di noi si danno appuntamento per andare a bere una birra. Che a Roma direbbero che ho cercato di farmi passare la sete col prosciutto. Dopo aver finto anche che 13 mesi siano pochi per capire cosa sto blaterando, a quel punto Carolina ronfera'. E sotto mano mi restera' solo Andrea. Gli confessero' che sono un po' frastornato. Perche' per Hegel (o era Aristotele o Darwin o Marx o Levy-Strauss?) l'uomo e' un animale storico, mentre per Baglioni la vita e' adesso. Per il papa' di Bambi invece un principe non guarda mai indietro. Con tutti questi punti di riferimento e' inevitabile un po' di confusione. Andrea capira' perche' non ha visto cuginetti neanche col binocolo e raggiungera' Mattia. E come tutti i bravi squilibrati io continuero' a parlare da solo. Come del resto ho fatto negli ultimi dieci mesi.
Rileggendo quella frase - chi non viaggia non conosce il valore degli uomini - sull'aereo saro' tornato con la mente a Orion, Fabio, Blaz ed Ernesto, a Tamara, Eva, Justine e Jessica, a Marcel e Christian, Raina e Marine, Martin e Sara, gli Whitehead e gli svizzeri. Agli amici che hanno fatto tanta strada per accompagnarmi. Ma soprattutto agli Tsachouridis, a Mustafa', a Faruk, Ucha, Gozel, Aleksej, Sayitbek, Jason, Erwin, Jeff, Karl, Tom, John, Mutasem, Alain, Nixia, Roger, Lupita e a tutte quelle persone che fra la Grecia e lo Yucatan hanno offerto un letto, un passaggio, un pasto, un appoggio e tanto altro ad uno sconosciuto un po' invadente. Per accorciare l'Atlantico mi saro' gingillato davanti a 1300 foto, godendone al tatto neanche fossero monete antiche. E le avro' pure ripercorse una ad una, come se non le conoscessi gia' a memoria. Finche' - ancora una volta - non avro' capito se il cuore pulsa o boccheggia, se stringe forte perche' stracarico o perche' eccitato. Se mi chiede emozioni o mi prega di andarci un po' piu' piano.

Il fatto è che esperienze così ti dicono che non sei un'entità estranea al mondo. Ti spiegano che il tuo corpo è tramite, non confine. Ti insegnano a non vivere sulla difensiva. A non provare mai disgusto o fastidio. Quasi mai paura. Vivi, capisci, accetti, ti integri. O ci provi, che è già qualcosa. Quando infine hai realizzato che l'essere umano è un animale inoffensivo, senti che puoi finalmente cominciare a correre senza freni. Ad amare. Kapuscinski sostiene che il viaggio insegna l'umilta' perche' ci mette di fronte alla nostra ignoranza. Vero. Le domande che restano appese sono sempre piu' delle risposte che suggerisce. Infatti a me restano un sacco di dubbi. Chissa' se qualcuno ha ritrovato la Professor Gul, per esempio. O chissa' se hanno allargato quella porticina fra Uzbekistan e Kazakhstan. E chissa' se il capitano di Labuhan Bajo ha rottamato la barca o c'ha messo un altro cacciavite. Chissa' se nel frattempo l'impiegato della banca di Dunhuang s'e' accorto che sopra la sua testa c'e' scritto Western Union e s'e' fatto spiegare cos'e'. Chissa' se nel motel di Comayagua, quello col murales di una coppia inciuciante dipinta in un cuore, hanno realizzato che chiamarlo Mi segunda ilusion porta quantomeno sfiga. Chissa' se quegli sticchi del Chilly Willy's l'ultima sera non si sono neanche avvicinate perche' tanto ce l'ho scritto in fronte. Poi, quando l'aereo avra' rimbalzato sulla pista, i pensieri saranno stati cancellati da quell'applauso. Inconfondibile. In Italia - solo in Italia - pare che il comandante si esibisca in un triplo axel invece di fare il suo dovere. E allora saro' sceso sul pratico. Come sara' presentarsi senza dire "...come Mario con la D" e facendo cadere l'accento sulla vocale giusta. Come sara' usare gli euro dopo aver maneggiato altre 25 valute. Come sara' dormire su un letto mio dopo aver trascorso le notti in 150 posti diversi. Quanti sampietrini bagnati prima di volare giu' dal motorino. Come sara' la scossa degli abbracci. E alla fine di tutto mi sara' rimasta una domanda. Una sola. Quella che mi tormenta da mesi. E alla quale non importa quanto legga, ascolti, cammini o pensi, non riesco a trovare la risposta giusta. Una domanda sola... Ma quale cavolo era il PIN del mio cellulare?