venerdì 25 febbraio 2011

In Asia

DAY 20 - ANGELES CITY
Quando Clark era la base dell'Air Force Usa in appoggio alla Quinta Flotta, i G.I. americani avevano piazzato il loro parco giochi a tre miglia, e nel paesino di Angeles circolavano 100.000 prostitute. Adesso che la struttura e' stata convertita in scalo civile per una manciata di compagnie low cost, le operatrici del sesso sono scese a 10.000, ma i frequentatori danno l'impressione di essere sempre gli stessi. Solo con quarant'anni di piu'. Ad Angeles non si vedono ne' straniere ne' macchine fotografiche, perche' c'e' solo una cosa da fare e quasi per nessuno e' la scalata del vulcano Pinatubo. Ci sono arrivato dopo le solite 13 ore fra vari bus per evitare l'ennesimo ritorno nella conurbazione da 600km quadrati e 12 milioni di anime che gli spagnoli in un esercizio di prolissita' avevano battezzato Insigne y Siempre Leal Ciudad - che poi sarebbe Manila - preferendola per la sua vicinanza a quella utile via di fuga dalla nube radioattiva giapponese che e' l'aeroporto. E perche' dopo cinque giorni bucolici di trekking e percorsi a rischio noce del capocollo fra grotte di Sagada e terrazzamenti di Batad, un po' di ventre cittadino riequilibra. E perche' dopo aver conosciuto Tony Tocdaan (uno splendido cinquantenne col fisico da bozeur che ha recuperato l'occhio perduto in un assalto a Manila solo grazie all'intraprendenza di un tassista di San Francisco - Brad Newsham - che gli ha pagato il biglietto per la California e l'operazione con i proventi di un libro di racconti di viaggio) e' giusto che conosca anche Joe, che e' finito in galera per reati di sesso e si e' ridotto ad elemosinare spicci ai suoi connazionali di passaggio. E perche' dopo aver sbattuto per 15 ore su un libro pieno di termini come ligustro, almuzia e soggolo, arrivare in una cittadina dove ti propongono strip tease anche alle 8 di mattina ha un effetto di uno chabrol, allunga gli avanzi della minestra filippina con il vino rosso. Cosi' il piatto si gusta fino in fondo.

DAY 15 - BONTOC
In linea d'aria fra Vigan e Sagada ci passano una novantina di chilometri, come tra Roma e Viterbo. Ma in mancanza di collegamenti diretti, per andare da Vigan a Sagada bisogna cambiare a Baguio, a 140 da entrambe. Un po' come andare da Roma a Viterbo passando per Cassino. Tenendo conto dei tempi di percorrenza dei bus filippini, che di norma si fermano per raccogliere qualsiasi cosa si agiti sul ciglio della strada appena hanno innestato la seconda, e' come andare da Roma a Viterbo cambiando a Catanzaro. Per andare da Vigan a Sagada ci vogliono almeno 13 ore, e conviene mettersi in moto assieme ai galli da combattimento. Per questo ieri m'ero affacciato al terminal di Vigan chiedendo l'orario di partenza del primo bus per Baguio. "Alle 6.30" la risposta. E stamane alle 6 antemeridiane ero li', blandamente docciato e prontissimo a sentirmi dire che il bus era cancellato (il pirla di turno, arrivato in postazione alle 7 e ignaro della soppressione in atto da chissa' quanti mesi, quando l'ho guardato in cagnesco mi ha pure rimbrottato: "Ti avevo detto alle 6.30... il bus e' gia' partito!") e che dovevo aspettare un'oretta. Poi diventate due. Routine, in Asia. Infatti la colpa e' mia, che oltre ad aver cercato informazioni su quel bus ne avevo cercate anche sul successivo, da Baguio a Sagada. "C'e' ogni ora, tutto il giorno" la risposta. E meno male che non c'ho creduto. Perche' scaricato a Baguio nel solito pseudo terminal, ho fatto appena in tempo a scapicollarmi in un altro pseudo terminal e a bloccare un bus in partenza con la dicitura 'Bontoc', dopo che l'autista mi aveva confermato dal finestrino che l'ultimo bus per Sagada era partito da una mezz'oretta. E visto che Bontoc sta a Sagada come Bolsena a Viterbo, mi sono accontentato e sono salito a bordo, a stomaco vuoto e senza aver svuotato la vescica. Tanto ho perfezionato soluzioni ad ambo i problemi. E ho digerito un'altra giornata di curve alternando Thomas Mann a B movies filippini, nella speranza di individuare i nuovo Joseph Estrada, uno che s'era fatto un nome sparando ad un sacco di gente in tv prima di diventare presidente della Repubblica e a una pletora di telenovelas di qualita' (Machete piena di cazzotti, My Wife - My Lover piena di lacrime, Nita Negrita - protagonista tal Barbie Forteza, una ragazzina locale dipinta di nero nel ruolo di una di colore, non so se per mancanza di attrici di colore o perche' la raccomandazione di Barbie Forteza e' di quelle serie, il risultato e' comunque patetico) e a giochi a premi in cui il vincitore viene saldato in contanti. Finche', arrivato col buio a Bontoc, prima di sganciare due euro e mezzo per un letto e un bagno in comune con un secchio d'acqua fredda per farsi la doccia, ho ringraziato le autolinee filippine con un centinaio di pagine volate via dai Buddenbrook e con una bottiglietta piena di liquidi ipertonici processati dai miei instancabili reni.


DAY 12 - VIGAN
Non dormo su un letto - anzi, non dormo in generale - da 3 giorni, ho attravesato Luzon da sud-est a nord-ovest e ho trascorso su vari bus 35 delle ultime 48 ore. Ma le altre 13 sono state memorabili. Ho passeggiato all'alba ai piedi di uno dei vulcani piu' scenografici del pianeta, ho nuotato nell'oceano muso a muso con squali balena di dieci metri e sono giunto nella citta' spagnola meglio preservata d'Asia. E quel che piu' conta, in tutto questo non ho neanche preso una coltellata, a differenza di Eddy.
(segue)

DAY 5/6/7/8 - EL NIDO
A parte le meduse, i galli che attaccano in coro alle 5 in punto e il cartello dei barcaroli, El Nido e l'arcipelago delle Bacuit si sono ritagliati un posticino nella memoria. Ma al di la' dello splendore delle isole e dei fondali e della prima volta che ho dormito con un'altra donna da sposato (a mia discolpa posso addurre sia il fatto che era la camera piu' economica del paese sia soprattutto che Patricia somigliava come una goccia d'acqua ad Alvaro Vitali), un posto speciale El Nido se l'e' guadagnato per le cento ore di stipsi cui mi ha costretto, e il fatto che l'unico medicinale nello zaino sia l'Imodium e che i filippini chiamino il bagno comfort room anche quando e' una baracchetta ad uso comune col pavimento di pozzolana, ospita rettili e anfibi di varia foggia, la ritirata e' alta due palmi ed e' scheggiata, lo scarico non esiste l'acqua e' gelata, aumenta il tasso di ilarita' della vicenda. E poi la spiega. Inspiegabile e' invece il perche' in italiano nessuno sappia dire trenette al pesto ma imprechi con nonchalance dal profondo del cuore. Stamane una distinta signora di Manila che ha studiato a Perugia e vive da trent'anni a Francoforte non ricordava la parola bello, ma quando il bus ha sbagliato un sorpasso in curva le e' uscito spontaneamente un porca M... che neanche a Mazara del Vallo. E appena risistematomi in camerata a Puerto Princesa, un canadese mi si avvicina e mi fa "In italiano so dire solo due cose: la prima e' Berlusconi, la seconda una bestemmia. La vuoi sentire?". No, mi basta la prima.


Prossime mosse: riprendere i contatti col genere umano (in quattro giorni ho finito i due volumi di Padiglione Cancro e il quinto mi sono buttato avidamente sui Buddenbrook), trovare qualcuno che sappia dire trenette al pesto, tornare a Manila lunedi' e recuperare il passaporto all'ambasciata bengalese. Poi piegare a sud (Legazpi-Mt Mayon-Donsol) prima di rotolare verso nord (Baguio-Bontoc-Banaue-Vigan).

DAY 4 - PUERTO PRINCESA
All'ambasciata del Bangladesh di Manila m'hanno tenuto appeso al responso dell'alto diplomatico di Dhaka e famiglia sul mio caso. Per fortuna la mia risposta al di lui quesito "Perche' mai vuoi andarci?" ha sfiorato anche la coppa del mondo di cricket che sta per cominciare da quelle parti e dev'essere sembrata convincente. Cosi' dopo due ore di attesa hanno buttato li' per li' un prezzo per il visto (sul formulario la voce: "Straniero in visita per Turismo" non era neanche contemplata) garantendone il rilascio per venerdi'.
In un accesso di lungimiranza gli ho anticipato che nonostante la mia maglietta reciti 'UNREASONABLE MAN' (un successone, la vogliono tutti) non ho intenzione di passare una settimana a Manila sul letto di Torquemada e che se non si perdono il passaporto passo a riprenderlo fra una decina di giorni. Quindi mi sono messo in moto senza documenti e dopo un rapido sondaggio al porto, sono salito sul volo ZestAir (mica cacchi) per l'isola di Palawan. Mi ha accolto un acquazzone di fronte al quale un diligente dipendente della compagnia aspettava in cima alla scaletta aprendo un ombrello per ognuno dei passeggeri. C'ho messo piu' ad uscire dall'aereomobile che a fare la trasvolata e poi mi sono comunque fradiciato facendomela a piedi dall'aeroporto al centro di Puerto Princesa, la citta' in cui - come recita il cartello di benvenuti - i cittadini sono rispettosi dell'ambiente, disciplinati e timorati di Dio.


DAY 1/2/3 - MANILA
Al solito mi sono tagliato i capelli, il coiffeur di turno e' stato un lady boy con mire espansionistiche. Il primo filippino che ho incrociato per strada mi ha proposto cialis e viagra, mentre il primo occidentale in cui mi sono imbattuto e' un vecchio danese che in italiano conosce una sola parola - non e' ne' pizza, ne' pasta ne' mandolino - e ogni volta che lo incrocio me la ripete. Dormo (poco) su un letto probabilmente usato da Torquemada per estorcere confessioni agli eretici.


Al netto degli spostamenti interni ad ogni paese (tipo 30 ore su un cargo filippino per arrivare su un'isola altrimenti irraggiungibile, il barcone bengalese stile zattera di Huckleberry Finn che però pretende di ridiscendere il Gange, eccetera eccetera) ecco il mio piano voli, più arzigogolato delle trame di Lynch:

25/2 Melbourne-Darwin (volo JQ61 della JetStar)
25/2 Darwin-Manila (volo JQ75 sempre della JetStar)
17/3 Pampanga (l'aeroporto Manila Clark è in realtà un'ex base militare Usa riciclata - ergo tasse aeroportuali zero)-Kuala Lumpur (volo AK663 dell'AirAsia, infame low low low cost malese)
18/3 Kuala Lumpur-Dhaka (volo AK 148 dell'AirAsia dopo 23 ore in aeroporto)
28/3 Dhaka-Dubai (volo FZ 584 della FlyDubai, neonata lowcost degli Emirati)
30/3 Dubai-Bahrein (volo GF511 della GulfAir, dopo una notte sulle sedie dell'aeroporto in arrivo e una in partenza)
30/3 Bahrein-Milano (volo GF021 della Private Air)


p.s. il volo della Gulf Air - l'unica compagnia di bandiera del lotto - dura 15 minuti. Se la Private Air esista davvero o se abbia appena preso una sòla su internet non lo so.

domenica 20 febbraio 2011

Another brick in the wall

Il nastro registrato dell'ufficio d'immigrazione te lo dice chiaro e tondo: ogni giorno il dipartimento analizza tredicimila richieste di residenza, cittadinanza e asilo politico. Quindi mettiti l'anima in pace e aspetta il tuo turno. Il fatto che io provenga da un Paese a democrazia limitata non rappresenta una scorciatoia (a meno che non mi butti nell'Oceano Indiano e mi faccia ripescare a Christmas Island), ma una complicazione. Nel senso che seguendo la prassi ho dovuto fornire i documenti di due gradi di parentela, una risma di generalità - biglietti aerei, estratti conto, mail e sms, fedina penale e carichi pendenti - ho dovuto ricostruire e trascrivere le date dei 103 ingressi e delle 103 uscite da ogni Nazione del mondo in cui sono stato negli ultimi dieci anni e mi sono dovuto sottoporre ad un check up per smascherare la mia intenzione di esportare sifilide, tubercolosi e sieropositività in un Paese che impedisce l'ingresso pure alle mozzarelle di bufala.
Neanche il fatto che mi sia sposato agevola la pratica: ora da un lato devo portare avanti la registrazione col Consolato italiano, dall'altro devo spiegare in un'intervista-interrogatorio telefonico con la delegata australiana per l'Europa che sta a Berlino come mi sono permesso di convolare dopo aver richiesto un semplice visto turistico. Il che è sospetto quasi quanto la coincidenza di aver messo piede in Egitto, Yemen, Marocco, Algeria e Libia giusto alla vigilia del patatrac.
Neanche il fatto che mia cognata lavori proprio nel dipartimento dell'immigrazione rappresenta una scorciatoia. Anzi, le hanno detto chiaramente se per caso la pizzicano a sbirciare la mia pratica le mandano una lettera di richiamo. E se poi prova a fare pressioni per accelerarla, la cacciano senza appello.
Tutto questo per dire che devo aspettare ancora qualche mese per ottenere permesso di soggiorno e di lavoro (ammesso e non concesso che i miei polmoni stiano a posto, perché qui non intendono caricarsi spese mediche extra solo perché ho l'abitudine di frequentare catapecchie) e devo lasciare l'Australia alla scadenza del visto turistico.
In realtà potrei estenderlo - il visto - ma mi costerebbe quanto volare da Kuala Lumpur a Parigi, e poi tanto dovrei comunque uscire e rientrare all'ottenimento della residenza.
Quindi tanto vale approfittare della scusa socialmente accettabile e prendere il volo di venerdì per Darwin e da lì proseguire per Manila, bazzicare qualche settimana le Filippine, poi salire sul solito trabiccolo Air Asia per la Malaysia e da lì fare una capatina di dieci giorni in Bangladesh (che è un po' come l'amore, quando meno te lo aspetti ritorna) prima di incamminarmi verso la Penisola Arabica con l'obiettivo di arrivare a Piacenza per il compleanno a reti unificate del babbo e della nipotina e magari - visto che ci sono - il 6 aprile a Milano.

p.s. Proprio in extremis mi hanno offerto il mio primo lavoretto extragiornalistico. Devo rimuovere dal muro del cognato di un cognato i 2600 mattoni che lo compongono. Possibilmente senza fracassarli.

lunedì 7 febbraio 2011

7 chili in 7 giorni

Visto che in Italia i pomodori pachino alimentano la mafia ma almeno so' buoni e sani, mentre gli armadi frigoriferi australiani sono il trionfo del grasso saturo, la cangurotta s'è messa in testa di fare il dottor Birkermaier con tutta la contea. Qui si muore più per obesità che per tabagismo, il numero dei sovrappeso è raddoppiato in 20 anni e nel 2010 il governo ha stanziato 13 miliardi di dollari per vari capitoli di spesa, compreso l'acquisto di ambulanze più capienti. Dall'alto della mia inutile laurea in scienza della fuffa, la mia conoscenza della materia è la seguente: meglio i cereali delle uova strapazzate col bacon, meglio i cavolfiori lessi del fish and chips con la maionese, meglio lo yogurt bianco della pastiera, meglio l'olio extravergine d'oliva del burro salato danese e nonostante i proclami della Ferrero, la Nutella non fa bene come un frullato di sedano. Invece la cangurotta, che non sapeva chi fossero Maradona, Totti e la Navratilova (se è per questo neanche Pelé e Senna, ma credo che a tutt'oggi fatichi a ricordarli, 'sti due) ma ha studiato health promotion per salvare il mondo, ha deciso di cominciare l'opera dalle conoscenze di primo grado e ha lanciato fra parenti, amici, colleghi e parrocchiani la seguente sfida. Il testo è laconico come i dispacci dell'Itar-Tass, ma giuro che è stato scritto alla velocità di 63 parole al minuto e con il 100% di precisione. Perché qualche qualità doveva avercela pure lei.


For those of you looking for the motivation to achieve that New Year’s resolution to eat healthier and exercise more, you are invited to join the “Healthy Lifestyle Change Challenge”. This is a 10 week competition that encourages you to improve your habits, motivating you to behave in healthier ways in your everyday life. There are four prizes to be won, two halfway through the competition at the five week mark and two Grand Prizes at the end of week 10. One prize will be given to the person who has done the most minutes of exercise and one to the person who has lost the most weight. The half-way winners will each receive a dinner voucher for two for the restaurant Eau De Vie in Chapel Street Prahran worth $113, and the Grand Prize winners will receive a luxury massage voucher to a Melbourne Spa worth $150. Entry into the competition costs just $3 per week and starts on Monday February 7th, ending in April. The challenge is strictly for fun and should any profit be made it will be donated to victims of the flood.

1. Record your actual start weight. When weighting yourself, always use the same set of scales as even if they are not completely accurate, they will always accurately show how much weight you’ve lost.

2. Weigh yourself at the same time, on the same day, every week

3. Record your goal weight (be realistic – 0.5kg loss each week is healthy).

4. Record your exercise goals (eg. Be able to run continuously for 30 minutes by 10 weeks, or average 30 minutes of exercise, 5 days a week).

5. Try to keep a food diary. A food diary is particularly helpful to show you how much you really do eat every day – you may be surprised!

6. You must record your daily exercise in minutes. All exercise minutes are equal, whether they come from running, walking, swimming, skipping etc. Housework is NOT considered exercise!

7. On Sunday night each week please email me your week’s weight loss and exercise diary.

8. To motivate everyone, at the end of every week I will provide a table showing how much each person has exercised and how much weight they’ve lost. I WON’T record actual weight!


p.s. I have attached the database that I will send to everyone every week, and a copy of a food and exercise diary that you may like to print out and use. It is not necessary to forward me your food diaries, it is good to keep track for your own sake. However, if you want me to look at your food diaries and analyze it and give you some advice, I am willing to do so.


E a me, ovviamente, me tocca.

p.s. quella della foto non è la cangurotta, ma una graziosa bagnante sulla spiaggia di Sudak, Ucraina.

mercoledì 2 febbraio 2011

Van Diemen's Land

Stavolta mi ci hanno mandato. Volo nella terra di Van Diemen e hotel (il Grand Chancellor di Hobart, una specie di Bebo con la piscina e la palestra, nel quale ogni mattina ti rifanno la stanza lasciandoti a conferma dell'avvenuta pulizia una composizione triangolare all'estremità dei due rotoli di carta igienica - come la prima mossa per realizzare una barchetta o un aeroplanino - in modo da rendere più confortevole l'individuazione del quadratino da sfilare. Considerando il livello delle retribuzioni australiane, solo 'sta cosa costerà 50 dollari al giorno) compresi.


p.s. Sabato e domenica in Tasmania c'è Australia-Italia di Fed Cup.