domenica 22 aprile 2012

The passenger

Tutte le compagnie aeree, su tutte le tratte, accettano prenotazioni oltre la capacità degli aeromobili. La prassi è un po' perversa, ma ha una sua logica matematica e un nome - overbooking - da testo di economia aziendale. E se al profano può sembrare un'eresia, per Altroconsumo è una pratica "talmente diffusa che non se non ci siete mai incappati siete dei fortunelli".
Forse, ma un conto è vendere una manciata di biglietti di troppo su un Capodichino-Alghero, sapendo che non si presenteranno mai tutti i passeggeri e che alle brutte ne spedisci un paio sul prossimo volo. Un'altra cosa è stampare trenta biglietti in eccesso sul tuo unico charter che sorvola l'Atlantico tra la festa della Liberazione e quella dei Lavoratori. In quel caso è statisticamente più probabile che all'aeroporto si presentino tutti e che l'overbooking si riveli una mossa avventata. Anzi una cagata pazzesca. Fra l'altro pure illegale.
All'aeroporto di Cancun - per esempio - quel pomeriggio s'erano presentati proprio tutti tutti. E a tutti tutti era stata data pure la carta d'imbarco. Gli addetti allo scalo s'erano accorti della frittata solo quando un pullman aveva scaricato la cricca dei Francorossiani, la casta dei superprotetti, quelli delle vacanze all-inclusive sulle riviera Maya ai quali per definizione non si poteva dire di no.
Così al gate c'erano 27 persone di troppo. E la notizia del disguido faceva presto il giro del Quintana Roo: c'è una compagnia che l'ha fatta grossa e non sa a che santo votarsi.
In Messico era la sera del 30 aprile, in Italia la notte del primo maggio. Sul posto di lavoro non si trovavano manco i panettieri, figuriamoci qualcuno in grado di prendersi la responsabilità del pasticciaccio e di decidere chi imbarcare e chi lasciare a terra. Improponibile sorteggiare, improponibile tagliare fuori gli ultimi arrivati, meno che mai coinvolgere qualche altra compagnia. C'è chi ci campa, sugli scivoloni altrui.
E il papocchio dell'Eurofly era talmente marchiano che i passeggeri facevano spontaneamente fronte comune, sventolando una lista di questioni di principio al grido di: tutti per uno e uno per tutti, l'unione fa la forza, parimpampum, o si parte tutti o non si muove nessuno.
Io potevo solo stare alla finestra. Con il mio biglietto farlocco da fratello di un'assistente di volo e cognato di un altro*, avevo contribuito all'overbooking nella misura del 3,7%. Non abbastanza da farmi sentire in colpa, ma abbastanza da consigliare di farmi una forchettata di cosi miei. Perché va bene simpatizzare col pueblo unido, ma arrivare a protestare per un disservizio quando si è pagato solo per le tasse aeroportuali è un tantino pretenzioso. Va a finire che scoprono che sei un parente, passi per correo e fai la fine di Benjamin Malaussène. E va bene empatizzare col popolo oppresso, ma visto che il mio biglietto non garantiva il posto, non potevo rinunciare al volo, perché sarei partito solo se a bordo ci fosse stato posto. E il posto - al momento - non c'era neanche per chi il biglietto lo aveva comprato a prezzo pieno.
Senza contare altri dettagli non da poco: non avendo un datore di lavoro catalogabile come umano né un contratto di lavoro catalogabile come contratto di lavoro né un orario appetito dai colleghi, in radio ero atteso al varco, altro che supplemento di sole e mare. Quindi pensare di uscire allo scoperto, di offrirmi come volontario per restare a terra e proseguire la vacanza, era fuori discussione. Che poi una vacanza vera e propria, la mia non lo era stata. Si era trattato di una toccata-e-fuga di 4 giorni per esercitare le funzioni di padrino al battesimo di Jamila e di 3 notti insonni per via dei due compagni di stanza: zio Daniele e nonno Piero. Due rinoceronti col mantice incorporato, dotati del superpotere di addormentarsi un secondo dopo aver  appoggiato la capoccia sul cuscino e di russare a note alternate dal tramonto all'alba. Salvo poi farsi svegliare dal furgoncino del mondezzaro e lamentarsi perché con tutto quel rumore non si poteva proprio chiudere occhio.
Lo zio Daniele in uno dei rari momenti in cui non russava. La risata isterica è figlia al sapore della mia sangria. Perché ce ne vuole a trovarne una che sa di aceto, a Playa.
Per tutto questo, fra i presenti all'imbarco c'era chi si angosciava al pensiero di perdere l'abbronzatura prima di rientrare al lavoro, chi di dare da mangiare la pappa al pupo, chi di vedere se per caso la Juve avesse segnato 3 gol nei primi 8 minuti della partita scudetto di Siena per intervento divino o di Moggi. Io pensavo sopratutto che salire sull'aereo significava riuscire finalmente a dormire. Solo che mentre io i problemi miei me li tenevo stretti per me, quelli degli altri, poco a poco, facevano bollire le acque già agitatine.
Il principio trotzkista "O partono tutti o non parte nessuno", nel giro di un'ora e mezza evolveva nel principio socialdemocratico scandinavo "Sistemateci su vari voli, basta che partano tutti!", che a sua volta dopo un altro paio di ore degenerava nel principio forzista "Fate come vi pare, ma io devo partire - domani ho una riunione di lavoro alla quale non posso mancare". Dopo quattro ore, insomma, la polizia messicana faceva irruzione all'aeroporto di Cancun. C'erano da separare i pasionari dell'o-tutti-o-nessuno da gli irriducibili dell'-io-sì-voi-fate-come-ve-pare. E soprattutto c'era da separare gli addetti allo scalo dagli uni e dagli altri. E se la polizia messicana si incazza - si sa - volano manganelli.
Anche per questo, quando era ormai buio pesto, i 27 volontari disposti a farsi pagare un supplemento di vacanze pasquali dalla compagnia aerea si trovavano pure, ma prima di partire bisognava andava a scovare uno ad uno i bagagli degli spiaggiati, borse e valigie che avevano superato il check-in da una vita ed erano mescolate a centinaia di altre borse e valigie in giro per l'aeroporto.
Prima di mezzanotte, l'Eurofly imbarcava. Io salivo per ultimo, se non altro perché era inutile prendere posto quando l'unico posto che mi sarebbe spettato sarebbe stato quello eventualmente vuoto. E uno vuoto, con mio sommo piacere, in penultima fila, spuntava. Quando lo scorgevo, incredulo, mi ci abbandonavo con una goduria paragonabile al rigore di Nicol. E quasi altrettanto effimera. Nel giro di 5 minuti, prima scoprivo che non c'era la cena per me, quindi - appena decollati - che il mio sedile spettava all'assistente di volo col turno di riposo. Per i motivi di cui sopra non facevo una piega e mi accomodavo sul famigerato strapuntino, l'unico posto al mondo dove dormire è difficile come dividere una stanza con lo zio e il nonno di Jamila. Ma quando l'aereo era in volo, le luci spente, i passeggeri sprofondati nel sonno e tutta la ciurma tirava il fiato, anche lo strapuntino si riempiva in ogni ordine di posto. Il volo Cancun-Milano della notte fra il 30 aprile e il primo maggio 2006 me lo facevo in piedi e a stomaco vuoto.
Fino alle 4 di notte. Sulla soglia dei crampi muovevo infatti a compassione una hostess marchigiana, obbligandola moralmente a ravanare nella ghiacciaia e ad estrarne un residuo bellico, un'unica, ultima vaschetta di tortellini alla besciamella, di fronte alla quali mi usciva una lacrimuccia.
"Però c'è un problema - mi faceva lei, ignara di tutti gli altri - sono al mio primo volo e non so come far funzionare il forno elettrico". Due tentativi di scongelare quel mattone col perfido marchingegno erano solo tempo sprecato. Tanto mi sarei mangiato pure la vaschetta di alluminio.
Il resto veniva giù a cascata, una cosmica conseguenza naturale delle cose: di primo maggio non puoi mica sperare che abbondino gli autobus da Malpensa alla stazione centrale, né che ci siano tutti 'sti treni fra Milano e Roma, né che sull'unico pendolino serale in partenza ci sia posto in seconda classe. Né che se arrivi a Termini all'una di notte qualcuno ti venga pure a prendere. Né puoi sperare che 4 ore di sonno bastino per recuperare. Né che il motorino parta al primo colpo col freddo delle 5 di mattina. Né che il 2  maggio escano i giornali solo perché stai fuori da una settimana e non sai una cippalippa di quello che è successo nel frattempo. Né che l'editore trovi qualcuno che non sia Antonio Maggiora Vergano per farti da balia, né che gli ascoltatori non ti riempiano di messaggi tipo: "Mortacci tua che vita che fai, stai sempre in vacanza...".
Si pensava di fare trasmissione coi giornali usati

p.s. tutto questo per dire che dopo anni di reciproca e giustificata diffidenza, visto che faccio un salto a Roma per gli Internazionali di tennis, ho richiesto a mia sorella il favore di rimediarmi un altro biglietto. Di mezzo stavolta ci sono l'Etihad e l'Alitalia, ma considerando che fra l'11 e il 23 maggio i voli da prendere saranno cinque (Melbourne-Abu Dhabi-Ginevra-Roma, Milano-Abu Dhabi-Melbourne), io speriamo che me la cavo.

*felice anniversario, Egeste!

22 commenti:

fulippo ha detto...

Poverino!!!
Certo che se nel 2006 eri messo male non è che 6 anni dopo sei messo meglio.
Evidentemente non hai capito che bisogna scroccare solo persone ... affidabili.

Se nottetempo ti mancheranno i 2 tromboni di sottofondo chiamami, chissà che non possa essere all’altezza di sostituirli.

AleRoma55 ha detto...

Dariù, ho viaggiato una vita con i biglietti "free". Bisogna accettare una particolare filosofia di viaggio.

AleRoma55

Anonimo ha detto...

ero solo un pò raffreddato ... e il camion della monnezza era molto rumoroso!

Dario ha detto...

Verruzziello mio, il problema era che mi ostinavo a lavarmi i denti prima di andare a dormire. Quando sbucavo in camera voi stavate gia' al crescendo.
Fuli', dai! Andiamo a Siviglia, che nessuno di noi c'e' mai stato :)
Alessa', mi conferma il suddetto cognato che sui charter e' illegale. E pure se non lo fosse, vendere 30 biglietti di troppo sull'unico volo settimanale e' una bella fesseria. Sulle filosofie di viaggio alternative sai che sono piuttosto aperto, ma se stavolta arrivo tardi gli Internazionali cominciano lo stesso e io mi gioco l'unico legame sentimental-lavorativo con l'Italia.
A proposito, Stefa', sul sito della federtennis (e non e' pubblicita') dice che ci sono ancora un sacco di biglietti per domenica e lunedi' e poche centinaia per martedi'. Senno' vai col bagarino :)
Biondi', per come giocano i contemporanei Conchita ai quarti ci arriva anche a 40 anni (li ha fatti la settimana scorsa, lo sapevi? l'hai nominata per questo, ve'?). Mancini invece fa un paio di quindici. Forse tre contro Gulbis e Dolgopolov.

giancarlo ha detto...

dariù te pare che non so quando fa il compleanno la martinez...

vabbè mancini bocciato.

kuerten?

Anonimo ha detto...

Domanda:
ma la organizziamo una cena in cui ti presento Herbert Ballerina?

Ingegnere

Dario ha detto...

Cena is a big word, Simo'. Sabato c'ho un mezzo appuntamento con Valerio e il padre, e da domenica a domenica sto al tennis dalle 11 alle 11. Tutt'al più colazione in centro sulla strada verso il Foro.

giancarlo ha detto...

ma se viene solo Valerio mica ti offendi ve'?

Dario ha detto...

Basta che non si porta la madre...

Anonimo ha detto...

Devi fare lo scrittore...
Stefano

federico ha detto...

quanto mi piace leggerti, sapendo fra l'altro di essere uno dei pochissimi eletti, perchè di la verità, ti vuoi sentire molto elitario, vero?
:-)
se fai colazione con simone e herbert fammi sapere che magari passo con daniela, cosi almeno con una botta sola ti levi tutte le nuove conoscenza da fare.
se c'è posto per un pranzo o una cena o un dopocena fa sapere uguale che casa mia è sempre aperta.
baci ai pupi

Anonimo ha detto...

vabbè, non mi faccio trovare, tranquillo:-) Tanto Valerio è preparato, gli ho parlato di te...

Zucchi

Twingo ha detto...

Benvenuto nel mondo dorato di chi viaggia in Standby...
Io sono fortunato, sul jumpseat mi ci sono fatto solo un Francoforte-Oslo qualche settimana fa.
Tutto questo, pero', dopo essere stato scaricato da tre voli consecutivi sulla tratta Parigi-Oslo (uno dei quali dopo essere stato gia'imbarcato, con la conseguenza che il mio bagaglio mi aspettava in loco) ed aver passato la domenica di Pasqua a CDG prima di tornare mesto in hotel e la mattina dopo affidarmi alle accoglienti braccia di Mamma Lufthansa...

Dario ha detto...

A Fa', a parte che la questione non era tanto il sedile mio ma quello delle 27 persone rimasta e terra, che le due orette scarse fra Oslo e Francoforte non sono proprio come le 8-9 fra Cancun e Milano e che ad aspettarti all'arrivo probabilmente non avevi il padre della Littizzetto in Tre uomini e una gamba. La questione e' che nelle mie condizioni tu te magnavi pure, la hostess :)
Federi', fra sabato mattina, finale di Champions e domenica mattina il tempo per un cappuccino e cornetto con Herbert Ballerina e la signora Architettura si trova per forza.
Zucchi, a te ti incontro per strada. Forse :)

bobo ha detto...

guarda... stai tranquillo, ora tutto è diverso
so che a quella latitudine certe cose vengono percepite col jetlag d'un paio d'anni, ma vorrei chiarirti che il modo occidentale ormai è allineato alla guida "tecnica"... oltre ai governi tecnici, ci si è adeguati anche ad amministrare tutte le funzioni sociali e commerciali in modo tecnico
ormai certo problemi, quali l'overbuching (se scrive così) sono risolti senza il prolisso ricorso alla mediazione politica, al dialogo, alla rimostranza... si è finalmente adottato un principio unico a cui riferirsi nella risoluzione di qualsivoglia problema.

stai tranquillo, non t'accorgerai neanche di essere quell'uno in più, quell'imprevisto in lista... il tuo caso verrà risolto come già ne sono stati risolti a migliaia in "modalità tecncica"... pensa, qui lo si adotta anche con i disoccupati o con i maioccupati...

se in più? sticazzi.
verrai giustiziato sulla pista, ai piedi della scaletta... senza manco sporcare la moquette nella sal d'attesa del gate

ciao tecnico ;)

Anonimo ha detto...

quale strada? tanto per sapere...

Ti aspettiamo:-)

Zucchi

Anonimo ha detto...

Dariù, Callisto ti aspetta.


Onnis

giancarlo ha detto...

castà visto che non sai come occupare il tempo, salva i koala

http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2012/05/04/foto/circondati-990366/1/

Dario ha detto...

Biondi', ce lo so. Ho pure intervistato una biologa del Queensland. Ma quando ho proposto il tema ad uno che l'avrebbe dovuto proporre ad uno che l'avrebbe potuto pubblicare in Italia, il primo anello della catena m'ha detto che il tema non interessava. Il solito culo mio :)
A proposito... grazie tante per il pick-up service, ma sei riuscito a farti tirare il pacco dai due pezzi di pane della libreria di seconda mano o il merito dell'impresa di pagare 6 libri usati come 6 libri nuovi è tutto mio?
Per fortuna che c'è Onnis, che si fa pagare in natura.
Bobbì, e quando lo percepiamo pure qui cambiamo aria di nuovo. Basta poco, che ce vo'...

p.s. parto fra 26 ore, arrivo fra 56. In mezzo una notte in aereo e un pomeriggio a Ginevra col sor Mosé. Zucchì, cioccolato de quello bbono per il koala moro?

giancarlo ha detto...

boh Dariù sai che il dubbio m'è venuto pure a me?
oltretutto non avevo contanti a sufficienza (essendomi fidato della tua stima...) e loro non hanno pos. per cui sono uscito in cerca di un bancomat e al ritorno c'erano già i libri imbustati...è già tanto che non ci hanno messo mattoni invece di libri.

restiamo in attesa di notizie.

Anonimo ha detto...

Seems Dario got the very last seat on the plane. He'll at least make it to Abu Dhabi...
J

Dario ha detto...

Strippata d'altri tempi, nottata d'altri tempi. Che bello viaggia' in stand by. Baci da Abu Dhabi.