giovedì 12 gennaio 2012

Open

PREQUEL

Negli ultimi 2 mesi la sveglia ha suonato un fottio di volte a un quarto alle cinque. Perché è vero che da casa a Fed square sono dieci minuti scarsi - e sarebbero la metà se la bici non pesasse come un capitello corinzio - ma quando devi confezionare trasmissioni al secondo (e se sfori di due, come ho fatto la mattina del primo gennaio, ti becchi un richiamo ufficiale), è meglio arrivare in radio assieme all'amico nepalese che pulisce l'androne. Prima dell'alba.
Negli ultimi 2 mesi mi sono occupato di Libia e di Algeria, di Siria e di Iran, di Nigeria e di Stati Uniti, dell'alluvione del messinese e dell'arresto di Zagaria, di evasione fiscale e di cure palliative, di insonnia e di mozzarella di bufala, di compagnie aeree low cost e del Natale a Medellin, di incendi a Margaret river e di gambizzazioni a Roma, di spread e di documentari sul malocchio, di a-league e di vela, di fuga degli studenti indiani dalle università australiane e di tivvù, di potere d'acquisto del dollaro e di donnine che albergano a Scoglitti (lo so che è un'altra storia, ma non riesco a togliermela dalla testa). Perché la chiave del giornalismo è la specializzazione.
Infatti un tempo ce l'avevo pure. E non era stata scelta a caso.
Per cui svegliarmi alle cinque, arrancare nove minuti in bici, litigare con Netia, iNews, il Cartstack e il cronometro, parlare in successione di Ban Ki Moon, musica aborigena, cricket e sagra del culatello, da domenica sarà un po' più leggero. Perché poi alle 10 in punto timbro il cartellino e vado a Melbourne Park fino a mezzanotte.
Il fatto che mi restino 4 ore di sonno è un dettaglio compensato dal marsupio porta tablet incluso nel kit per i giornalisti.

DAY 1
Dopo una cenetta con Pistolesi a base di carbonara, tiramisù (grazie, canguro'!) e Venditti, ho cercato invano fino a mezzanotte le presentazioni della metà dei servizi che dovevo annunciare stamane. Non le ho trovate per un motivo semplicissimo: non c'erano. Le conseguenze sulla mia alba in radio sono state tossiche.
Quelle sul tennis sono state quasi peggiori. Per raccontare nello stesso servizio cosa sono l'MCG e il ponte di Barak (quello di Mimì) mi sono perso sulla Yakimova, la Bratchikova, Kudryatsev e Kutznetsov. In pratica m'è scappato l'occhio sul foglio degli appunti. Una vera pippa.
La ciliegina sulla giornata è stata tornare in radio al tramonto per finire di editare una storia e un'intervista. E scoprire che nonostante nove telefonate, decine di mail e sms, un inseguimento tragicomico (io pensavo che fosse lei "al tennis" a Melbourne, lei era convinta chissa' perche' che io fossi "al tennis" a Sydney - hai voglia a cerca' lo stand della Corona), la manager di Maradona poteva darmi solo due minuti e 30 di monosillabi per la trasmissione di domani.
Interviste: 5 (Lorenzi, Barazzutti, Viola, Altschuler, Derudi)
Servizi: 3 (Isola del Giglio, Clinton sull'Algeria, stand-up)
Ore di sonno: 4


DAY 2

Basterebbe dire che la sveglia ha trillato alle 4.25am per dire che la giornata poteva solo migliorare.
Guardare la partita nel box di un coach di tennis può essere un'esperienza un po' rischiosa - se il tuo datore di lavoro ha perso col suddetto in tribunale e non gradirebbe la tua presenza lì - ma anche molto proficua, se il suddetto coach promette pizza, dolce e birra in caso di doppio fallo dell'avversaria e quella commette 3 doppi falli esattamente quando il coach li chiama.
Interviste: 9 (D'Aprile, Serrao, Scanni e Pistolesi in radio, Cipolla, Oprandi, Schiavone, Fognini, Brianti in tv)
Servizi: 2 stand up (senza mai sbirciare gli appunti)

DAY 3

Se l'unico giorno in cui non sei di turno in radio pur venendo da 18 ore filate di lavoro ti svegli alle 6, significa che è giunta l'ora di un salto in farmacia. Piccola testimonianza trasversale - ce ne fosse ancora bisogno - della antipodica considerazione del lavoro:
La radio australiana per la quale collabori e che già ti paga (e pure benino), fa una mezza gaffe sul tennis e corre ai ripari chiedendoti di intervenire ogni giorno 5 minuti sull'argomento. Prima ancora che tu chieda a che ora ti chiameranno, anticipa che ti verrà corrisposto un gettone extra.
Una radio italiana che non hai mai ascoltato e che non ti ha mai filato, chiede al tuo temporaneo datore di lavoro di chiederti di intervenire tutti i giorni. Gratis, perché è vero che sul contratto non c'è scritto, ma non è che al direttore puoi dire di no, e poi non si sa mai, è capace che in futuro eccetera eccetera.
Interviste: 5+2 (Seppi, Viola, Lorenzi, Vinci, Errani, Volandri&Starace non in video)
Servizi: stand up 1&2

DAY 4

Pure a Melbourne rubano le biciclette. Evento tutto sommato probabile, quando tua moglie non lega la catena.
Per la prima volta dal 22 gennaio 2004 il match di Federer non era programmato sulla Rod Laver Arena. Purtroppo la schiena di Beck (ex allievo del Pistola) ha ceduto, il tedesco si è ritirato e non c'è stato concesso di vedere il Maestro su un campo normale.
Francesca Schiavone è talmente squilibrata che quando vince mozzica e quando sbraca contro la numero 80 del mondo ride e scherza.
La vittoria della Hantuchova potrebbe valere un tablet. Ma finché non vedo la pizza del primo turno non ci credo.
Interviste: 4 (Bolelli&Fognini, Cipolla, Schiavone, Oprandi)

DAY 5

Cercasi idee disperatamente. Vabbé che quello che ho detto ieri, già oggi non se lo ricorda nessuno (a meno che non sia uno strafalcione, nel qual caso me lo porto nella tomba), ma rifare i servizi di colore dell'anno scorso non mi pare la via più breve verso il successo.
E dopo l'uscita di tutti gli italiani tranne una e mezza, se l'unica idea che mi è balenata è quella di stanare il cimitero delle racchette fracassate da Baghdatis mi sa che sono condannato a svegliarmi alle 4.
Interviste: 6 (Tiley, Starace&Bracciali, Errani, Vinci, Barazzutti, Pennetta&Dulko alias signora Gago, alla quale non ho potuto fare a meno di chiedere se nel frattempo è diventata tifosa daaa magggica)

DAY 6

Altra sveglia Totally Unnecessary (dedicata all'amico Panofsky) alle 6. I match sono così scontati che sembra di essere tornati indietro di 20 anni e sono così brevi che sembra di essere andati avanti di 30 anni. Le uniche eccezioni sono i serali, dove succede sempre qualcosa di giornalisticamente rilevante, Kukushkin schianta Monfils, Serena litiga con le falene e Dolgopolov perde tirando 80 vincenti. In altri termini: di giorno bisogna sempre estrarre conigli dai cilindri e di sera si va a dormire tardi tardi. Comincio ad accusare.
Interviste: 3 (Pablo Lozano, Romina Oprandi, John Newcombe).
Servizi: 3 (stand up 1&2, Ferrer e gli autografi)

DAY 7

Nel circuito c'è solo una persona più schizzata di Dolgopolov: il coach di Dolgopolov. Si chiama Jack Reader, pare il Peter Fonda di Easy Rider, parla una via di mezzo fra l'australiano, il tedesco e il vicentino, e quando gli dici: "Ah Giacomo, 80 colpi vincenti sono tanta roba, ma sul 6-6 non è il caso di prendere qualche rischio in meno?" si aggiusta la chioma da hippie e con la voce arrochita risponde: "No, no, va bene così. Anzi, ne deve prendere di più, di più!". Poi ride. E più tardi ti manda un sms per sapere dove mangiare la pizza a Melbourne. Lui che è di Adelaide. E poi ti richiama per dire che la pizza era così così, ma l'amaro Averna ha salvato la serata. E poi spegni il cellulare perché se ti devi alzare alle 5 non è che puoi stare appresso a Jack tutta la notte.
Interviste: Errani, Barazzutti, Napolitano (non quello del senso di responsabilità, uno juniores di belle speranze)
Servizi: stand up 1&2, Flinders Station (con tanto di coglionella sulla toponomastica australiana, girato un minuto dopo essere uscito dalla radio - ecco spiegate le occhiaie), e il percorso col tram dal centro all'impianto con l'arrivo degli spettatori. Fra gli altri tal Giancarlo di Roma, il quale mi ha detto che è in Australia perché si interessa di biologia. Ma non ha spiegato a dovere il nesso fra il tennis e il mondo animale.

DAY 8

Per un attimo col buio m'ero illuso che il ladro m'avesse restituito la bicicletta (cosa fra l'altro gia' avvenuta col precedente ferro vecchio), invece mi hanno solo fregato il posto. Poi sono scoppiati 35 gradi e ho fatto allucinazioni di altro tipo.
Nicolas Almagro, cagnaccio simpatico come un pugno di sabbia nelle mutande, tira una pallata addosso a Berdych in uno scambio sotto rete e fa il punto. Poi gli chiede scusa perché così si fa, ma il ceco non gliela perdona e pur vincendo di straforo 4-6 7-6 7-6 7-6, a fine partita non gli stringe la mano. Il pubblico si schiera dalla parte dello spagnolo e bombarda Berdych di fischi. Così Almagro si presenta sorridente nella mini conferenza stampa e a sette giornalisti iberici, uno argentino e uno italiano imbucato (io), dice: El pueblo es savio. (Y jamas sera vencido, aggiungo). Interviste: 8. Jack Reader - visto che c'ero - in radio. Wataru Tsukagoshi (il Rino Tommasi giapponese), Xiaochen Sun (il Riccardo Bisti cinese), Pablo Lozano (due volte, la prima l'operatore s'era dimenticato di accendere il ricevitore del microfono), Francesco Cinà, Tathiana Garbin, Camilla Rosatello, Sam Sumyk - in tv.

DAY 9

Quattro anni fa Gianni buttò lì che avrebbe scritto l'introduzione del mio libro sul giro del mondo perché la via della seta era sempre stato un suo sogno. La proposta poi cadde, forse perché se l'era dimenticata (lascia stare che il libro non l'ho mai scritto).
Ieri mi ha buttato lì di fargli da agente letterario in Australia per il suo libro sugli aborigeni. Oggi vedo se se lo ricorda ancora.
Interviste: Stepanek, un gruppetto di ultras catanesi, Errani, Barazzutti.
Servizi: stand up1&2, i tatuatori.

DAY 10

Il libro non me l'ha ancora passato, ma a mezzanotte e nove minuti Gianni mi ha chiamato per sapere se era vero che Berdych aveva sprecato un set point nel secondo contro Nadal. Gliel'ho confermato, ma quando stavo specificando che aveva messo in corridoio una volèe di rovescio non impossibile, Gianni mi ha stoppato. Perché i dettagli non gli interessano - nel suo articolo scriverà solo che Berdych gioca meglio a tennis ma non ha né testa né cuore. I lettori di Repubblica mi diranno quale giro di parole ha arrotato per esprimere 'sto concetto.
Mi rifiuto di pensare che uno che ieri stava in macchina con me, mamma e papà e non staccava il muso da un manga in bianco e nero possa dare fastidio ad uno che viene scudisciato quotidianamente da Ivan Lendl e che oggi si è andato ad allenare sui campi di Kooyong a mezzogiorno con 33 gradi. Versate lo stipendio mensile su Murray in 3 set.
Interviste: Chris Brown (CEO Kooyong), Crivelli, Lozano, Errani, Vinci
Servizi: Kooyong, stand up 1&2

DAY 11

In radio era il giorno del dibattito, con le linee aperte agli ascoltatori: oltre alla solita telefonata fasulla rompighiaccio e all'immarcescibile signora Anna, hanno chiamato due persone di anni 91.
Interviste: Navarra, Di Palermo, Errani, Vinci.

DAY 12

L'Australia è l'unico Paese al mondo che non celebra la festa nazionale nell'anniversario dell'indipendenza, della firma della costituzione o della nascita del Kim Jong Il di turno, ma nel giorno dell'insediamento di una colonia penale. Il fatto che prima dell'arrivo di 700 prigionieri e 330 carcerieri ci fossero 300.000 aborigeni, poi largamente sterminati, porta questi a battezzare il 26 gennaio the Invasion Day. Oggi quattro gatti dei loro hanno protestato contro la primo ministro e il leader dell'opposizione con le lingue di menelik e quegli invasati dei bodyguard hanno scatenato un parapiglia in stile 22 novembre '63.
Più di 3 ore davanti al computer Gianni non ci sa stare. Perciò oggi che gli tocca seguire il serale (presenti Federer e Nadal?) è arrivato alle 18, quando una semifinale femminile era finita e l'altra era al terzo set. Gianni si è presentato avvolto in un striscione azzurro dell'ANZ, la banca sponsor del torneo: prima gli ho chiesto se me lo passa come tenda per la doccia o come anticipo sulle provvigioni, quindi gli ho comunicato che era passato a cercarlo Ken Rosewall. In sua assenza l'ho sequestrato e intervistato.
Interviste: Ken Rosewall, Neil Harman, Cinà&Lozano, Bracciali
Servizi: Australia Day, stand up 1&2

DAY 13

John Toscano, il fotografo che quattro anni fa diffuse la notizia della mia ospedalizzazione quando dall'ospedale mi avevano già cacciato a male parole, mi ha presentato Santo Cilauro. E' un personaggio nato a Melbourne, come intuibile non ha origini norvegesi, e conduce il Mai dire Gol locale su Channel 7. Se non lavorassi per la concorrenza mi avrebbe già assoldato per recitare una parte nella sigla del programma. Ma non ha escluso di chiamarmi per fare altre cose, tipo Bibendus o Frengo e stop.
Interviste: Sam Smith (anche se è laziale e dicaniana), Alexander Zilbert di Sovetskij Sport (ribattezzato Johnny Balbuzio), Sara Errani (per la settima e credo ultima volta), Roberta Vinci.

DAY 14

Scanagatta è stato allontanato da Melbourne Park fino alla fine del torneo per utilizzo non autorizzato della videocamerina. Io invece ho rischiato tre giornate di squalifica per fallo di reazione su una tipa mezza ubriaca che mi ha rovinato lo stand up. La moviola avrebbe mostrato chiaramente che il mio gomito ha deliberatamente raggiunto il suo occipite sinistro. Ma l'ho fatta franca.
Interviste: Fest, Velickovic

DAY 15

Adam Altschuler m'è venuto a cercare mentre sbirciavo Nole e Rafa uscire dagli spogliatoi per entrare in campo. "You're my good karma", mi ha detto. Giusto perché l'ho intervistato il primo giorno del torneo, e oggi la sua Bethanie Mattek-Sands (guardare per credere)
ha vinto il titolo di doppio misto. E non gli avevo neanche detto che è andata allo stesso modo con Radek Stepanek (che ha vinto il suo primo Slam di doppio a 33 anni), e Sam Sumyk (che allena l'Azarenka, quindi oltre a "vincere" il suo primo Slam e diventare il coach della numero uno del mondo, ha pure intascato la percentuale sui 2 milioni di euro vinti da lei). Ah, se solo Rogerino si facesse intervistare.
p.s. Djokovic e Nadal decidono di chiudere la finale più lunga della storia del tennis Open verso le 2 di notte, un paio d'ore prima della sveglia. Ma ne è valsa talmente la pena che rimango per le conferenze stampa e poi vado direttamente in radio.




mercoledì 21 dicembre 2011

Pensavo fosse amore invece era un calesse

Tutto è cominciato uno dei 309 giorni dell'ultimo anno in cui non ho lavorato. Sul punto di schiattare di pizzichi, ho cliccato sul pulsante HiStats - quello là in basso a destra - e il Grande Fratello del qui presente blog mi ha informato che quel giorno di luglio c'erano state visite da una trentina di Paesi del mondo, e che qualche fancazzista come me si era collegato da Abbottabad, in Pakistan.
Ora, che da queste parti non venissero solo parenti, amici, amici di amici, chi un tempo ascoltava questa o quella radio, leggeva questa o quella testata o sbadigliava di fronte a questa o quella telecronaca, m'era sembrato di capirlo.
Che ci finissero per caso saccapelisti interessati in extremis all'indirizzo del Bebo o a sapere cosa c'è da vedere a Encarnacion - cosa pressoché ignota pure ai paraguayani - idem.
Ma il punto è che un paio di mesi prima, le teste di cuoio americane avevano stanato Bin Laden, lì ad Abbottabad. E che a quanto mi risultava, in quei giorni il Khyber Pakhtunkhwa non rientrava ancora nei circuiti turistici, gli internet café non dovevano essere né tanti né affollati e la CIA stava ancora spulciando il computer di Osama alla ricerca di informazioni sugli amici suoi. Per cui la domanda è nata spontanea, e non era 'sì ma quando te lo trovi un lavoro, Da'?'.

Voglio dire che da lì a pensare che Bin Laden si fosse fatto una forchettata di fatti miei sarebbe stato quasi un attimo, se non mi fossi pure preso la briga di andare a vedere cosa avevano digitato sui motori di ricerca gli internauti finiti accidentalmente su 'sto blog. Una volta lì, m'è rimasto poco da speculare. Con tutti i difetti che c'aveva e con tutta l'astinenza forzata alla quale s'era condannato, il vecchio Osama non mi sembrava tipo da cercare su google: "Allargare l'ano con un serpente in thailandia", "video pompini con vomito ungheresi gratis" o "sessuologia: attrazione per il pelo ascellare femminile".

Se la domanda che vi state ponendo è 'che razza di pervertiti gira su internet?', sappiate che ve l'appoggio. Ma a differenza vostra io mi chiedo pure 'cosa cacchio c'entrano i pompini col vomito con questo blog casto e puro'?
Dice... vabbé, sarà un baco, uno scherzetto di Assange o sarà che quei poracci della CIA fanno una vitaccia, vedrai che domani troverai solo contatti di gente interessata al Taklamakan e al Karakalpakstan.
Macché. In quattro mesi di osservazione complementare ai miei impegni lavorativi, il cervellone m'ha riportato centinaia di googlate del tipo 'che fine ha fatto dario castaldo', 'lago Balkash' (luogo natio di Daulet, il camionista col quale avevo diviso una stanza ad Almaty), 'formaggi del Bangladesh' (i celebri), 'Uchquduk' (stazione uzbeka nella quale ho stazionato in tutto 3 minuti) e 'Quartieri malfamati da evitare a Birmingham' (che già c'azzecca meno), ma di curiosità sadomaso e di roba senza capo né coda ce n'era dieci volte di più.
E il giorno in cui ho scoperto che qualcuno è finito sul mio diario di viaggio dopo aver digitato: "quella volta che mi inculai la panettiera volume 3" ho pensato che le vie di Google fossero infinite. E poi che fosse ora di condividere le ragioni del mio turbamento.
Eccone una summa, errori compresi:

Sesso facile a Cipro
Batumi sesso
Sesso Patong
Sesso a Patong
Patong sesso
Recensioni su scopate con ladyboy a phuket
Kyrgyzstan abitudini sessuali
Sesso sui bus in Asia
Sesso sui bus asiatici
Johor bahru sesso
Dove trovare figa a johor bahru (puzza tanto di quel contatto da Piazzola sul Brenta)
Shah Alam prostitute
Quanto costa il sesso a batam indonesia
Puerto Princesa prostituzione
Viaggi di sesso a Manila
Puttane a Kuwait City
Prostitutes Marrakech
Le prostitute a dubai vengono pagate dollari
Donne assetate di cazzo a scoglitti (per chi c'è stato, a Scoglitti, questa è esilarante)
Foto porno kruscov (???)
Allargare l'ano con un serpente thailandia
Dove abbordare ragazze a chisinau
Kunming rimorchiare
Maschi e femmine che fanno l'amore
Ragazzi e ragazze che fanno sesso
Ragazzi che fanno sesso con i piedi di ragazze
Sessuologia: attrazione per il pelo ascellare femminile
A tashkent ci sono donne nei locali notturni?
Goteborg club prive'
Phuket donne
Phuket ragazze
Ragazze thailandese nord
Ragazze iraniane
ragazze russe cccp
Ragazze pisciano
Donne che pisciano
Per strada a cuba vendono viagra dalla barbabietola da zucchero
Ragazze dello swing italie
Voglio vederti chiavare
Compagnia femminile in laos
Voglio na botta di culo grande così
Scatti toilette nascosto
Un video di masturbazione per strofinare all'angolo (questo googlato dal giappone, con chiaro disservizio di google translate)
Video ragazzi e ragazze che sverginano con perdite di sansue gratis
Video pompini con vomito ungheresi gratis
Violento mia suocera video contatti da Erba
Quella volta che mi inculai la panettiera vol.3 torrent
Isabella ferrari iniezione di silicone alle labbra
Tutto sulla figa

Molte di queste ricerche in copia multipla. Ma siccome esiste quel quarto d'ora al giorno in cui l'uomo pensa ad altro - e io c'ho le prove - condivido pure quelle:

Aste pulizia fogna
Catarro dalla bocca del cavallo
Piazze di spaccio hashish a torremolinos
Nel gioco il padrino 2 come fai a far saltare la testa ad un uomo d'onore della famiglia degli almenia?
Giochi gratis: amazare le persone usando il cervello
Immagini coste europee (questo c'è stato più di un'ora, dev'essersi abbioccato)
Presepe fai da te con meccanismo statuine con filo da esca
Trappole per polipi
Trappole per uccelli
Occhiali da sole polaroid gondolieri
Pipe ad acqua Macerata
Vetrate artistiche val varenna
Trovare oro ticino con metal detector
Brasile per esportare un diamante grezzo serve
Formaggi del Bangladesh
Figurine di Dragon Ball
Discoteca di new york (dovrebbero essere 1500, ma qui neanche una)
Sedili wc aperti
Fucile a pompa replica
Pistola caracal: meccanismi e sicurezze
Energia potenziale ascensori
Cintura da combattimento esercito italiano
Piedi truzzi dall'alto
27 agosto 1883 uomo che si salvo sul dorso di un coccodrillo
Pescatore scemo
Barca a remi che rimorchia
Globo gonfiabile in pvc disegnato cinque continenti
Faccina che scuote la testa come per dire "non c'è speranza"
imenudi benedeta paroti la 7.it
Come si balla oba oba
Dove trovare calzini rossi uomo
Onomatopea verso cerbiatto
Orari bus nel deserto
Il magico mondo di lenzuoli
Lasagne che corrono

La doppia domanda rimane. Nel caso di questi altri, poi, ce ne sarebbe pure una terza e una quarta.

Quanto guadagna un camionista svizzero ?
Di quant'è il fuso orario tra l'italia e l'america?
Sono stata invitata a una cena all'ambasciata algerina cosa devo indossare?
Il 20 ottobre giorno del nubifragio il permesso a lavoro e' giustificato?
Crema cenovis, è pesante?
Che strada conviene fare da roma per viterbo?
Come si chiama l'arma da combattimento usata dai pellerossa?
Che deferenza fra pampers e panolini per bambini?
Se prendo il lariam e metto in cinta la donna?
Cosa si offre da bere agli ospiti d'estate?
E' costoso disegnare e stampare un foulard?
Ci si puo convertire all'islam con tatuaggio?
Dall'ereoporto di spagna al deserto quanti chilometri ci vogliono?
Dove mangiare kebab ad istambul?
Cerco che lo fa lavoro per la prende visto per kuwait?
Che fine ha fatto quella puttanazza della moglie dell'arbitro di italia corea?

Perché ovviamente decine di persone sono finite da queste parti digitando i nomi di Byron Moreno e Maria Sharapova (nelle varianti da 'cornuto' a 'che si mangia le unghie'), volendo sapere qualcosa sulla vegemite e sul salmone avariato, sull'allevamento di canarini di Carlos Moya o sul colletto di Tony Manero, sui cinesi nati in america, sugli euzoni o su Sara Favarato (che ignoro chi sia), cercando foto di nonni sdentati, di bambini tristi e di 'bambine contadine anni 50 con trecce' (questo c'è stato 20 minuti - più di tutti i miei ex compagni di classe messi insieme).

In mezzo all'ambaradan e a qualche commovente 'ha lavorato per retesport e poi è partito per un lungo viaggio', però, ho trovavo anche questo:
كم سعر جورجي ارمني دومندز

E anche se il mio vicino di banco a SBS sostiene che contenga le parole Georgia e Armenia (o forse Giorgio Armani, non e' sicuro), secondo me è la prova provata che Bin Laden 'sto blog l'ha visitato. E visto che c'era, ha pure sparso la voce per Abbottabad.



p.s. Nel frattempo c'è chi è finito qui cercando una cartina dettagliata della Calabria, le vetrate artistiche di Ernesto Tross, i Monasteri Maroniti e Cesara Buonamici, ma anche:

Quanto costa scopare a Manila
Quanto costa la prostuzione a Dubai
Thailandia figa palline ping pong
Video porno di vecchie nonne che fanno sesso con bottiglie
Video nascosto in stazione per donne che defecano
Video porno donne che pisciano da pertutto gratis
Video chiavate in autostrada nella piazzola
Video porno arabi da scaricare gratis senza dare indirizzo email
Video porno donna che si mette il cucchio nella vagina
Videi di calciatori che pisciano
Racconti scritti di masturbazione pubblica al femminile
Storie di ragazze che pisciano per strada
Documentario di animali che fanno sesso con le donne
C'e una zanzara sul tuo sesso
Foto di troie a Scoglitti
Prostitute Scoglitti (questi mi sa che non li levo piu' di torno)
Donne nomadi thailandesi e giapponesi in abiti tradizionali
Nomi birre torbide
Dipinto dei grattacieli
Squadra di calcio di Paceville
Cinesi rosci
Costume giallo pallido
Scoglilingua maori
Berloni bagno serie arko 07 prezzi
Maglietta di Bob Marley a Palermo
Pizzetto più bello Arabia saudita
Piantare bamboo nel deserto
Come piantare papaya
Photoshop: come togliere la pappagorgia

sabato 12 novembre 2011

La caduta

Se spunta la possibilità di votare e lui non si presenta vengo in pellegrinaggio. A 35 anni suonati sarebbe la prima volta.

giovedì 27 ottobre 2011

Che la festa cominci


Goroka Show is the most famous tribal gathering and cultural event in Papua New Guinea. It is held every year close to the Indipendence Day (16th September) in the town of Goroka. About 100 tribes arrive to show their music, dance and culture.
(conto di fare meglio dello stitico riassuntino di Wikipedia, almeno quantitativamente - intanto ecco un medley aperto dalla MUR di quei buontemponi di Polga) p.s. un saluto agli intemperanti amici di Kainantu (cui ho lasciato una maglietta e la borraccia) http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-15147220 e ai loro esuberanti vicini.

giovedì 20 ottobre 2011

The Italian Job

Hi Dario, results are finally back and you have passed the language test. Congratulations!
SBS Radio Italian Language Program

FAQ - Frequently Asked Questions

Ma che roba è SBS?

È uno dei due canali radio-televisivi di Stato, con sede principale nell'edificio principale della piazza principale (che poi è l'unica) di Melbourne. A differenza dell'ABC - l'altra emittente pubblica - è nata a metà anni Settanta per difendere e valorizzare il multiculturalismo attraverso la diffusione di programmi nelle lingue delle varie comunità. Come se il palinsesto RAI fosse impostato in funzione degli immigrati e prevedesse un'ora per i marocchini, una per i mandarini, una per i filippini, una per gli ucraini eccetera. Con la differenza che in inglese il termine lottizzazione non esiste, che in Australia il canone non si paga e che SBS non s'è fatta soffiare i diritti per il campionato, la Champions League, l'Europa League e i Mondiali di calcio.

La trasmissione è in italiano o in Inglese?

SBS radio trasmette in 74 lingue, compreso l'amarico, l'yiddish, l'urdu, l'assiro e il dari (l'idioma degli zoroastriani, ammesso che ne sia rimasto qualcuno), con una frequenza che varia a seconda dell'importanza culturale e dell'entità numerica della comunità linguistica di riferimento. Gli italiani hanno a disposizione due ore di palinsesto al giorno e una bella fetta di redazione, il somalo ha un'ora di trasmissione a settimana e divide la sedia col giornalista delle isole Cook.
Si sente in Italia?
Se proprio uno muore dalla voglia di sentir parlare di carbon tax e migration act sì, in streaming www.sbs.com.au/italian e ad orari che variano a seconda della stagione. Nel senso che qui il programma comincia alle 8 antimeridiane, ma fino ad un mese fa la differenza oraria era di otto ore, adesso è di nove, e quando in Italia scatta l'ora legale diventa di 10. I miei si sono persi per molto meno.

Come sei entrato?
In Australia pretendono che non basti giocare bene a calcetto o essere un gran figlio di, sennò ero fregato. Qui si deve superare una selezione per svolgere qualsiasi lavoro, pure per fare il giornalista. Alla pubblicazione del bando, segue una scrematura dei candidati - in questo caso un centinaio - in base ai curricula, quindi il colloquio, i test pratici e in fondo il training. Che è retribuito una trentina di dollari l'ora, dal momento che è interesse del datore di lavoro che il neo-arrivato sia pronto e magari pure contento e orgoglione. La procedura è talmente standardizzata che neanche le promozioni sono automatiche, per cui se si liberasse un posto a tempo indeterminato dovrei passare attraverso la stessa trafila: curriculum corredato da lettera di presentazione con esibizione delle proprie motivazioni e 
millantamento delle proprie inclinazioni, documento che attesti la rispondenza ai vari criteri di selezione (fra i quali la laurea, non lo stacco di coscia), eventuale colloquio in inglese (e la prossima volta quando mi chiedono 'cosa faresti se un ascoltatore desse dell'incompetente al primo ministro?' non risponderei 'dipende dal primo ministro'), prove rigorosamente anonime (non sia mai che abbia qualche aggancio all'Università del Nuovo Galles del Sud e qualcuno pensi di darmi una spintarella per la solita logica clientelare), papello di documenti a partire dalla residenza, e dulcis in fundo la presentazione delle referenze italiane. Nel mio caso meglio se non radiofoniche.

Quanto TE danno?

Non ce lo so. Ho iniziato con un contratto di collaborazione (o casual, che suona più fico), poi sono passato part-time a tempo determinato, infine da agosto 2013 sono part-time a tempo indeterminato (qui mia madre s'è persa big time). Un indeterminato che prima era a 16 ore, poi è salito a 28. In pratica ho un fisso garantito, il resto viene in base alla prestazione: la singola ora di lavoro viene valutata quattro volte di più che nella radiofonia romana, la domenica la cifra raddoppia, a Natale e Capodanno triplica, attaccando prima delle 6 c'è un bonus alba del 15%, c'è un gettone per ogni informazione di servizio che si registra (in genere messaggi di utilità sociale, niente pellicce o strozzini) e quando faccio il bordcampista per SBS Radio Sport la cifra lievita un altro po'. Detto questo, il bonifico in banca arriva automatico ogni 14 giorni e c'è pure un fondo pensione. Considerando poi che ogni dipendente ha 6 settimane di ferie, nella rotazione c'è quasi sempre qualcuno che lascia ore su ore a disposizione per le ultime ruote come me. In pratica si arriva come niente a 3 mila euro al mese. Ma la differenza vera è che qui ti danno quello che ti devono.

Ti occuperai solo di sport?

Magari. Il programma è generalista e lo sport è confinato al lunedì e a qualche notizia* qua e là. Gli argomenti variano dalla politica (italiana, australiana e internazionale) all'economia (idem), dalla cronaca (idem) all'attualità (o current affairs, che suona meno frivolo), dagli spettacoli ai cotillons. Passano frammenti della Rai o di SBS World News - il telegiornale, insomma - i referenti sono spesso giornalisti di testate italiane o professoroni universitari, ma non mancano personalità locali tipo Marzia da Wollongong e incursioni di artisti oriundi il cui italiano maccheronico richiede una capacità di autocontrollo che a me manca. Si parte come tappabuchi (buon per me che la rubrica di cucina sia già stata assegnata) con la fichissima qualifica di producer, ma di fatto si porta la croce, si canta e si fa pure da operatori. Però non mi si richiederà di fare pubblicità ai condizionatori e le linee telefoniche si aprono giusto un paio di volte alla settimana per i dibattiti, ma pare che nessuno ti insulti. E che Michele Caruso non chiami mai.

Quindi me lo trovi un lavoro in radio? A proposito.. come va in Australia?

Vai a cagher.
*un match di qualificazione agli europei viene considerata una notizia, la doppia seduta di allenamento del Palermo no.

lunedì 5 settembre 2011

Oops, I did it again!

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato andarlo a vedere allo stadio, il football australiano. Non si può sedere in piccionaia, in mezzo a sessantamila paganti, tutti con il un paio di pinte e un secchiello di patatine fritte già in corpo alle 7 di sera, e trovarsi a dividere il settore sia con i tifosi del Saint Kilda (inno sociale When the Saints go marchin' in) sia con quelli del Carlton (slogan I am Carlton), senza che nessuno sappia almeno il nome di quel cornuto dell'arbitro o minacci un'invasione armata della curva avversaria. Du' palle.
Che poi il settore ospiti neanche c'è. Ste mammolette accedono all'impianto dallo stesso ingresso degli avversari, sventolando delle bandierine che sembrano ideate dalla mente di un quartino agli esami di riparazione (Fortius quo Fidelius per St Kilda, Anima Sana in Corpore Sano per Carlton), poi si mescolano sugli spalti e ad ogni gol scattano in piedi senza che voli né un dito medio né un maglio perforante. Fra un tempo e l'altro vanno pure al pisciatoio tutti insieme rispettando la fila, 'ste nespole.
Le regole del gioco le ho capite in fretta, chi giocava in casa invece solo a cinque minuti dalla fine, quando sugli schermi è comparsa la scritta I am Carlton (da un Paese che si chiama Australia - un po' come se la Scandinavia si chiamasse Borealia - non è che ti puoi aspettare perle di originalità) seguita da quella "l'invasione di campo comporta una multa di 7000 dollari". Il 17 giugno 2001 ci avremmo finanziato la variante di valico.
Non mi è chiaro se l'86 a 66 finale per St Kilda abbia cambiato le sorti del mondo, anche perché quei finti tifosi dei miei vicini (padre figiano, madre cilena, figliuoli australiani belli in carne) non ascoltano neanche la radio. Quindi non sapevo se gridare al complotto, ringraziare il buon Dio o dare del mercenario a quella pippa di Setanta O' hAilpin (eppure avrei potuto, l'infame è nato a Sydney, mica è uno di noi che lotta per la maglia, e poi che nome c'ha?) quando - tornando a casa in mezzo ai tifosi di Carlton e St Kilda tutti insieme appassionatamente - su un giornale avanzato ho letto che secondo le fantasiose rilevazioni dell'Economist Global Liveability survey, Melbourne avrebbe scavalcato Vancouver come città più vivibile del pianeta. E' troppo.
Vuoi mettere con Port Moresby, con il suo lungomare, con il suo tasso di omicidi 23 volte superiore a quello di Londra, con quelle sue rapine con gli M16 che le fanno contendere a Dhaka e Harare il titolo di città più invivibile della Terra? Quale posto migliore per un bel viaggio nel mondo reale?

mercoledì 20 luglio 2011

Notizie da un'isoletta


Per chi viene dal Paese di Scilipoti e ha vissuto giornate come quelle di Genova, il tg australiano risulterà sempre carico di un umorismo involontario. Passi per la notizia dell'autostrada chiusa per il passaggio di una famiglia di papere, dell'ex golfista disperato perché ha smarrito fido e passi pure che The Age dedica ogni riga della terza pagina alle rivendicazioni delle cheerleaders, ma quando il telegiornale riferisce con tutta la serietà del mondo che cinque persone sono state arrestate per aver lanciato in campo un "fumogeno potenzialmente pericolosissimo" durante l'amichevole Australia-Serbia, chi ha memoria dei machete a ponte Duca d'Aosta e dell'avambraccio di Ivan Bogdanov non può fare a meno di esplodere in una risata di pancia. Naturale che il resto della platea lo etichetti come un facinoroso a corto di senso civico.

In tutto il 1998 il New York Times pubblicò 6 articoletti sull'Australia per il semplice motivo che a parte l'alluvione quando mi sposo io, qui non succede nulla. E il trend è in diminuzione. Se poi alla faccia della crisi è previsto che l'economia cresca del 4,5% - tre volte e mezzo il tasso dell'Italia - che l'Australia raggiunga nel 2012 la piena occupazione (quindi c'è speranza anche per me) e il pareggio di bilancio, di cosa vuoi che si discuta?

Credo che si spieghi così - col vuoto esistenziale da assenza di Olgettine varie - la diffusione di quell'ipertrofico mix di rugby col passaggio in avanti e calcio senza portiere che è il football australiano, uno sport nel quale si comincia con una palla a due tipo basket e le rimesse laterali vengono effettuate dagli arbitri con le spalle al campo, alla cieca, come al parco. Una disciplina nella quale se segni totalizzi sei punti e se prendi il palo ne fai comunque uno, qui occupa un quinto del tempo dei tg. Più della cronaca politica in quelli di Minzolini. Ma rispetto a tutta la comicità involontaria diffusa dai telegiornali, la freddura di questo giornalista e la faccia del Dalai Lama sono di un'altra categoria:








p.s. immerso fino al collo nell'insostenibile leggerezza australiana ho cercato anch'io di ritagliarmi uno spazietto nella cronaca nera e ho aspirato dall'armadio-frigorifero di famiglia tutti i prodotti andati a male: un salmone affumicato scaduto a gennaio, una busta di prosciutto da consumare preferibilmente entro marzo, un paio di formaggi che da giugno avevano fatto la muffa e un barattolo di pesto Saclà dimenticato da Dio. Niente da fare, il mio stomaco s'è preso tutto quello che passava il convento e ha processato in fretta e senza ribaltoni. La prossima volta vado allo stadio con un fumogeno.



p.p.s. in tema di Australia temo la demenza sia contagiosa se il Corriere parla di 'intesa fra animali' (gli squali si nutrono in genere di rape rosse e pannacotta, infatti) e la Repubblica titola cane-pesce contro pesce-cane.








http://www.repubblica.it/ambiente/2011/10/17/foto/leone_harare_dal_dentista-23357345/1/?ref=HRESS-21

martedì 21 giugno 2011

They're a weird mob

L'humorbook scritto da John O'Grady racconta in 200 paginette l'avventura di Nino Culotta, un giornalista italiano che trasferitosi in Australia negli anni Cinquanta finisce per accasarsi e fare il muratore. I personaggi sono di fantasia e la storia è inventata, ma oltre a ricordarmi tanto quella vera di qualcuno, ad essere un utile glossario dell'edilizia e un vademecum del gergo cantieristico ("Owyagoin', ya cheeky bloke?"), prima di scadere in un'apologia del fenotipo australiano scende giù che è una bellezza. Troppo pieno di slang ozzie per essere tradotto, però, in Italia ne arrivò solo la trasposizione cinematografica con Walter Chiari protagonista e il titolo Sono strana gente. Un fatto incontestabile trattandosi di un popolo che dal 1936 festeggia il compleanno della regina il secondo lunedì di giugno anche se Elisabetta I è nata a settembre, Elisabetta II ad aprile e la gente fondamentalmente se ne fotte dell'una e dell'altra. E di un popolo che spaccia la provola affumicata per mozzarella, mette la suddetta pseudo mozzarella, il bacon, l'ananas, le acciughe, i peperoni e i gamberetti sulla stessa pizza e prepara il caffè con una macchinetta chiamata perculator - nome omen - ma è talmente sensibile alla qualità della birra da far sparire il più famoso marchio nazionale, quello della Foster's, solo perché l'azienda s'è permessa per un periodo di ridurre impercettibilmente il formato delle bottiglie e la qualità del malto. Risultato: la Foster's esporta in tutto il mondo ed è il secondo marchio più venduto in Inghilterra (mica in Qatar), ma in Australia, dove fermenta cereali dai tempi di Ned Kelly e dove il mercato è talmente ampio che di birre locali in circolazione ce ne sono una cinquantina, è letteralmente introvabile.
Ne ho rimediato un raro esemplare in uno spaccio alle porte di Upwey, ritiro di settemila pensionati alla periferia di Melbourne reso celebre da un dipinto di Fred Williams venduto all'asta da Christie's per 2 milioni di dollari, cioè cinquanta volte meno del ragazzo con pipa di Picasso ma pur sempre dieci volte più della giacchetta di pelle rossa di Michael Jackson. Comunque la seconda cifra più alta mai sborsata per un quadro australiano. In realtà chi cappero fosse Fred Williams l'ho scoperto giusto una settimana fa, quando sono stato invitato a cena dalla figlia Isobel e prima di mettere piede in casa sua ho smanettato su internet e spulciato vari libri. Lei, piacevolmente sorpresa dalla mia conoscenza della materia paterna, mi ha preparato una cenetta coi fiocchi annaffiata con tanto Chianti, m'ha mostrato con giusto orgoglio le tele e gli schizzi del fu babbo, m'ha fatto vedere la piscina e le litografie del castello che s'è appena comprata. E alla fine mi ha augurato tanta ma tanta fortuna per la mia carriera da muratore.
Perché da oggi a giovedì carico mattoni e spalo fango a Traralgon - umido avamposto a due ore da Melbourne, il cui unico vanto è quello di aver partorito cinque giocatori di football australiano e il cui unico distintivo sono i giganteschi impianti che trasformano i giacimenti di carbone in energia elettrica, facendola somigliare tanto a Springfield - dove sgobbo dalle 7 alle 19 fra gli elapidi (volgarmente chiamati serpenti neri), dormo per terra e quando mi va male cucino per tutti: Bram, Ken, Dean, Tim, Gary, Greg uno e Greg due, che messa così pare la formazione degli Inxs. Se quello strano di primo acchitto sembrerei io, come andrebbero chiamati quelli che per quattro giornate di lavoro mi sganciano circa mille dollari?

martedì 24 maggio 2011

Full Metal Jacket

Hey babe, qui con me c’e’ un tipo americano che pare un cane abbandonato. Che dici, glielo diamo un strappo in citta’?”. Lo slang da marine e il fisico da Hulk Hogan di L.C. sono meno fuorvianti del mio accento para yankee. Ma per evitare di esser smascherato strada facendo faccio outing spontaneo. “Veramente sono italiano. Il passaggio me lo dai lo stesso?”.
L.C. e’ originario della Florida, e che fosse stato un pezzo da novanta delle forze speciali della Us Navy ai tempi di Desert Storm lo si vedeva lontano un miglio. Il resto del quandro si dipinge quando spunta la sua babe. Si chiama Jihan - che poi significa cosmo - viene da Alessandria d’Egitto, nasconde i capelli sotto un foulard beige stretto appena sotto l’attaccatura, ha la cantilena stridula e la camminata scattosa delle donne mediorientali, gli occhi nerissimi e tanto tanto rimmel. Dal modo in cui mi porge la mano capisco che non e’ ne’ copta ne’ timida. Fra i due e’ lui che ha cambiato sponda. “Certo! Se non mi convertivo all’Islam non ci potevamo mica sposare!” mi fa, lanciandomi uno sguardo per niente complice mentre babe si sistema sul sedile posteriore della sua Mitsubishi. Nato negli States mezzo secolo fa, L.C. e’ stato uno dei 540mila militari arrivati nel golfo persico agli ordini di Schwarzkopf, e fra una missione e l’altra ha servito tutti i Bush possibili e immaginabili fino al 2007, contribuendo non a chiacchiere alla caduta di Saddam. Poi ha optato per il prepensionamento, e senza rimpiangere l’America ha abbracciato le sure del Corano e ha sposato la donna egiziana conosciuta mentre faceva piazza pulita di iracheni. Lei in Kuwait - il quarto Paese al mondo per PIL pro capite, il primo arabo per indice di sviluppo - studia risorse umane, lui per non perdere l'allenamento passa il tempo a combattere con se stesso e con il mondo boia. Cioè sfogando il pericolante mix di conservatorismo repubblicano e anti-americanismo nelle forme classiche del teo-con reazionario e ipercritico, refrattario a qualsiasi analisi stutturata e idiosincratico a relativismi storici, capace della piu’ improbabile capriola identitaria e valoriale – quella religiosa - e allo stesso tempo impotente di fronte al piu’ banale ostacolo culturale. Intransigente, esasperato, incattivito e sempre sul filo della censura. Ma a modo suo involontariamente spassoso.

“Questo Paese non ha futuro – mi dice a bruciapelo, dopo la prima curva – I kuwaitiani sono dei fottuti scansafatiche senza rispetto per niente e nessuno. Sono degli stupidi, degli incapaci che hanno lasciato il loro Stato nelle mani degli architetti libanesi, degli ingegneri egiziani e delle multinazionali del petrolio. Sono talmente menefreghisti che hanno trasformato il Kuwait in una fogna, perché hanno delegato tutto, anche la pulizia delle strade, e chiaramente i bengalesi e i pakis che vengono pagati due spicci si adeguano all’andazzo generale, cosi' l'immondizia si accumula dappertutto. Alla gioventu’ locale basta studiare quattro anni al college per intascare ogni mese sussidi statali da migliaia di dollari che poi sperpera in fumo, alcol e prostitute filippine. I veri musulmani sono rimasti in Arabia Saudita; questi qui hanno smarrito le linee guida dell’Islam e non fanno altro che oziare e darsi allo shopping tutto il giorno”. “C’mon babe, gli stai disegnando un’immagine pessima degli arabi!” lo rimbrotta da dietro babe Jihan. L.C. ci pensa un attimo, si alza la manica esibendo una sfilza di cicatrici e tatuaggi su un braccio spesso come un palo della luce, poi passa una palanca sul cranio pelato, si alliscia il lunghissimo pizzetto rossiccio e inquadra il bersaglio. “Non degli arabi, babe, dei kuwaitiani. Sono degli imbecilli. Non ce n’e’ uno che sappia dare un’indicazione stradale corretta… E guarda, guarda come guidano: dovrebbero tornarsene in groppa ai loro cammelli, questi maledetti beduini. Il Kuwait e’ l’unico Paese del mondo in cui la gente muore in ambulanza, perche’ questi idioti non hanno rispetto per niente e nessuno! Poi – conclude scaricandomi davanti alla sede di un istituto bancario pacchianamente illuminato a giorno, con le gigantografie dell'emiro Sabah IV (all'anagrafe Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah) e del principe Nawaf (al secolo Nawaf Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, e il cognome comune non dovrebbe essere casuale) – sono l’unico popolo al mondo che festeggia contemporaneamente il cinquantennale dell’indipendenza e il ventennale della liberazione. Due ricorrenze in una. Qualcuno dovrebbe dirglielo che sono ridicoli. RI-DI-CO-LI”.

Per vederli da vicino, dopo un paio di kebab semifreddi mi accomodo in uno Shisha bar armato del mio mattone sulla storia australiana. I frequentatori sono una trentina, manco a dirlo tutti di sesso maschile. Mentre una dozzina di schermi Panasonic da 42 pollici trasmette la finale di Europa League, i giovani della Kuwait City-bene aspirano distrattamente le loro pipe ad acqua, e dopo aver usurato le dita delle mani sulle tastiere dei Mac, dei Samsung Galaxy e degli i-pod, le usano per ripulire gli interstizi fra le dita dei piedi. Senza degnare uno sguardo alla partita – non e’ che si siano persi molto - ordinano bottigliette di Coca zero e di Perrier, soffiando nuvolette all’aroma di ciliegia fino a mezzanotte.

Eppure sara’ per il mare rigorosamente non balneabile e le tempeste di sabbia che riducono la visibilita’ a zero e ti ricordano sempre che sei incuneato fra deserto e delta del Tigri, fra pozzi petroliferi e gli sfiatatoi di gas naturale, sara’ perche’ a differenza di Dubai o Doha la composizione e’ meno artificiosa (e la concentrazione di obbrobri architettonici e’ inferiore solo a quella di Prishtina), sara’ per l’aria satura di umidita’, spezie e spazzatura macerata cosi’ veracemente mediorientale, sara’ per la vivacita’ del souq e del porto, per i sorrisi aperti di chi non e’ abituato alla vista degli stranieri, sara’ perche’ al ritorno mi imbatto in Nader, un tassista pashtun che ha dovuto lasciare moglie e figlie a Kabul per continuare a farle vivere, o sara’ per il passaggio di L.C., ma questa puntatina a Kuwait City sulla strada verso la calma piatta di Melbourne conferma soprattutto che devono ancora inventarlo, un posto che non valga la pena di essere visto. Purtroppo.




(prefazione - Petrolio)
Il Paese che durante i Mondiali dell'82 fece festa per l'1-1 contro la Cecoslovacchia (per la cronaca gol su rigore di Panenka, l'inventore del cucchiaio) e che durante i Mondiali del '90 fu invaso da Saddam Hussein, oggi risulta il quarto Stato più ricco del mondo. Nonostante abbia sborsato 17 miliardi di dollari come rimborso-spese per desert storm e sia l'unica nazione del pianeta senza una goccia d'acqua dolce, il Kuwait produce infatti due milioni e mezzo di barili di petrolio al giorno e gode di un PIL pro capite superiore a quello di Svezia, Giappone e Gran Bretagna. Trattandosi di dati del Fondo Monetario Internazionale, però, non so se siano deformati come il suo direttore generale.

martedì 29 marzo 2011

The Terminal

Il primo doganiere s'e' inventato che con la carta d'imbarco gia' emessa per il volo successivo non posso lasciare l'aerostazione "per motivi di sicurezza". Il secondo m'ha sussurrato paternalisticamente che la' fuori c'e' un brutto mondo. Il terzo ha storto la bocca per le dimensioni della macchina fotografica e ha chiamato i rinforzi nelle persone del capo dell'immigrazione e del suo manganello. "In Bahrein e' in vigore la legge marziale e alle 22 scatta il coprifuoco". Cioe' dai-e-dai al centoquattordicesimo tentativo ho trovato un Paese che mi ha negato l'accesso, ancorandomi 6 ore in aeroporto in attesa del volo per Milano. Che e' sempre meglio che passarne 9 ore all'Hazrat Shahjalal di Dhaka in balia delle zanzare e dei bengalesi e che cercare di dormire sul pavimento del Terminal 2 di Dubai. Quello sfigato... (segue)