giovedì 14 giugno 2012

I diecimila passi

Il pedometro è made in China e si vede. Se starnutisci aggiunge un paio di passi, se abbassi i pantaloni per espletare le funzioni organiche te ne regala come niente sette-otto. Non so quanto contribuisca davvero alla perdita di peso (almeno finché attingi ancora alla scorta di ciobar), ma il giochino è stimolante. A parte quei giorni in cui raggiungi i 10mila passi all'ora di pranzo, e per festeggiare il traguardo ti inchiodi alla sedia con un pacco di doritos fino a notte fonda.

Soprattutto fa piacere sapere che il tuo datore di lavoro*, invece di multarti se entri in studio con una bottiglietta d'acqua (ah, il vecchio vizio di abbeverarsi quando si parla per 4 ore di fila), iscrive te e i tuoi compagni di squadra (The WOGS, che è il nomignolo dispregiativo con cui gli australiani chiamano gli italiani - tanto vale chiamarcisi da soli) e sperpera per la combriccola 600 dollari. In parte bruciati nella speranza che i dipendenti siano più sani più belli e meno assenteisti, in parte girati all'orfanotrofio di Iganga, in Uganda.

*aiuta il fatto che lo Stato australiano, con i conti pubblici in attivo di un miliardo e mezzo di dollari e con un PIL annuale in crescita del 4,3%, nella finanziaria del mese scorso abbia assegnato a SBS 63 milioni di dollari, lo riconosco.

venerdì 11 maggio 2012

Roger & me


Che da domenica e domenica avrei messo le tende al tennis era talmente palese che tutti i progetti di appuntamenti suonavano così: "Ci vediamo lunedì dopo le 23. Ma se piove dobbiamo rimandare all'una. In alternativa vieni al Foro Italico e aspetti che finisca Radwanska-Pavlyuchenkova davanti al chiosco delle patatine fritte". Poi, quando ho comunicato alla Superiora di Supertennis che sabato avevo intenzione di sfruttare l'unica mezza giornata libera per attività amene tipo cappuccino e cornetto col best man, puntata in libreria, capatina al supermercato per reperire tutto ciò che in Australia nessuno inventa o importa (Grisbì, Bucaneve, testine per spazzolini) e infine amatriciana col futuro figlioccio, ella m'ha risposto: "Devi venire sabato mattina, perché sei coinvolto nelle interviste one on one che ho chiesto ad Atp e Wta. Oltre alle telecronache ti occuperai di questo: l'Atp ci darà i top 4, la Wta si saprà solo in loco, ma io ho chiesto un sacco di giocatrici, Williams comprese. Le interviste dovranno avere una primissima parte, breve, contestualizzata al torneo di Roma, e un altra, più lunga, a 365 gradi sulla loro carriera/vita. Forse è meglio che te le prepari prima in questi giorni".
Corriere dello Sport 14/05/2002
Addio sonno, addio sabato mattina, addio colazioni al S. Calisto e addio nono-nono del blitz romano. Fra l'altro "questi giorni" per preparare le interviste sarebbero giovedì, quando cioè ho lavorato a SBS dalle 6 alle 15 prima di andare in aeroporto a Melbourne, e venerdì, quando se non ero in volo, ero all'aeroporto di Abu Dhabi o in giro per Ginevra. Senza laptop e con l'impegno concreto di finire un tomo di Terzani da riporre sull'apposito scaffale. Insomma, essermi preparato quindici fogli di appunti per le telecronache è diventato improvvisamente insufficiente. Una soluzione tappabuchi sarebbe quella di fare due passi sul lungolago e chiedere in giro le ultime chiacchiere su Federer.
Ma se invece per una volta qualche mente amica si spremesse le meningi e mi suggerisse un paio di domande per i tennisti e un paio di curiosità per le tenniste? Sennò er blogghe che ce sta a fa'?


p.s. L'Atp è l'associazione dei tennisti professionisti, la Wta è l'equivalente femminile. Chi non lo sapeva è invitato a formulare solo domande sulle hostess dell'Etihad.
p.p.s. nel sacco di giocatrici temo siano comprese tutte le ove.
p.p.p.s. sì, quello dietro Serena ossigenata sono io dieci anni addietro.


* Fuli', il titolo è quello del primo docu-film di Michael Moore.

domenica 22 aprile 2012

The passenger

Tutte le compagnie aeree, su tutte le tratte, accettano prenotazioni oltre la capacità degli aeromobili. La prassi è un po' perversa, ma ha una sua logica matematica e un nome - overbooking - da testo di economia aziendale. E se al profano può sembrare un'eresia, per Altroconsumo è una pratica "talmente diffusa che non se non ci siete mai incappati siete dei fortunelli".
Forse, ma un conto è vendere una manciata di biglietti di troppo su un Capodichino-Alghero, sapendo che non si presenteranno mai tutti i passeggeri e che alle brutte ne spedisci un paio sul prossimo volo. Un'altra cosa è stampare trenta biglietti in eccesso sul tuo unico charter che sorvola l'Atlantico tra la festa della Liberazione e quella dei Lavoratori. In quel caso è statisticamente più probabile che all'aeroporto si presentino tutti e che l'overbooking si riveli una mossa avventata. Anzi una cagata pazzesca. Fra l'altro pure illegale.
All'aeroporto di Cancun - per esempio - quel pomeriggio s'erano presentati proprio tutti tutti. E a tutti tutti era stata data pure la carta d'imbarco. Gli addetti allo scalo s'erano accorti della frittata solo quando un pullman aveva scaricato la cricca dei Francorossiani, la casta dei superprotetti, quelli delle vacanze all-inclusive sulle riviera Maya ai quali per definizione non si poteva dire di no.
Così al gate c'erano 27 persone di troppo. E la notizia del disguido faceva presto il giro del Quintana Roo: c'è una compagnia che l'ha fatta grossa e non sa a che santo votarsi.
In Messico era la sera del 30 aprile, in Italia la notte del primo maggio. Sul posto di lavoro non si trovavano manco i panettieri, figuriamoci qualcuno in grado di prendersi la responsabilità del pasticciaccio e di decidere chi imbarcare e chi lasciare a terra. Improponibile sorteggiare, improponibile tagliare fuori gli ultimi arrivati, meno che mai coinvolgere qualche altra compagnia. C'è chi ci campa, sugli scivoloni altrui.
E il papocchio dell'Eurofly era talmente marchiano che i passeggeri facevano spontaneamente fronte comune, sventolando una lista di questioni di principio al grido di: tutti per uno e uno per tutti, l'unione fa la forza, parimpampum, o si parte tutti o non si muove nessuno.
Io potevo solo stare alla finestra. Con il mio biglietto farlocco da fratello di un'assistente di volo e cognato di un altro*, avevo contribuito all'overbooking nella misura del 3,7%. Non abbastanza da farmi sentire in colpa, ma abbastanza da consigliare di farmi una forchettata di cacchi miei. 
Perché va bene simpatizzare col pueblo unido, ma arrivare a protestare per un disservizio quando uno ha pagato solo per le tasse aeroportuali è un tantino pretenzioso. 
Va a finire che scoprono che sei un parente, passi per correo e fai la fine di Benjamin Malaussène. 
E va bene empatizzare col popolo oppresso, ma visto che il mio biglietto non garantiva il posto, non potevo rinunciare al volo, perché sarei partito solo se a bordo ci fosse stato posto. 
E il posto - al momento - non c'era neanche per chi il biglietto lo aveva comprato a prezzo pieno.
Senza contare altri dettagli non da poco: non avendo un datore di lavoro catalogabile come umano né un contratto di lavoro catalogabile come contratto di lavoro né un orario appetito dai colleghi, in radio ero atteso al varco, altro che supplemento di sole e mare. 
Quindi pensare di uscire allo scoperto, di offrirmi come volontario per restare a terra e proseguire la vacanza, era fuori discussione. 
Che poi una vacanza vera e propria, la mia non lo era stata. Si era trattato di una toccata-e-fuga di 4 giorni per esercitare le funzioni di padrino al battesimo di Jamila e di 3 notti insonni per via dei due compagni di stanza: zio Daniele e nonno Piero. 
Due rinoceronti col mantice incorporato, dotati del superpotere di addormentarsi un secondo dopo aver  appoggiato la capoccia sul cuscino e di russare a ritmo alternato dal tramonto all'alba. Salvo poi farsi svegliare dal furgoncino del mondezzaro e lamentarsi perché con tutto quel rumore non si poteva proprio chiudere occhio.
Lo zio Daniele in uno dei rari momenti in cui non russava. La risata isterica è figlia al sapore della mia sangria. Perché ce ne vuole a trovarne una che sa di aceto, a Playa.
Per tutto questo, fra i presenti all'imbarco c'era chi si angosciava al pensiero di perdere l'abbronzatura prima di rientrare al lavoro, chi di dare da mangiare la pappa al pupo, chi di vedere se per caso la Juve avesse segnato 3 gol nei primi 8 minuti della partita scudetto di Siena per intervento divino o di Moggi. Io pensavo sopratutto che salire sull'aereo significava riuscire finalmente a dormire. Solo che mentre io i problemi miei me li tenevo stretti per me, quelli degli altri, poco a poco, facevano bollire le acque già agitatine.
Il principio trotzkista "O partono tutti o non parte nessuno", nel giro di un'ora e mezza evolveva nel principio socialdemocratico scandinavo "Sistemateci su vari voli, basta che partano tutti!", che a sua volta dopo un altro paio di ore degenerava nel principio forzista "Fate come vi pare, ma io devo partire - domani ho una riunione di lavoro alla quale non posso mancare". Dopo quattro ore, insomma, la polizia messicana faceva irruzione all'aeroporto di Cancun. C'erano da separare i pasionari dell'o-tutti-o-nessuno da gli irriducibili dell'-io-sì-voi-fate-come-ve-pare. E soprattutto c'era da separare gli addetti allo scalo dagli uni e dagli altri. E se la polizia messicana si incazza - si sa - volano manganelli.
Anche per questo, quando era ormai buio pesto, i 27 volontari disposti a farsi pagare un supplemento di vacanze pasquali dalla compagnia aerea si trovavano pure, ma prima di partire bisognava andava a scovare uno ad uno i bagagli degli spiaggiati, borse e valigie che avevano superato il check-in da una vita ed erano mescolate a centinaia di altre borse e valigie in giro per l'aeroporto.
Prima di mezzanotte, l'Eurofly imbarcava. Io salivo per ultimo, se non altro perché era inutile prendere posto quando l'unico posto che mi sarebbe spettato sarebbe stato quello eventualmente vuoto. E uno vuoto, con mio sommo piacere, in penultima fila, spuntava. Quando lo scorgevo, incredulo, mi ci abbandonavo con una goduria paragonabile al rigore di Steve Nicol il 30 maggio 1984. 
E quasi altrettanto effimera. 
Nel giro di 5 minuti, prima scoprivo che non c'era la cena per me, quindi - appena decollati - che il mio sedile spettava all'assistente di volo col turno di riposo. Per i motivi di cui sopra non facevo una piega e mi accomodavo sul famigerato strapuntino, l'unico posto al mondo dove dormire è difficile come dividere una stanza con lo zio e il nonno di Jamila. Ma quando l'aereo era in volo, le luci spente, i passeggeri sprofondati nel sonno e tutta la ciurma tirava il fiato, anche lo strapuntino si riempiva in ogni ordine di posto. Il volo Cancun-Milano della notte fra il 30 aprile e il primo maggio 2006 me lo facevo in piedi e a stomaco vuoto.
Fino alle 4 di notte. Sulla soglia dei crampi muovevo infatti a compassione una hostess marchigiana, obbligandola moralmente a ravanare nella ghiacciaia e ad estrarne un residuo bellico, un'unica, ultima vaschetta di tortellini alla besciamella, di fronte alla quali mi usciva una lacrimuccia.
"Però c'è un problema - mi faceva lei, ignara di tutti i miei altri problemi - sono al mio primo volo e non so come far funzionare il forno elettrico". Due tentativi di scongelare quel mattone col perfido marchingegno erano solo tempo sprecato. Tanto mi sarei mangiato pure la vaschetta di alluminio.
Il resto veniva giù a cascata, una cosmica conseguenza naturale delle cose: di primo maggio non puoi mica sperare che abbondino gli autobus da Malpensa alla stazione centrale, né che ci siano tutti 'sti treni fra Milano e Roma, né che sull'unico pendolino serale in partenza ci sia posto in seconda classe. Né che se arrivi a Termini all'una di notte qualcuno ti venga pure a prendere. Né puoi sperare che 4 ore di sonno bastino per recuperare. Né che il motorino parta al primo colpo col freddo delle 5 di mattina. Né che il 2  maggio escano i giornali solo perché stai fuori da una settimana e non sai una cippalippa di quello che è successo nel frattempo. Né che l'editore trovi qualcuno che non sia Antonio Maggiora Vergano per farti da balia, né che gli ascoltatori non ti riempiano di messaggi tipo: "Mortacci tua che vita che fai, stai sempre in vacanza...".
Si pensava di fare trasmissione coi giornali usati

p.s. tutto questo per dire che dopo anni di reciproca e giustificata diffidenza, visto che faccio un salto a Roma per gli Internazionali di tennis, ho richiesto a mia sorella il favore di rimediarmi un altro biglietto. Di mezzo stavolta ci sono l'Etihad e l'Alitalia, ma considerando che fra l'11 e il 23 maggio i voli da prendere saranno cinque (Melbourne-Abu Dhabi-Ginevra-Roma, Milano-Abu Dhabi-Melbourne), io speriamo che me la cavo.

*felice anniversario, Egeste!

domenica 4 marzo 2012

4 marzo 2012


Codesta è la tappa melbourniana della world naked bike ride. Per saperne di più, clicca qui.

p.s. Il soggetto dell'intervista sembra Ruggero ma è solo Andrea (quello che ha gradito il ragù mio e un po' meno il commento di Onnis - e questo la dice lunga).

mercoledì 29 febbraio 2012

Il gioco del mondo

La tribuna stampa del Monumental non ha nulla, né della tribuna né della stampa. E' frequentata da personaggi rumorosi seduti su panchine di legno rosso modello parco per anziani e, appena sotto le suole, grosse matrone avvolte in parannanze verdi cuociono quintali di salsicce. Spedendo fra los periodistas nuvole di fumo e puzza di grasso bruciato. Però almeno è parzialmente coperta, la tribuna, così schiatto di freddo ma senza inzupparmi.

Sabato sera, anzi notte. Qui le partite prima delle 21.30 non iniziano. Piove a secchiate e tira un vento che pare lo stretto di Magellano. Se non altro capisco finalmente come fanno i foglietti di carta lanciati dagli spalti ad invadere i campi argentini. Ci arrivano per la burrasca forza otto.

In palio ci sono punti buoni per la qualificazione al Mondiale, ma Argentina e Bolivia arrivano all'intervallo sullo 0-0. Il parziale è sottolineato dai tifosi degli altipiani con un casino infernale. Ci sono 2 milioni di boliviani, in Argentina, anche se una buona fetta se n'è tornata a casa dopo la crisi e quelli che sono rimasti al di quà del rio Pilcomayo sono affamati nel vero senso della parola. Ne so qualcosa perche' sono venuto a Buenos Aires per scrivere una tesi sull'argomento (sulle conseguenze della crisi economica, non sul calcio) e intuisco i motivi di tutto st'entusiasmo. Illusorio, visto che finirà 3-0 e segnerà persino D'Alessandro.
Chiedo al mio vicino di panchina se il Monumental è lo stadio che ospitò la finale dei Mondiali del '78. Quelli di Kempes, di Zoff (auguri, ndr) e dei militari, insomma.
''De donde sos vos?'' mi fa Hebert Benitez-Gioachini, che si è appena fermato dopo 45 minuti ininterrotti di schiamazzi radiofonici.

Se non mi fossero bastati 3 giorni per capire che l’argentino sta al castigliano come il nisseno al fiorentino, penserei che lo straniero è lui.

Rispondo. Spiego. Ri-rispondo. Preciso.

"Che... tienes un castellano* barbaro!''.

Che poi non è un'offesa, ma un complimento. Interessato.
Sfruttamento a fini di audience in cambio di una dose di notorietà.
Il canovaccio è consolidato, Byron Moreno docet.
Mettiti la cuffia, inforca il microfono e vai con Dios: sei minuti e mezzo in diretta sui 100.1 di Radio La Costa.
E non è finita.
Alle nostre spalle c'è Victor Tujschnajder di Tyc Sports.
"De donde sos vos?".
Aridanghete.
Alla fine della fiera è talmente tardi che devo tornare a San Telmo a piedi.

E il giorno dopo devo sfoderare l'unica camicia decente e tentare di non cesellarmi la faccia con il trilama usa e getta della Bic: si va in onda dalle 13 alle 15 nella trasmissione Estudio Futbol su Tyc Sports.
E che i jeans abbiano un buchetto figlio dell'euforia di un cagnaccio durante le fasi più calde dell'assemblea barriale del Bar Avellaneda** fa niente, l'inquadratura lì non ci arriva.

Conduce Alejandro Enrique Fabbri, che esordisce così: "Questo è il campionato più scarso della storia argentina, nel week-end ho visto tre partite e ogni volta mi sono addormentato". E finisce così: "Il Boca ruba come la Giuventus". In mezzo, un sacco di randellate. Per la cronaca Tyc Sports detiene i diritti del campionato.

Durante una pausa pubblicitaria mi si avvicina il cameraman, Gustavo ("di cognome faccio Sonato, che in italiano vuol dire 'mezzo scemo', no? Beh... pensa che mi chiamano così pure di soprannome... hehe"), ansioso di mostrarmi un libricino giallo dal titolo 'Descubriendo la mente natural', scritto da un Lama trasferitosi in Argentina nell'85.

"Questo non si trova mica nelle librerie, sa'!".

Prima che si addentri nei dettagli, lo interrompe Carlos Silva, detto El Negro, il produttore.

A Estudio Fùtbol non ho aperto bocca, ma ho appena vinto taxi, seduta di trucco e invito a Boca TV, per dire martedì sera in 'Palco de Prensa', neonato covo di Xeneizes, cosa penso della Toyota Cup contro il Milan e visto che ci sto anche di Carlos Bianchi.

Nove vittorie e otto sconfitte in 25 partite e Totti quasi blucerchiato, ecco cosa penso.

Poi mi esce che "Shevchenko tiene el piedazo caliente" e che "Rivaldo va a Tokyo solo se si compra el boleto de l'avion" e mi guadagno la pagnotta. I due conduttori, Roberto Leto e Marcelo Palacios, instono per riavermi dopo la finale dell'Intercontinentale.

Bisogna vedere se torno in tempo dalla Patagonia.


P.s. Insomma, siccome la prima e ultima volta che ho messo piede in uno stadio per una partita di qualificazione ai Mondiali sono successe un po' di cosette a catena, c'ho riprovato.
A 800 metri da casa mia, all'AAMI Park - nella foto - era in programma un succulento Australia-Arabia Saudita. E' finita 4-2. Ma senza un paratone di Schwarzer al 92° finiva 4-3, che suona sempre bene. E con un paio di gol negati da un assistente più ciuccio di Romagnoli finiva tanto a poco. In realtà m'ero prodigato per rimediare l'accredito dopo aver scoperto che l'allenatore a progetto dell'Arabia è Frank Rijkaard ("Prossima sfida?" "Tornare a casa"), mentre quello dell'Australia è tal Holger Osieck, che a Italia '90 era il vice di Beckenbauer.
In pratica, visto che questo minuto ce l'ho sul gargarozzo da 22 anni, cercavo solidarietà. O vendetta.

*
che poi suona castesciano
**
che poi suona Avescianeda

giovedì 12 gennaio 2012

Open

PREQUEL

Negli ultimi 2 mesi la sveglia ha suonato un fottio di volte a un quarto alle cinque. Perché è vero che da casa a Fed square sono dieci minuti scarsi - e sarebbero la metà se la bici non pesasse come un capitello corinzio - ma quando devi confezionare trasmissioni al secondo (e se sfori di due, come ho fatto la mattina del primo gennaio, ti becchi un richiamo ufficiale), è meglio arrivare in radio assieme all'amico nepalese che pulisce l'androne. Prima dell'alba.
Negli ultimi 2 mesi mi sono occupato di Libia e di Algeria, di Siria e di Iran, di Nigeria e di Stati Uniti, dell'alluvione del messinese e dell'arresto di Zagaria, di evasione fiscale e di cure palliative, di insonnia e di mozzarella di bufala, di compagnie aeree low cost e del Natale a Medellin, di incendi a Margaret river e di gambizzazioni a Roma, di spread e di documentari sul malocchio, di a-league e di vela, di fuga degli studenti indiani dalle università australiane e di tivvù, di potere d'acquisto del dollaro e di donnine che albergano a Scoglitti (lo so che è un'altra storia, ma non riesco a togliermela dalla testa). Perché la chiave del giornalismo è la specializzazione.
Infatti un tempo ce l'avevo pure. E non era stata scelta a caso.
Per cui svegliarmi alle cinque, arrancare nove minuti in bici, litigare con Netia, iNews, il Cartstack e il cronometro, parlare in successione di Ban Ki Moon, musica aborigena, cricket e sagra del culatello, da domenica sarà un po' più leggero. Perché poi alle 10 in punto timbro il cartellino e vado a Melbourne Park fino a mezzanotte.
Il fatto che mi restino 4 ore di sonno è un dettaglio compensato dal marsupio porta tablet incluso nel kit per i giornalisti.

DAY 1
Dopo una cenetta con Pistolesi a base di carbonara, tiramisù (grazie, canguro'!) e Venditti, ho cercato invano fino a mezzanotte le presentazioni della metà dei servizi che dovevo annunciare stamane. Non le ho trovate per un motivo semplicissimo: non c'erano. Le conseguenze sulla mia alba in radio sono state tossiche.
Quelle sul tennis sono state quasi peggiori. Per raccontare nello stesso servizio cosa sono l'MCG e il ponte di Barak (quello di Mimì) mi sono perso sulla Yakimova, la Bratchikova, Kudryatsev e Kutznetsov. In pratica m'è scappato l'occhio sul foglio degli appunti. Una vera pippa.
La ciliegina sulla giornata è stata tornare in radio al tramonto per finire di editare una storia e un'intervista. E scoprire che nonostante nove telefonate, decine di mail e sms, un inseguimento tragicomico (io pensavo che fosse lei "al tennis" a Melbourne, lei era convinta chissa' perche' che io fossi "al tennis" a Sydney - hai voglia a cerca' lo stand della Corona), la manager di Maradona poteva darmi solo due minuti e 30 di monosillabi per la trasmissione di domani.
Interviste: 5 (Lorenzi, Barazzutti, Viola, Altschuler, Derudi)
Servizi: 3 (Isola del Giglio, Clinton sull'Algeria, stand-up)
Ore di sonno: 4


DAY 2

Basterebbe dire che la sveglia ha trillato alle 4.25am per dire che la giornata poteva solo migliorare.
Guardare la partita nel box di un coach di tennis può essere un'esperienza un po' rischiosa - se il tuo datore di lavoro ha perso col suddetto in tribunale e non gradirebbe la tua presenza lì - ma anche molto proficua, se il suddetto coach promette pizza, dolce e birra in caso di doppio fallo dell'avversaria e quella commette 3 doppi falli esattamente quando il coach li chiama.
Interviste: 9 (D'Aprile, Serrao, Scanni e Pistolesi in radio, Cipolla, Oprandi, Schiavone, Fognini, Brianti in tv)
Servizi: 2 stand up (senza mai sbirciare gli appunti)

DAY 3

Se l'unico giorno in cui non sei di turno in radio pur venendo da 18 ore filate di lavoro ti svegli alle 6, significa che è giunta l'ora di un salto in farmacia. Piccola testimonianza trasversale - ce ne fosse ancora bisogno - della antipodica considerazione del lavoro:
La radio australiana per la quale collabori e che già ti paga (e pure benino), fa una mezza gaffe sul tennis e corre ai ripari chiedendoti di intervenire ogni giorno 5 minuti sull'argomento. Prima ancora che tu chieda a che ora ti chiameranno, anticipa che ti verrà corrisposto un gettone extra.
Una radio italiana che non hai mai ascoltato e che non ti ha mai filato, chiede al tuo temporaneo datore di lavoro di chiederti di intervenire tutti i giorni. Gratis, perché è vero che sul contratto non c'è scritto, ma non è che al direttore puoi dire di no, e poi non si sa mai, è capace che in futuro eccetera eccetera.
Interviste: 5+2 (Seppi, Viola, Lorenzi, Vinci, Errani, Volandri&Starace non in video)
Servizi: stand up 1&2

DAY 4

Pure a Melbourne rubano le biciclette. Evento tutto sommato probabile, quando tua moglie non lega la catena.
Per la prima volta dal 22 gennaio 2004 il match di Federer non era programmato sulla Rod Laver Arena. Purtroppo la schiena di Beck (ex allievo del Pistola) ha ceduto, il tedesco si è ritirato e non c'è stato concesso di vedere il Maestro su un campo normale.
Francesca Schiavone è talmente squilibrata che quando vince mozzica e quando sbraca contro la numero 80 del mondo ride e scherza.
La vittoria della Hantuchova potrebbe valere un tablet. Ma finché non vedo la pizza del primo turno non ci credo.
Interviste: 4 (Bolelli&Fognini, Cipolla, Schiavone, Oprandi)

DAY 5

Cercasi idee disperatamente. Vabbé che quello che ho detto ieri, già oggi non se lo ricorda nessuno (a meno che non sia uno strafalcione, nel qual caso me lo porto nella tomba), ma rifare i servizi di colore dell'anno scorso non mi pare la via più breve verso il successo.
E dopo l'uscita di tutti gli italiani tranne una e mezza, se l'unica idea che mi è balenata è quella di stanare il cimitero delle racchette fracassate da Baghdatis mi sa che sono condannato a svegliarmi alle 4.
Interviste: 6 (Tiley, Starace&Bracciali, Errani, Vinci, Barazzutti, Pennetta&Dulko alias signora Gago, alla quale non ho potuto fare a meno di chiedere se nel frattempo è diventata tifosa daaa magggica)

DAY 6

Altra sveglia Totally Unnecessary (dedicata all'amico Panofsky) alle 6. I match sono così scontati che sembra di essere tornati indietro di 20 anni e sono così brevi che sembra di essere andati avanti di 30 anni. Le uniche eccezioni sono i serali, dove succede sempre qualcosa di giornalisticamente rilevante, Kukushkin schianta Monfils, Serena litiga con le falene e Dolgopolov perde tirando 80 vincenti. In altri termini: di giorno bisogna sempre estrarre conigli dai cilindri e di sera si va a dormire tardi tardi. Comincio ad accusare.
Interviste: 3 (Pablo Lozano, Romina Oprandi, John Newcombe).
Servizi: 3 (stand up 1&2, Ferrer e gli autografi)

DAY 7

Nel circuito c'è solo una persona più schizzata di Dolgopolov: il coach di Dolgopolov. Si chiama Jack Reader, pare il Peter Fonda di Easy Rider, parla una via di mezzo fra l'australiano, il tedesco e il vicentino, e quando gli dici: "Ah Giacomo, 80 colpi vincenti sono tanta roba, ma sul 6-6 non è il caso di prendere qualche rischio in meno?" si aggiusta la chioma da hippie e con la voce arrochita risponde: "No, no, va bene così. Anzi, ne deve prendere di più, di più!". Poi ride. E più tardi ti manda un sms per sapere dove mangiare la pizza a Melbourne. Lui che è di Adelaide. E poi ti richiama per dire che la pizza era così così, ma l'amaro Averna ha salvato la serata. E poi spegni il cellulare perché se ti devi alzare alle 5 non è che puoi stare appresso a Jack tutta la notte.
Interviste: Errani, Barazzutti, Napolitano (non quello del senso di responsabilità, uno juniores di belle speranze)
Servizi: stand up 1&2, Flinders Station (con tanto di coglionella sulla toponomastica australiana, girato un minuto dopo essere uscito dalla radio - ecco spiegate le occhiaie), e il percorso col tram dal centro all'impianto con l'arrivo degli spettatori. Fra gli altri tal Giancarlo di Roma, il quale mi ha detto che è in Australia perché si interessa di biologia. Ma non ha spiegato a dovere il nesso fra il tennis e il mondo animale.

DAY 8

Per un attimo col buio m'ero illuso che il ladro m'avesse restituito la bicicletta (cosa fra l'altro gia' avvenuta col precedente ferro vecchio), invece mi hanno solo fregato il posto. Poi sono scoppiati 35 gradi e ho fatto allucinazioni di altro tipo.
Nicolas Almagro, cagnaccio simpatico come un pugno di sabbia nelle mutande, tira una pallata addosso a Berdych in uno scambio sotto rete e fa il punto. Poi gli chiede scusa perché così si fa, ma il ceco non gliela perdona e pur vincendo di straforo 4-6 7-6 7-6 7-6, a fine partita non gli stringe la mano. Il pubblico si schiera dalla parte dello spagnolo e bombarda Berdych di fischi. Così Almagro si presenta sorridente nella mini conferenza stampa e a sette giornalisti iberici, uno argentino e uno italiano imbucato (io), dice: El pueblo es savio. (Y jamas sera vencido, aggiungo). Interviste: 8. Jack Reader - visto che c'ero - in radio. Wataru Tsukagoshi (il Rino Tommasi giapponese), Xiaochen Sun (il Riccardo Bisti cinese), Pablo Lozano (due volte, la prima l'operatore s'era dimenticato di accendere il ricevitore del microfono), Francesco Cinà, Tathiana Garbin, Camilla Rosatello, Sam Sumyk - in tv.

DAY 9

Quattro anni fa Gianni buttò lì che avrebbe scritto l'introduzione del mio libro sul giro del mondo perché la via della seta era sempre stato un suo sogno. La proposta poi cadde, forse perché se l'era dimenticata (lascia stare che il libro non l'ho mai scritto).
Ieri mi ha buttato lì di fargli da agente letterario in Australia per il suo libro sugli aborigeni. Oggi vedo se se lo ricorda ancora.
Interviste: Stepanek, un gruppetto di ultras catanesi, Errani, Barazzutti.
Servizi: stand up1&2, i tatuatori.

DAY 10

Il libro non me l'ha ancora passato, ma a mezzanotte e nove minuti Gianni mi ha chiamato per sapere se era vero che Berdych aveva sprecato un set point nel secondo contro Nadal. Gliel'ho confermato, ma quando stavo specificando che aveva messo in corridoio una volèe di rovescio non impossibile, Gianni mi ha stoppato. Perché i dettagli non gli interessano - nel suo articolo scriverà solo che Berdych gioca meglio a tennis ma non ha né testa né cuore. I lettori di Repubblica mi diranno quale giro di parole ha arrotato per esprimere 'sto concetto.
Mi rifiuto di pensare che uno che ieri stava in macchina con me, mamma e papà e non staccava il muso da un manga in bianco e nero possa dare fastidio ad uno che viene scudisciato quotidianamente da Ivan Lendl e che oggi si è andato ad allenare sui campi di Kooyong a mezzogiorno con 33 gradi. Versate lo stipendio mensile su Murray in 3 set.
Interviste: Chris Brown (CEO Kooyong), Crivelli, Lozano, Errani, Vinci
Servizi: Kooyong, stand up 1&2

DAY 11

In radio era il giorno del dibattito, con le linee aperte agli ascoltatori: oltre alla solita telefonata fasulla rompighiaccio e all'immarcescibile signora Anna, hanno chiamato due persone di anni 91.
Interviste: Navarra, Di Palermo, Errani, Vinci.

DAY 12

L'Australia è l'unico Paese al mondo che non celebra la festa nazionale nell'anniversario dell'indipendenza, della firma della costituzione o della nascita del Kim Jong Il di turno, ma nel giorno dell'insediamento di una colonia penale. Il fatto che prima dell'arrivo di 700 prigionieri e 330 carcerieri ci fossero 300.000 aborigeni, poi largamente sterminati, porta questi a battezzare il 26 gennaio the Invasion Day. Oggi quattro gatti dei loro hanno protestato contro la primo ministro e il leader dell'opposizione con le lingue di menelik e quegli invasati dei bodyguard hanno scatenato un parapiglia in stile 22 novembre '63.
Più di 3 ore davanti al computer Gianni non ci sa stare. Perciò oggi che gli tocca seguire il serale (presenti Federer e Nadal?) è arrivato alle 18, quando una semifinale femminile era finita e l'altra era al terzo set. Gianni si è presentato avvolto in un striscione azzurro dell'ANZ, la banca sponsor del torneo: prima gli ho chiesto se me lo passa come tenda per la doccia o come anticipo sulle provvigioni, quindi gli ho comunicato che era passato a cercarlo Ken Rosewall. In sua assenza l'ho sequestrato e intervistato.
Interviste: Ken Rosewall, Neil Harman, Cinà&Lozano, Bracciali
Servizi: Australia Day, stand up 1&2

DAY 13

John Toscano, il fotografo che quattro anni fa diffuse la notizia della mia ospedalizzazione quando dall'ospedale mi avevano già cacciato a male parole, mi ha presentato Santo Cilauro. E' un personaggio nato a Melbourne, come intuibile non ha origini norvegesi, e conduce il Mai dire Gol locale su Channel 7. Se non lavorassi per la concorrenza mi avrebbe già assoldato per recitare una parte nella sigla del programma. Ma non ha escluso di chiamarmi per fare altre cose, tipo Bibendus o Frengo e stop.
Interviste: Sam Smith (anche se è laziale e dicaniana), Alexander Zilbert di Sovetskij Sport (ribattezzato Johnny Balbuzio), Sara Errani (per la settima e credo ultima volta), Roberta Vinci.

DAY 14

Scanagatta è stato allontanato da Melbourne Park fino alla fine del torneo per utilizzo non autorizzato della videocamerina. Io invece ho rischiato tre giornate di squalifica per fallo di reazione su una tipa mezza ubriaca che mi ha rovinato lo stand up. La moviola avrebbe mostrato chiaramente che il mio gomito ha deliberatamente raggiunto il suo occipite sinistro. Ma l'ho fatta franca.
Interviste: Fest, Velickovic

DAY 15

Adam Altschuler m'è venuto a cercare mentre sbirciavo Nole e Rafa uscire dagli spogliatoi per entrare in campo. "You're my good karma", mi ha detto. Giusto perché l'ho intervistato il primo giorno del torneo, e oggi la sua Bethanie Mattek-Sands (guardare per credere)
ha vinto il titolo di doppio misto. E non gli avevo neanche detto che è andata allo stesso modo con Radek Stepanek (che ha vinto il suo primo Slam di doppio a 33 anni), e Sam Sumyk (che allena l'Azarenka, quindi oltre a "vincere" il suo primo Slam e diventare il coach della numero uno del mondo, ha pure intascato la percentuale sui 2 milioni di euro vinti da lei). Ah, se solo Rogerino si facesse intervistare.
p.s. Djokovic e Nadal decidono di chiudere la finale più lunga della storia del tennis Open verso le 2 di notte, un paio d'ore prima della sveglia. Ma ne è valsa talmente la pena che rimango per le conferenze stampa e poi vado direttamente in radio.




mercoledì 21 dicembre 2011

Pensavo fosse amore invece era un calesse

Tutto è cominciato uno dei 309 giorni dell'ultimo anno in cui non ho lavorato. Sul punto di schiattare di pizzichi, ho cliccato sul pulsante HiStats - quello là in basso a destra - e il Grande Fratello del qui presente blog mi ha informato che quel giorno di luglio c'erano state visite da una trentina di Paesi del mondo, e che qualche fancazzista come me si era collegato da Abbottabad, in Pakistan.
Ora, che da queste parti non venissero solo parenti, amici, amici di amici, chi un tempo ascoltava questa o quella radio, leggeva questa o quella testata o sbadigliava di fronte a questa o quella telecronaca, m'era sembrato di capirlo.
Che ci finissero per caso saccapelisti interessati in extremis all'indirizzo del Bebo o a sapere cosa c'è da vedere a Encarnacion - cosa pressoché ignota pure ai paraguayani - idem.
Ma il punto è che un paio di mesi prima, le teste di cuoio americane avevano stanato Bin Laden, lì ad Abbottabad. E che a quanto mi risultava, in quei giorni il Khyber Pakhtunkhwa non rientrava ancora nei circuiti turistici, gli internet café non dovevano essere né tanti né affollati e la CIA stava ancora spulciando il computer di Osama alla ricerca di informazioni sugli amici suoi. Per cui la domanda è nata spontanea, e non era 'sì ma quando te lo trovi un lavoro, Da'?'.

Voglio dire che da lì a pensare che Bin Laden si fosse fatto una forchettata di fatti miei sarebbe stato quasi un attimo, se non mi fossi pure preso la briga di andare a vedere cosa avevano digitato sui motori di ricerca gli internauti finiti accidentalmente su 'sto blog. Una volta lì, m'è rimasto poco da speculare. Con tutti i difetti che c'aveva e con tutta l'astinenza forzata alla quale s'era condannato, il vecchio Osama non mi sembrava tipo da cercare su google: "Allargare l'ano con un serpente in thailandia", "video pompini con vomito ungheresi gratis" o "sessuologia: attrazione per il pelo ascellare femminile".

Se la domanda che vi state ponendo è 'che razza di pervertiti gira su internet?', sappiate che ve l'appoggio. Ma a differenza vostra io mi chiedo pure 'cosa cacchio c'entrano i pompini col vomito con questo blog casto e puro'?
Dice... vabbé, sarà un baco, uno scherzetto di Assange o sarà che quei poracci della CIA fanno una vitaccia, vedrai che domani troverai solo contatti di gente interessata al Taklamakan e al Karakalpakstan.
Macché. In quattro mesi di osservazione complementare ai miei impegni lavorativi, il cervellone m'ha riportato centinaia di googlate del tipo 'che fine ha fatto dario castaldo', 'lago Balkash' (luogo natio di Daulet, il camionista col quale avevo diviso una stanza ad Almaty), 'formaggi del Bangladesh' (i celebri), 'Uchquduk' (stazione uzbeka nella quale ho stazionato in tutto 3 minuti) e 'Quartieri malfamati da evitare a Birmingham' (che già c'azzecca meno), ma di curiosità sadomaso e di roba senza capo né coda ce n'era dieci volte di più.
E il giorno in cui ho scoperto che qualcuno è finito sul mio diario di viaggio dopo aver digitato: "quella volta che mi inculai la panettiera volume 3" ho pensato che le vie di Google fossero infinite. E poi che fosse ora di condividere le ragioni del mio turbamento.
Eccone una summa, errori compresi:

Sesso facile a Cipro
Batumi sesso
Sesso Patong
Sesso a Patong
Patong sesso
Recensioni su scopate con ladyboy a phuket
Kyrgyzstan abitudini sessuali
Sesso sui bus in Asia
Sesso sui bus asiatici
Johor bahru sesso
Dove trovare figa a johor bahru (puzza tanto di quel contatto da Piazzola sul Brenta)
Shah Alam prostitute
Quanto costa il sesso a batam indonesia
Puerto Princesa prostituzione
Viaggi di sesso a Manila
Puttane a Kuwait City
Prostitutes Marrakech
Le prostitute a dubai vengono pagate dollari
Donne assetate di cazzo a scoglitti (per chi c'è stato, a Scoglitti, questa è esilarante)
Foto porno kruscov (???)
Allargare l'ano con un serpente thailandia
Dove abbordare ragazze a chisinau
Kunming rimorchiare
Maschi e femmine che fanno l'amore
Ragazzi e ragazze che fanno sesso
Ragazzi che fanno sesso con i piedi di ragazze
Sessuologia: attrazione per il pelo ascellare femminile
A tashkent ci sono donne nei locali notturni?
Goteborg club prive'
Phuket donne
Phuket ragazze
Ragazze thailandese nord
Ragazze iraniane
ragazze russe cccp
Ragazze pisciano
Donne che pisciano
Per strada a cuba vendono viagra dalla barbabietola da zucchero
Ragazze dello swing italie
Voglio vederti chiavare
Compagnia femminile in laos
Voglio na botta di culo grande così
Scatti toilette nascosto
Un video di masturbazione per strofinare all'angolo (questo googlato dal giappone, con chiaro disservizio di google translate)
Video ragazzi e ragazze che sverginano con perdite di sansue gratis
Video pompini con vomito ungheresi gratis
Violento mia suocera video contatti da Erba
Quella volta che mi inculai la panettiera vol.3 torrent
Isabella ferrari iniezione di silicone alle labbra
Tutto sulla figa

Molte di queste ricerche in copia multipla. Ma siccome esiste quel quarto d'ora al giorno in cui l'uomo pensa ad altro - e io c'ho le prove - condivido pure quelle:

Aste pulizia fogna
Catarro dalla bocca del cavallo
Piazze di spaccio hashish a torremolinos
Nel gioco il padrino 2 come fai a far saltare la testa ad un uomo d'onore della famiglia degli almenia?
Giochi gratis: amazare le persone usando il cervello
Immagini coste europee (questo c'è stato più di un'ora, dev'essersi abbioccato)
Presepe fai da te con meccanismo statuine con filo da esca
Trappole per polipi
Trappole per uccelli
Occhiali da sole polaroid gondolieri
Pipe ad acqua Macerata
Vetrate artistiche val varenna
Trovare oro ticino con metal detector
Brasile per esportare un diamante grezzo serve
Formaggi del Bangladesh
Figurine di Dragon Ball
Discoteca di new york (dovrebbero essere 1500, ma qui neanche una)
Sedili wc aperti
Fucile a pompa replica
Pistola caracal: meccanismi e sicurezze
Energia potenziale ascensori
Cintura da combattimento esercito italiano
Piedi truzzi dall'alto
27 agosto 1883 uomo che si salvo sul dorso di un coccodrillo
Pescatore scemo
Barca a remi che rimorchia
Globo gonfiabile in pvc disegnato cinque continenti
Faccina che scuote la testa come per dire "non c'è speranza"
imenudi benedeta paroti la 7.it
Come si balla oba oba
Dove trovare calzini rossi uomo
Onomatopea verso cerbiatto
Orari bus nel deserto
Il magico mondo di lenzuoli
Lasagne che corrono

La doppia domanda rimane. Nel caso di questi altri, poi, ce ne sarebbe pure una terza e una quarta.

Quanto guadagna un camionista svizzero ?
Di quant'è il fuso orario tra l'italia e l'america?
Sono stata invitata a una cena all'ambasciata algerina cosa devo indossare?
Il 20 ottobre giorno del nubifragio il permesso a lavoro e' giustificato?
Crema cenovis, è pesante?
Che strada conviene fare da roma per viterbo?
Come si chiama l'arma da combattimento usata dai pellerossa?
Che deferenza fra pampers e panolini per bambini?
Se prendo il lariam e metto in cinta la donna?
Cosa si offre da bere agli ospiti d'estate?
E' costoso disegnare e stampare un foulard?
Ci si puo convertire all'islam con tatuaggio?
Dall'ereoporto di spagna al deserto quanti chilometri ci vogliono?
Dove mangiare kebab ad istambul?
Cerco che lo fa lavoro per la prende visto per kuwait?
Che fine ha fatto quella puttanazza della moglie dell'arbitro di italia corea?

Perché ovviamente decine di persone sono finite da queste parti digitando i nomi di Byron Moreno e Maria Sharapova (nelle varianti da 'cornuto' a 'che si mangia le unghie'), volendo sapere qualcosa sulla vegemite e sul salmone avariato, sull'allevamento di canarini di Carlos Moya o sul colletto di Tony Manero, sui cinesi nati in america, sugli euzoni o su Sara Favarato (che ignoro chi sia), cercando foto di nonni sdentati, di bambini tristi e di 'bambine contadine anni 50 con trecce' (questo c'è stato 20 minuti - più di tutti i miei ex compagni di classe messi insieme).

In mezzo all'ambaradan e a qualche commovente 'ha lavorato per retesport e poi è partito per un lungo viaggio', però, ho trovavo anche questo:
كم سعر جورجي ارمني دومندز

E anche se il mio vicino di banco a SBS sostiene che contenga le parole Georgia e Armenia (o forse Giorgio Armani, non e' sicuro), secondo me è la prova provata che Bin Laden 'sto blog l'ha visitato. E visto che c'era, ha pure sparso la voce per Abbottabad.



p.s. Nel frattempo c'è chi è finito qui cercando una cartina dettagliata della Calabria, le vetrate artistiche di Ernesto Tross, i Monasteri Maroniti e Cesara Buonamici, ma anche:

Quanto costa scopare a Manila
Quanto costa la prostuzione a Dubai
Thailandia figa palline ping pong
Video porno di vecchie nonne che fanno sesso con bottiglie
Video nascosto in stazione per donne che defecano
Video porno donne che pisciano da pertutto gratis
Video chiavate in autostrada nella piazzola
Video porno arabi da scaricare gratis senza dare indirizzo email
Video porno donna che si mette il cucchio nella vagina
Videi di calciatori che pisciano
Racconti scritti di masturbazione pubblica al femminile
Storie di ragazze che pisciano per strada
Documentario di animali che fanno sesso con le donne
C'e una zanzara sul tuo sesso
Foto di troie a Scoglitti
Prostitute Scoglitti (questi mi sa che non li levo piu' di torno)
Donne nomadi thailandesi e giapponesi in abiti tradizionali
Nomi birre torbide
Dipinto dei grattacieli
Squadra di calcio di Paceville
Cinesi rosci
Costume giallo pallido
Scoglilingua maori
Berloni bagno serie arko 07 prezzi
Maglietta di Bob Marley a Palermo
Pizzetto più bello Arabia saudita
Piantare bamboo nel deserto
Come piantare papaya
Photoshop: come togliere la pappagorgia

sabato 12 novembre 2011

La caduta

Se spunta la possibilità di votare e lui non si presenta vengo in pellegrinaggio. A 35 anni suonati sarebbe la prima volta.

giovedì 27 ottobre 2011

Che la festa cominci


Goroka Show is the most famous tribal gathering and cultural event in Papua New Guinea. It is held every year close to the Indipendence Day (16th September) in the town of Goroka. About 100 tribes arrive to show their music, dance and culture.
(conto di fare meglio dello stitico riassuntino di Wikipedia, almeno quantitativamente - intanto ecco un medley aperto dalla MUR di quei buontemponi di Polga) p.s. un saluto agli intemperanti amici di Kainantu (cui ho lasciato una maglietta e la borraccia) http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-15147220 e ai loro esuberanti vicini.

giovedì 20 ottobre 2011

The Italian Job

Hi Dario, results are finally back and you have passed the language test. Congratulations!
SBS Radio Italian Language Program

FAQ - Frequently Asked Questions

Ma che roba è SBS?

È uno dei due canali radio-televisivi di Stato, con sede principale nell'edificio principale della piazza principale (che poi è l'unica) di Melbourne. A differenza dell'ABC - l'altra emittente pubblica - è nata a metà anni Settanta per difendere e valorizzare il multiculturalismo attraverso la diffusione di programmi nelle lingue delle varie comunità. Come se il palinsesto RAI fosse impostato in funzione degli immigrati e prevedesse un'ora per i marocchini, una per i mandarini, una per i filippini, una per gli ucraini eccetera. Con la differenza che in inglese il termine lottizzazione non esiste, che in Australia il canone non si paga e che SBS non s'è fatta soffiare i diritti per il campionato, la Champions League, l'Europa League e i Mondiali di calcio.

La trasmissione è in italiano o in Inglese?

SBS radio trasmette in 74 lingue, compreso l'amarico, l'yiddish, l'urdu, l'assiro e il dari (l'idioma degli zoroastriani, ammesso che ne sia rimasto qualcuno), con una frequenza che varia a seconda dell'importanza culturale e dell'entità numerica della comunità linguistica di riferimento. Gli italiani hanno a disposizione due ore di palinsesto al giorno e una bella fetta di redazione, il somalo ha un'ora di trasmissione a settimana e divide la sedia col giornalista delle isole Cook.
Si sente in Italia?
Se proprio uno muore dalla voglia di sentir parlare di carbon tax e migration act sì, in streaming www.sbs.com.au/italian e ad orari che variano a seconda della stagione. Nel senso che qui il programma comincia alle 8 antimeridiane, ma fino ad un mese fa la differenza oraria era di otto ore, adesso è di nove, e quando in Italia scatta l'ora legale diventa di 10. I miei si sono persi per molto meno.

Come sei entrato?
In Australia pretendono che non basti giocare bene a calcetto o essere un gran figlio di, sennò ero fregato. Qui si deve superare una selezione per svolgere qualsiasi lavoro, pure per fare il giornalista. Alla pubblicazione del bando, segue una scrematura dei candidati - in questo caso un centinaio - in base ai curricula, quindi il colloquio, i test pratici e in fondo il training. Che è retribuito una trentina di dollari l'ora, dal momento che è interesse del datore di lavoro che il neo-arrivato sia pronto e magari pure contento e orgoglione. La procedura è talmente standardizzata che neanche le promozioni sono automatiche, per cui se si liberasse un posto a tempo indeterminato dovrei passare attraverso la stessa trafila: curriculum corredato da lettera di presentazione con esibizione delle proprie motivazioni e 
millantamento delle proprie inclinazioni, documento che attesti la rispondenza ai vari criteri di selezione (fra i quali la laurea, non lo stacco di coscia), eventuale colloquio in inglese (e la prossima volta quando mi chiedono 'cosa faresti se un ascoltatore desse dell'incompetente al primo ministro?' non risponderei 'dipende dal primo ministro'), prove rigorosamente anonime (non sia mai che abbia qualche aggancio all'Università del Nuovo Galles del Sud e qualcuno pensi di darmi una spintarella per la solita logica clientelare), papello di documenti a partire dalla residenza, e dulcis in fundo la presentazione delle referenze italiane. Nel mio caso meglio se non radiofoniche.

Quanto TE danno?

Non ce lo so. Ho iniziato con un contratto di collaborazione (o casual, che suona più fico), poi sono passato part-time a tempo determinato, infine da agosto 2013 sono part-time a tempo indeterminato (qui mia madre s'è persa big time). Un indeterminato che prima era a 16 ore, poi è salito a 28. In pratica ho un fisso garantito, il resto viene in base alla prestazione: la singola ora di lavoro viene valutata quattro volte di più che nella radiofonia romana, la domenica la cifra raddoppia, a Natale e Capodanno triplica, attaccando prima delle 6 c'è un bonus alba del 15%, c'è un gettone per ogni informazione di servizio che si registra (in genere messaggi di utilità sociale, niente pellicce o strozzini) e quando faccio il bordcampista per SBS Radio Sport la cifra lievita un altro po'. Detto questo, il bonifico in banca arriva automatico ogni 14 giorni e c'è pure un fondo pensione. Considerando poi che ogni dipendente ha 6 settimane di ferie, nella rotazione c'è quasi sempre qualcuno che lascia ore su ore a disposizione per le ultime ruote come me. In pratica si arriva come niente a 3 mila euro al mese. Ma la differenza vera è che qui ti danno quello che ti devono.

Ti occuperai solo di sport?

Magari. Il programma è generalista e lo sport è confinato al lunedì e a qualche notizia* qua e là. Gli argomenti variano dalla politica (italiana, australiana e internazionale) all'economia (idem), dalla cronaca (idem) all'attualità (o current affairs, che suona meno frivolo), dagli spettacoli ai cotillons. Passano frammenti della Rai o di SBS World News - il telegiornale, insomma - i referenti sono spesso giornalisti di testate italiane o professoroni universitari, ma non mancano personalità locali tipo Marzia da Wollongong e incursioni di artisti oriundi il cui italiano maccheronico richiede una capacità di autocontrollo che a me manca. Si parte come tappabuchi (buon per me che la rubrica di cucina sia già stata assegnata) con la fichissima qualifica di producer, ma di fatto si porta la croce, si canta e si fa pure da operatori. Però non mi si richiederà di fare pubblicità ai condizionatori e le linee telefoniche si aprono giusto un paio di volte alla settimana per i dibattiti, ma pare che nessuno ti insulti. E che Michele Caruso non chiami mai.

Quindi me lo trovi un lavoro in radio? A proposito.. come va in Australia?

Vai a cagher.
*un match di qualificazione agli europei viene considerata una notizia, la doppia seduta di allenamento del Palermo no.