venerdì 1 agosto 2008

A kind of magic

Quella mattina Atene si svegliò sotto una cupola di nuvole bluastre, freddata da uno strano scirocco e sciacquata da una pioggerellina molesta. Lasciai lo zaino nel deposito dell’aeroporto, sincronizzando l’orologio con quello sistemato accanto al countdown dei Giochi. Nei miei ricordi la capitale greca era sì il simbolo e il museo della cultura occidentale, ma anche e soprattutto un cantiere aperto, costantemente picchiato dal sole e condannato a inalare smog. Prima del rientro in Italia avevo tutta la giornata e tutta l’intenzione di integrare l’immagine della culla della filosofia e della scultura, della letteratura e della democrazia con qualche input alternativo. Ma il piano crollò miseramente sul bus che scivolava verso il centro, quando una giovane donna con la chioma increspata, la tinta innaturalmente vermiglia e lo sguardo spiritato elemosinò un’informazione prima di presentarsi. “Sono Vanessa, in arte Jadestar”. “Quale arte, se posso?”. “Leggo le carte e le sfere di cristallo, predico il futuro, guarisco con le mani e lotto contro gli spettri”. Poi aggiunse qualcosa di poco intellegibile sui transformational week-end.
Viaggiare significa incrociare orde di figuri stravaganti, ma Vanessa Buss da Città del Capo era una spanna avanti a tutti. Quel 25 dicembre 2002, poi, era sola, spaesata, con un contatto incerto, il portafoglio secco secco e tanti, troppi bagagli. L’identikit di chi ha assoluto bisogno di compagnia. “Ti dispiace aiutarmi?”. Appunto. Le mie spalle orfane dell’Invicta viola costituivano un bocconcino irresistibile per il suo sovraccarico di ammennicoli: mi ero liberato del mio fedele compagno di viaggio per finire schiavo di due borsoni zeppi di abiti neri, tarocchi e altre amenità. Quando scesi davanti al milite ignoto di piazza Syntagma ero già diventato mio malgrado il portantino di una sudafricana che sul biglietto da visita aveva fatto scrivere ‘Credo in Dio, negli Angeli e nella Reincarnazione’ e le cui attività spaziavano dai filmini dei matrimoni all’house cleansing, la bonifica delle case infestate da malocchio e spiritelli. “Dove ti accompagno?” le domandai. Vanessa si strinse nelle spalle. Con il numero di telefono di un conoscente di terzo grado che non intendeva disturbare prima di sera e un budget di una manciata di euro, a lei non restava scelta. Per la proprietà transitiva ero incastrato. L'unica attività che potevamo permetterci era camminare per le strade dell’agglomerato che ospita un terzo della popolazione greca, fradici come pulcini e zavorrati come portacontainer. Sperando che in quella mattina acerba, in cui Atene era ancora intorpidita, almeno il cielo fosse clemente. Macché.

Fra un mugugno mio e un improbabile resoconto suo sfioravamo la zona di Plaki e affondavamo nel quartiere di Monastiraki - le aree abitate più antiche della città - trovando gli unici segni di vita solo nelle chiese bizantine, dove i fedeli ortodossi si riversavano per le prime Messe natalizie. Di fronte alla cattedrale del XIX secolo, Vanessa assestava il colpo definitivo alle mie velleità: “Prima di cercare un hotel voglio vedere l’Acropoli, mi accompagni?”. Se non ci fossero stati la notte insonne sul volo da Johannesburg, i borsoni e la pioggia, l’idea non sarebbe stata neanche malvagia. Solo che, oltre a tutto questo, il monumento che 25 secoli fa Pericle aveva eretto in onore della grandezza della polis, era chiuso ai visitatori per le feste. La scarpinata era stata vana, e al di là della cancellata, due custodi ci vennero incontro per confermarcelo. La donna fulminò il primo dei due. “Tu hai un problema al ginocchio e al piede”. Il tizio, leggermente sorpreso, sorrise sotto i baffi. “E’ vero, anni fa ho avuto un incidente…”. “Avvicinati e fermati!” lo interruppe lei. Con gli occhi serrati e le mani tese in avanti, Vanessa cominciò a scorrerne il corpo, mantenendosi ad un palmo di distanza. Il guardiano greco sbirciò attorno con sospetto, e con incredulità ammise di sentire il calore emanato dalla guaritrice. “Ecco, adesso il dolore è sparito” concluse lei dopo qualche minuto. Una certezza senza un punto di domanda. “Ora ci fai entrare?”. Nonostante l’imbarazzo, l’uomo ci accordò lo sfizio. E per qualche istante potemmo gettare uno sguardo sui fregi bagnati del Partenone e sulle korai umide dell’Eretteo, evitando di entrare nel cono di luce delle telecamere a circuito chiuso e soprattutto di avvicinarci ai cani da guardia.
Sulla scia del successo, con lo stesso stratagemma Vanessa si assicurò anche un tramezzino in un bar e lo sconto in un alberghetto nel quale aveva infine deciso di ritirarsi. Prima di tornare all’aeroporto, la mia curiosità vinse la punta di vergogna e il mix razionale di scetticismo e diffidenza. Chiesi a Jadestar di mostrarmi quelle capacità che lei continuava a chiamare poteri. Sul viso, sul torace e sulle gambe, la vampata sprigionata dalla sua concentrazione allenata era percettibile. “Sento un problema agli occhi - mi disse senza che le avessi accennato alle varie operazioncine cui mi ero sottoposto negli ultimi mesi – ma ora è risolto, superato”. Infine consultò le carte e aggiunse: “Nel tuo futuro vedo un lungo viaggio in treno”.

Il dottor Ricci ci mise un po' a trovarli. Poi confermò che fra palizzate e bave di lumaca, la mia retina era sempre bucherellata come uno scolapasta.

Ma almeno sei mesi dopo partii per la Transiberiana.
(tratto da Ulisse n. 288 - agosto 2008)

12 commenti:

Anonimo ha detto...

....scusa darie' se non ho letto il "post" (dico bene?) ma, il link que lascio da basso mi ha tolto la concentrazione e il respiro....

http://www.johnright.it/tuttodrammaticamentevero/

G&shock

PS: ho bisogno di un tuo commento in merito, il primo sentimento che il tuo neurone porta alla cellula del pensiero.......

bobo ha detto...

Lo vedi, lo vedi che i viaggi non finiscono mai? Sono sempre lì che vivono di vita propria, sei solo tu che ti distrai perché ne vedi uno più attraente che attraversa la strada... :)

fulippo ha detto...

Ultime notizie (tratto da LA GAZZETTA DI SANTA CROCE):

Grazie al successo nel “20° Tennis Challenger Kamarina”, il redivivo Dario Castaldo guadagna 11 posizioni nel ranking mondiale, pubblicato oggi dalla Atp. Il romano sale così al numero 10127, primo azzurro fuori dalla Top 10000.
"E' un sogno che coltivo da quando ero bambino. Nadal ... aspettami ... sto arrivando.”
Questo il commento a caldo rilasciato dal vincitore dopo l’ennesima vittoria, è l’undicesima volta che si aggiudica questo torneo che quest’anno ha visto come premio una carta di credito scaduta, smagnetizzata e non utilizzabile neanche per arrivare a Malta.

p.s.: in calce al giornale (in verità una unica pagina) si nota l'appello:
... Emigrante cerca barcone per viaggio della speranza al contrario.
La firma DC, dell'SOS, lascia presagire una sua spiccata volontà all'evasione.

Cagliostro ha detto...

Si ha notizia del "monco", unico altro partecipante al torneo?

Anonimo ha detto...

....ho appena finito di leggere il "post"!

Brutto stronzo, la sudafricana non ti aveva anticipato che su quel treno dovevo esserci anch'io ma tu hai preferito lasciarmi vivere con il trauma del viaggio mai fatto e che fin da piccoli avevamo pianificato di fare insieme?

G&transiberi......ca!!!

PS: fuli, ma quel ragazzo que si trova al 10127mo posto del ranking mondiale di tennis, si e' piegato sulle ginocchia e ha baciato per terra, ringraziando che non ci sono anch'io agli internazionali di tennis di kamarina?

Anonimo ha detto...

Che dite visto che domani sarò ad Atene la incontrerò Jadestar? Mah chissà che potrebbe dirmi (magari imperatrice amante dei popoli scorpione/cancro /bilancia vero Dà?)......in ogni caso BUONE VACANZE A TUTTI!!

un bacio, NORA

Anonimo ha detto...

Grazie Dario per i tuoi racconti, sempre coinvolgenti e interessanti.
L'esperienza che hai riportato mi ha colpita, e mi permetto di aggiungere che, ciò che fa la signora è Pranic Healing, una tecinca di guarigione/riequilibrio energetico diffusa in molti paesi del mondo, studiata e strutturata da un maestro filippino di origine e tradizione cinese molto serio.
Anche a Roma c'è una scuola che insegna e pratica questa tecnica:
www.praniconline.org

saluti a tutti e buone vacanze,
daniela

andrew ha detto...

E chi l'avrebbe detto che solo un anno fa mi avrebbe fatto strano sentirti tornare in radio? Infatti pensavo che Bersani (tutti in piedi...), Paglia e Rossi scherzassero quando ti sfottevano sulle cavallette o i viaggi in terre inesplorate.
Tutto vero invece... Ma uno che ha visto tutte queste cose e vissuto esperienze fuori dal normale con che spirito tornerà a parlare del nostro mondo pallonaro, sarà semplice o dovrai resettarti? O in fondo il giornalista questo deve fare in definitiva...

In bocca al lupo

Anonimo ha detto...

ciao, ma che ti ha risposto poi il docente di linguistica sulle origini e ragioni della diffusione delle lingue slave?

Dario ha detto...

Anonima, in sintesi ha detto che le prime testimonianze scritte delle lingue slave sono state rinvenute nella zona di Salonicco, ma che il nucleo originario della lingua è probabilmente collocabile nella piana fra il sud della Polonia e la Slovacchia. Tutti i quesiti sulla formazione di una grammatica comune e sulla diffusione di idiomi capaci di superare i Balcani e di radicarsi da San Pietroburgo a Skopje nonostante l'assenza di un Impero di riferimento resta un enigma, considerando non solo che mancava un centro di potere che imponesse la lingua o che ne rendesse fortemente consigliabile l'utilizzo anche ai vicini territoriali, fossero conquistati o partner commerciali, ma che quei territori montuosi non si prestano facilmente alle comunicazioni. A questo punto ha tacciato la mia analisi di romano/latinocentrismo, cosicché gli ho proposto i casi della diffusione dell'arabo dal Marocco alla penisola arabica e delle lingue turciche da Istanbul allo Xinjiang, ma invece di una risposta soddisfacente mi sono beccato un "tu sei un homo cogitans" che è sempre meglio di "tu si' 'no scassacazz'".
Ele, a te direbbe che sei tutta storta ;)
Daniela, grazie per la dritta. Ma se mi venisse la voglietta, c'è sempre Jadestar alla porta. Con la figlia...
Gieich, dimentichi che quei giorni lì stavi dando da mangiare a un puma e a tre barbagianni boliviano. Anzi no, ti stavi imbucando in festicciole a Vina del Mar perché QUALCUNO ti aveva spinto a mollare tutto per farti un anno in america del sud ;)
E poi ti rammento l'esito della finale del torneo di Kamarina '97: Castaldo b. Dell'Erba 6-4, 6-4 (nel secondo - qualititativamente scarsissimo set - 9 break nei primi 9 giochi). Sì certo, a parte il doppio vinto insieme nel '93, tu avevi vinto di misura le due finali precedenti (7-5, 6-4 nel '96 e 7-6, 6-7, 6-4 del '92) ma da allora sono diventato un marpione. Su quei campi non perdo da 11 anni; questo ho pure annullato un match-point all'esordio.
[pensierino dell'alba dopo 24 ore di viaggio da malta, notte insonne sul treno Pisa-Roma e camminata da Ostiense a casa alle 5 del mattino: è il caso che nel cervello cancelli un po' di 'sti dati inutili o fra un po' non mi ricordo più neanche come si chiama il Ministro per le Riforme]
Andrew (sì, tutti in piedi...), lo scopriremo solo accendendo la radio. Da lunedì 18 alle ore 8, non alle 6.30. I dubbi restano, anche se il passato dovrebbe garantire.
Almanacco dell'anno dopo: l'8 agosto 2007 la Russia bombardava Tblisi e io stavo lì. Il giorno dopo andavo in Ossezia del sud...
Nelle 44 ore a cavallo di Ferragosto poi mi dondolavo sul Caspio, fra Baku e Ashgabad.
Ah, la Professor Gul...


p.s. ciao, vecchio Sandro.

Dario ha detto...

G&fioridarancio, ma tu vieni al matrimonio di Peripaolo?
Io di giovedì pomeriggio non ci sarei potuto andare neanche se si fosse sposato a via Tiburtina.
Soprattutto... allora c'è speranza anche per me?
Bobbi', il materassino all'editore lo proporrò io.
Auguri, Biondo!

Anonimo ha detto...

ma lo sai che questo te l'hanno pubblicato su Ulisse, la rivista dell'Alitalia???

C'è mancato poco che non mi alzassi in piedi per urlare a tutti "Io questo lo conosco!!!!"
chissà se m'avrebbero preso per un'attentatrice?

cmq, bravo (che significa: come cacchio hai fatto a farti pubblicare lì?)

Stramma