sabato 1 novembre 2008

Mediterraneo

In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare (Henri Laborit)

Il boato scuote l’aria, il bastione di Santa Barbara e la volta calcarea del Victoria Gate, la più antica porta d’accesso alla Valletta, color miele come ogni costruzione nata nelle cave di Birzebbuga ed eretta a Malta sin dall’età del bronzo, quando gli abitanti dell'isola veneravano la Dea della fertilità. Cerco un volto scosso almeno un terzo del mio, ma nessun inquilino del Grand Harbour mi asseconda. Mi guardo il polso, è mezzogiorno. In un Paese che ha imparato a convivere col vuoto azzurro che lo circonda e col pericolo delle incursioni nemiche ma non con le proprie superstizioni (il diavolo s'inganna costruendo sugli edifici due orologi dalle lancette in perfetto disaccordo, la malasorte s'allontana disegnando un occhio sui luzzi, le tipiche barche di legno), lo scorrere senza intoppi della vita si annuncia con fragore, non con un cucù. Almeno è una fortuna che il compito non tocchi al cannone che punta il mare da Fort Rinsella, penso: con la sua canna di 10 metri sparava colpi a 3 miglia di distanza, con 100 tonnellate di peso è – nel suo genere - il pezzo di artiglieria più grande del mondo. Un suo segnale orario sbriciolerebbe il tempio megalitico di Ggantija e obbligherebbe la pro-loco a trovare un nuovo appellativo per Mdina, l’ex capitale barocca, la “città del silenzio”.
Spuntata arida e rocciosa dalle viscere del Mediterraneo, ultima traccia dell’istmo che un tempo collegava la Sicilia all’Africa, Malta sorge esattamente a metà del cammino fra Gibilterra e Libano, al centro dell’ombelico salato del pianeta. Su questi scogli benedetti da Eolo si è sistemata ogni sorta di stirpe, si sono incrociati ordini monastici e associazioni esoteriche, commercianti e massoni, l’evangelista Luca e l’apostolo Paolo hanno seminato una religiosità fiera e arcigna, esibita in 365 chiese spettacolari, Caravaggio ha trovato la libertà, l’ispirazione e la prigione, i Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni hanno resistito all’assedio dei turchi, Napoleone ha dato prova della sua astuzia e gli Inglesi del loro potere d’attrazione imperiale, spezzato solo 40 anni fa dal referendum che ha preceduto l’ingresso nell’Europa politica e monetaria. E sempre qui, secondo Omero, la ninfa Calipso ha amato Ulisse, offrendogli invano l’immortalità. Arcipelago sempre conteso fra fedeli e infedeli, esposto alle intemperie della storia e del clima, bagnato dal sole anche a Natale, spazzato dal vento anche a Ferragosto, l’eclettica e multiculturale Repubblica di Malta oggi punta forte tanto sulla storia quanto sulle potenzialità glamour: i wine bar trendy lungo la passeggiata del porto, le discoteche di Paceville, i ristoranti chic e i casinò frequentati per ragioni araldiche anche dai nobili del continente, attirano ogni anno centomila italiani, duecentomila tedeschi e mezzo milioni di britannici. E ancora, l’affascinante contrasto fra i campi da golf di Marsa e il mercato del pesce di Marsaxlokk, fra la rotunda di Mosta, una delle cupole più grandi della cristianità, e le immersioni nei fondali turchesi, fra le guide multimediali ai musei archeologici e il teatro di strada, fra il soggiorno nelle farm-house di Gozo e i set cinematografici di Troy, Braccio di Ferro e Il Gladiatore, tutto produce l’effetto del dado nel brodo di un’industria, quella turistica, che costituisce il 24% del PIL nazionale e che dà lavoro a 27 maltesi su 100. Così, al calar del sole, le anime dell’arcipelago si svelano in tutta la loro inafferrabilità: mentre gli ultimi Ford Plaxton, i caratteristici autobus gialli, scorrazzano per le cittadine, i veicoli del ministero delle infrastrutture puliscono le vie della capitale, i punti di ristoro per gatti si riempiono di felini e Gigi D’Alessio si esibisce in una piazza, Paul Oakenfold, Erick Morillo e i dj di fama internazionale richiamano 3000 ragazzi sulla pista dell’Axis Megaclub. Da una parte la musica trance e hip hop pompa sotto le luci laser fino all’alba, dall’altra le scintille purpuree dei fuochi di artificio delle feste patronali solleticano il cielo. E a mezzanotte si spengono con discrezione.
(tratto da Ulisse n.291 - Novembre 2008)

p.s. Poi ci sarebbe la storia di George, sopravvissuto ad orfanatrofi, salvation army e guerra delle Falkland, e vivente in cicatrici, tatuaggi, crocifissi e una serie di disgrazie familiari che neanche dolce Remì.

n.b. non si fece ricorso ad alcun filtro.


...e c'è un nuovo DarioTube

domenica 5 ottobre 2008

Balkan Express

I ricordi erano le immagini surreali di un incubo. Il buio sfumato da una lunetta impertinente, il rauco sferragliare del treno sui ponti, il binario 4 della stazione, l’insegna Бeoгpaд, l’intervento della milizia, il fermo. Poi l’accusa, l’interrogatorio, le minacce, i fucili. Fino a Dimitrovgrad, frontiera bulgara. Era una sera d’estate del ‘95, il mondo non conosceva ancora l’orrore di Srebrenica, ma per l’Occidente Belgrado era già l’unica responsabile di un’orribile guerra fratricida. Per me - da allora – era stata soprattutto un rischio più grande dei miei 19 anni. Così ora, dopo il settimo smembramento territoriale della ex Jugoslavia, ora che l’ex città-guida degli slavi del sud si è riscoperta una metropoli sempre meno sostenuta dalla Russia, ora che la capitale del Paese non allineato e della Terza Via si limita a trascinare uno staterello che non vedrà mai più il mare, era il momento di tornare all’ombra della Sveti Sava, la cattedrale ortodossa più imponente del mondo. Dove temevo di trovare una Belgrado rabbiosa e impotente, svuotata di energie e di speranze. E dove invece ho trovato l’orgoglio dell’ennesima rinascita. E tanta bellezza. Fondata 2500 anni fa da una tribù celtica, gli Scordisci, conquistata da romani, bulgari, unni, ostrogoti, ottomani, austro-ungarici e nazisti, distrutta 40 volte e battezzata in 13 versioni diverse, la città bianca del III millennio è un salotto accogliente di giorno e un turbine di vitalità di notte. Subito ti sorprende. Poi, lentamente, ti seduce. Solo 15 anni fa il costo della vita cresceva 2.839 volte al mese, e per tenere testa al più grave fenomeno inflazionistico mai registrato si stampavano banconote da 500 miliardi di dinari; oggi la Banca Mondiale scommette su un potenziale di crescita tremendous. Solo dieci anni fa, 80 giorni di bombardamenti della Nato sventravano il quartier generale delle forze armate di Milosevic e scavavano cicatrici sulla pelle dei serbi; oggi il Financial Times la elegge città del futuro dell’Europa meridionale. C’è chi la definisce la nuova Praga, per le 13 gallerie d’arte, per i caffé dei borghesi bohémiens di Skadarska, per i 9.000 fra concerti, mostre, spettacoli e opere teatrali che organizza annualmente, per la vitalità di Kneza Mihailova, la strada pedonale dello shopping e delle birrerie, dei gelati e dei pop-corn, per la fortezza Kalemegdan, dalla cui altura si scorgono le acque della Sava confluire nel Danubio. E per le discoteche, i pubs, i ristoranti dai nomi singolari come “?” e le decine di musei. Belgrado ne dedica uno ad Ivo Andric, il poeta nazionale premio Nobel nel ’61, e uno al maresciallo Tito, Josip Broz. Bosniaco il primo, figlio di un croato e di una slovena il secondo, come se la storia recente non fosse riuscita a tranciare il cordone ombelicale con i vicini. Sloveni, croati, montenegrini, bosniaci e macedoni rappresentano il 40% degli stranieri che annualmente visitano Belgrado (seguono gli italiani, con 20.000 arrivi e il 6% del totale), la cui presenza aumenta del 20% ogni stagione. Per riceverli, in città sono spuntate decine di strutture alberghiere e trenta nuovi ostelli. Uno sorge proprio davanti alla stazione ferroviaria, dove mi affaccio per dare un calcio a quei ricordi lì e dove un poliziotto mi blocca, proprio sul binario 4. Vuole spiegazioni. Ho la coscienza limpida, stavolta. Eppure estraggo i documenti teso come un lampione. L’uomo in divisa mi domanda perché parlo russo, perché scatto foto, qual è il mio lavoro, perché ho tutti quei timbri sul passaporto e soprattutto dove vado. “In Kosovo” rispondo. “Quello non è un posto per stranieri” replica secco. Poi solleva il berretto dagli occhi e ridacchia: “Non è mica come Belgrado”.
(tratto da Ulisse n. 290 - Ottobre 2008)

domenica 21 settembre 2008

Quattro matrimoni e un funerale


"...e domani sereno
volerò in braccio a Dio
tra papaveri e treno
perché là è il posto mio".
(Stefano Rosso)

mercoledì 9 luglio 2008

La polveriera

Questa gente ha sofferto troppo per l'anarchia, i soprusi, le ingiustizie e si è troppo abituata a sopportarli con silenziosa rassegnazione (che) ci si chiede se lo spirito dell'uomo dei Balcani non sia avvelenato per sempre e se potrà mai far altro che sopportare la violenza, o metterla in atto. (Ivo Andric)

Nuovi aggiornamenti in WMNA e DarioTube
Nuova gallery in SCATTI DI VIAGGIO: Est Express 2008
Eppoi, una chicca tutta giallorossa, una Pizzeria berlinese

mercoledì 25 giugno 2008

Blitzkrieg

"Il problema dell'italiano è che bisogna trovare un modo più breve per dire doppiovù". Io pensavo al conflitto di interessi, ma siccome a forza di studiare la comunicazione fra neuroni Antonio ha conseguito lo status di cervello in fuga, do' per scontato che lui si ponga domande più serie delle mie. E che grazie a queste poi giunga a conclusioni più fondate. Tipo "il vero miracolo tedesco sono le stanghe con le tette grosse appese". E io che pensavo alla ripresa postbellica.
Con tredici anni di ritardo sul programma originario, dopo qualche giorno a zonzo per Kreuzberg abbiamo sconfinato in Pomerania. Siamo partiti a bordo di una Panda blu elettrico che avrebbe fatto la felicità di Filippo (è la sua Fiat preferita, dice con quel retro squadrato è adatta al carico e al trasporto di cassette di frutta. A dire il vero Filippo lavora in banca, ma se faccio troppe obiezioni passo per rompicoglioni). Ci siamo accomodati in tenda equipaggiati alla bene e meglio con due colibrì e un materassino e dormito fino alla sigla di testa del Tg1, fatto 20km in kayak (30, considerando gli zigzag) sui laghi Masuri e scovato il quartier generale di Hitler, visitato le città storiche di Gdansk e Torun, la chiesetta di Swieta Lipka e il monumento alla patata di Biesiekierz. Poi ci siamo messi in una fila per lavori sulla via del ritorno, senza neanche ritrovare uno di quei panini stantii grossi come teste di vitello. In una settimana abbiamo guidato per 1798,3 chilometri (prima della partenza ne avevo valutati 1800, ma ho evitato di vantarmene perché lui aveva smesso di sopportarmi molto prima del nono giorno insieme) e abbiamo rimesso piede nel Brandeburgo giusto in tempo per la festina dei tedeschi e la festona dei turchi.
A Berlino siamo andati nella pizzeria 'A magica e in un pub con un altarino eretto in onore di Rudi Voeller, abbiamo mangiato come a Damasco (un couscous, due felafel, quattro fra doner, shawarma e kebab), fatto una puntatina la fete de la musique e soprattutto frequentato le sue ex. Perché dove c'è Antonio ci sono le sue donne. Attualmente la capitale tedesca ne ospita quattro. A volte capita che sei circondato - come durante Spagna-Italia - a volte le vedi singolarmente. E da solo. Come quel pomeriggio in riva alla Sprea, quando Daniela mi ha trascinato in una discussione di tre ore su montatori di maiali (Schweinsteiger ndr) e farfalline nello stomaco. Finché una signorina trafelata ci ha interrotti, eruttando frasi su frasi senza che sul suo sguardo comparisse mai l'ombra del dubbio che io non afferrassi una ceppa.
E' perché col tempo ho affinato la tecnica di tre espressioni facciali: l' "ah-ma-davvero-non-mi-dire", utile per non rovesciare disprezzo su chi mi racconta il suo viaggione a Sharm-El-Sheik; il "già-sono-incazzato-di-mio-se-ti-avvicini-ti-spiezzo-in-due" escogitato quell'indimenticabile primo dì a Johannesburg, e il "hmmm.. davvero-interessante" spendibile con chiunque e ad ogni latitudine. Visto il mio interesse, insomma, quella ha continuato.
Solo quando la giovine ha finito, Daniela ha replicato qualcosa. Alché lei è sparita.
"Cosa ha detto?" ho domandato allora alla ex numero tre. "Mah, niente... c'è un gioco televisivo su una rete stupida... voleva sapere se eri disponibile per un blind date con una ragazza che ti ha visto e ti ha indicato alla produzione... Se avessi accettato sareste andati in giro, poi a cena insieme in un hotel a quattro o cinque stelle e tu avresti vinto un viaggio. Poi potevi decidere se farlo con lei o da solo. Ma io le ho detto che non parli tedesco... così resti qui con me".
Tanto col culo che mi ritrovo vincevo al massimo un viaggio a Borgo Ticino.

domenica 8 giugno 2008

Puci per sempre

Marco e Chiara si sono sposati con rito civile officiato da amico detto 'Il Pera' in chiesetta sconsacrata e con ricevimento equo-solidale. Puci e Donedo hanno affittato pullman, parcheggi e hotel, occupato la chiesa degli Artisti, celebrato in due lingue e sparato fuochi d'artificio a Villa Miani. Il mondo è bello perché è vario. E io sto spesso in mezzo. A parte rispettare i tre appuntamenti per i quali ero rientrato dal periplo del globo - il terzo era quello ravvicinato col cordolo di via Marmorata - in un mese ho cercato chi mi offrisse una cena (con risultati decenti), cercato un lavoro (con risultati discutibili) e cercato una ragazza (con risultati disastrosi). Poi ho conosciuto Paolo Sorrentino e Alex By One, ho parlato con Riccardo Cucchi e Max Leggeri e ho fatto gli auguri ad una trentina di amici. Negli anni Settanta i gemelli andavano di moda e i figli si concepivano solo a fine agosto. I tre Massimiliano si sono guardati bene dall'organizzare qualcosa, mentre Fiorella ha fatto festa al Circo Massimo, Millo a Trastevere, io in un locale pieno di falcette, carrom, jianzi e martellini, Fulippo in quello del fratello che s'era pure dimenticato la ricorrenza e Lidia a casa sua. Dove siamo rimasti fino all'alba a scomporre e ricomporre inutilmente il concetto di viaggio. Avendo sull'argomento le idee ancora confuse, io riparto. Per un trasferimento che potrebbe estendersi ad una gita, quindi ad una visita parentale e magari anche ad un viaggetto.

martedì 27 maggio 2008

On The Road


Il giro del mondo in 15 minuti, 345 scatti e 4 canzoni.
Le più ascoltate in quell'anno a cavallo tra il 2007 e il 2008.
 Vissuto tra 35 Paesi, un'ottantina di frontiere, cinque aerei e mille ore in bus.
Con in tasca ipod, portafoglio nepalese, Lumix col cerotto e passaporto illegale. 
(video da ascrivere ai danni collaterali dell'isolamento sociale)

giovedì 15 maggio 2008

Rehab



...è uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo!


creata una nuova galleria di foto di viaggio assortite e stravaganti... RTW Overland 2007-2008): Album di Viaggio

lunedì 12 maggio 2008

L'étranger (Comme un roman)

Aujourd'hui, maman est morte. Mezza riga di Camus e ho telefonato a casa. Dall'estero avevo chiamato due volte negli ultimi dieci anni: la prima per annunciare di aver visto un jet sganciare tre bombe nei pressi della mia testa, l'ultima per denunciare la sparizione della compagnia aerea che doveva riportarmi da Pechino. Infatti prima del punto interrogativo mia madre non c'ha messo un come stai, ma un cosa è successo. Ero nel terminal di Denizli, in Turchia, e non era successo quasi nulla. Era sera, avevo lo stomaco vuoto, le vertigini da salto nel vuoto e leggevo, in attesa di un autobus. Poi ne ho presi un centinaio. E una ventina fra navi, traghetti e barchette. E una dozzina di treni. E una mezza dozzina di aerei. I chilometri percorsi non li so, le ore passate in movimento sì. Mille, tonde tonde. Immancabilmente in compagnia di quadernetto di appunti e libro di turno, passaporto sfregiato e i-pod con auricolari tarocchi, fotocamera incerottata e portafoglio sbrindellato made in Nepal, fregola, impertinenza, curiosità, batticuore, insonnia e sete.
Trecento giorni dopo, sono tornato nel Paese di partenza. E con lo zaino ancora sulle spalle ho sentito Cesara Buonamici. "All'abitudine un po' snob di andare a lavorare in bicicletta, il neo sindaco di Londra ha preferito la vettura con autista". Delle due l'una: o l'aver ascoltato 53 volte Boys Don't Cry mi ha defintivamente rincitrullito o in alcune tv di questa singolare nazione le attribuzioni vengono distribuite - come dicono a Timor Est - a cazzo di cane. Pur di fuggire a Uomini e Donne versione CULT ho trascinato giù un nipote a caso. E dietro l'angolo un cartellone pubblicitario sotto l'indicazione stradale per Agrate Conturbia mi ha informato che il Gabibbo era atteso al Gigante di Varallo Pombia domenica 11 maggio. Che poi è il giorno in cui l'Inter FC ha conquistato finalmente il suo primo punto da quando sono rientrato in Italia. E in cui Rino mi ha accolto con un ghigno, esclamando: "In settantasei campionati di calcio a girone unico è la venticinquesima volta che lo scudetto si assegna all'ultima giornata...".
Già. Mi sono seduto sulle scalette e ho riaperto quell' Ombre sulla via della Seta che Lidia mi aveva regalato dieci mesi fa. "Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si ha la sensazione che quello sia il cuore del mondo. Si parte per incontrare le molteplici forme della fede. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall'eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà". Tornato a casa mi sono sistemato davanti ad un computer che ancora non riesce a smaltire 4000 mails in coda. E di fronte al candore del motore di ricerca, ho digitato Madagascar.
p.s. mi scuso per il ritardo con A.A. (che tanto da dicembre in poi ha avuto altro cui pensare), Fabiana (che subito dopo è sparita) e gli altri amici che mi hanno chiesto quale libro stessi leggendo. E' che ne ho letti tanti. Alcuni lungamente attesi, altri incontrati per caso, alcuni portati da casa, altri comprati strada facendo o prestati o regalati. Alcuni classici, altri a tema, alcuni in lingua originale, altri tradotti in lingue terze. Alcuni illegibili, altri da leggere ancora e ancora. Ne sono rimasto sprovvisto solo nei primi due giorni di Melbourne, quando l'unico testo stampato a mia disposizione era il referto del Royal Hospital. "Examination revealed tinea infection on both feet and a swollen inflamed third toe right with some swelling on the dorsum of his foot. Also tinea infection on the sole of the right foot...". Lo conoscevo a memoria. In dieci mesi ho letto Camus (Lo straniero), Zola (La bestia umana), Sontag (Sulla fotografia), Politkovskaja (Proibito parlare), Terzani (Buonanotte, signor Lenin), Landolfi (Cancroregina), Kapuscinski (In viaggio con Erodoto), Thubron (Il cuore perduto dell'Asia), Garcia Marquez (Cent'anni di solitudine), Rampini (Il secolo cinese), Kundera (L'insostenibile leggerezza dell'essere), Jodorowski (La danza della realtà), Bettinelli (In vespa), Levi (Se questo è un uomo), Grisham (Fuga dal Natale), Dostoevskij (L'idiota), Hosseini (The kite runner), Brown (The Da Vinci code), Haddon (The curious incident of the dog in the night time), Tertrais (Asie Sud-Est: enjeu regional ou enjeu mondial?), G. David Roberts (Shantaram), Céline (Voyage au bout de la nuit), Chatwin (Le vie dei canti), Houellebecq (Le particelle elementari), Musil (L'uomo senza qualità), Ammaniti (Fango), Blissett (Q), Woolf (La signora Dalloway), Leila (Murata viva), Rees (La casa dei desideri), Wells (El viaje del hombre), Follett (il pianeta dei bruchi), Levy (Dove sei?), e Pennac (Comme un roman). Avrei voluto sfogliare anche Salinger e Buzzati, Neruda e Pamuk, Eco ed Hemingway, Pasolini e Calvino, Woody Allen e Gian Antonio Stella. Ma tanto prima di trovare lavoro ho tempo...
nuove galleries RTWO (2008): Guatemala 1, 2 e Belize
aggiornata la pagina DarioTube

giovedì 1 maggio 2008

Blowing in the wind

Se trovero' le parole comincero' dicendogli che tutto, dalla fede all'amore, si fonda sulla conoscenza. Gli diro' che il cibo della conoscenza è il confronto col diverso, perche' è cosi' che si scoprono i propri confini e si estendono i limiti del reale. Che conoscere i vari modi di essere uomo intanto allarga i propri. Che includere altri mondi nel raggio del possibile aggiunge il sale della scelta autentica alla via che si percorre. Che ogni sistema, ogni societa', soffoca le potenzialita' degli individui coi suoi schemi identitari e i suoi modelli di riferimento ristretti. Che ogni esistenza ha bisogno dell'ossigeno dell'autodeterminazione libera e consapevole. E possibilmente dei colori della vita vera. 
Mattia ha 7 anni ed è molto intelligente. Una sera di quattro anni fa mi domando' se anche io ero stato piccolo. Ma a questo punto della mia requisitoria sara' scappato in stanza a giocare con le figurine di Dragon Ball, rimpiangendo il momento in cui aveva chiesto allo zio come era andato il giro della Terra. Allora prendero' da parte Carolina. E lei fara' finta di non conoscermi, solo perche' l'unica volta che mi ha visto aveva 28 giorni. Le diro' che nel suo primo anno di vita mi sono voluto fare un regalo. Che il viaggio è il punto in cui s'incontrano storia, geografia, antropologia e tante rogne. Che è il luogo in cui il guascone e l'eremita, il buffone e l'idealista, lo spregiudicato, lo sfacciato e lo scellerato che sono in ognuno di noi si danno appuntamento. Che a Roma direbbero che ho cercato di farmi passare la sete col prosciutto. 
Dopo aver finto anche che 13 mesi siano pochi per capire cosa sto blaterando, a quel punto Carolina ronfera'. E sotto mano mi restera' solo Andrea. Gli confessero' che sono un po' frastornato. Perche' per Hegel (o era Aristotele o Darwin o Marx o Levy-Strauss?) l'uomo e' un animale storico, mentre per Baglioni la vita e' adesso. Per il papa' di Bambi invece un principe non guarda mai indietro. Con tutti questi punti di riferimento è inevitabile un po' di confusione. Andrea capira' perche' non ha visto cuginetti neanche col binocolo e raggiungera' Mattia. E come tutti i bravi squilibrati io continuero' a parlare da solo. Come del resto ho fatto negli ultimi dieci mesi.
Rileggendo quella frase - chi non viaggia non conosce il valore degli uomini - sull'aereo saro' tornato con la mente a Orion, Fabio, Blaz ed Ernesto, a Tamara, Eva, Justine e Jessica, a Marcel e Christian, Raina e Marine, Martin e Sara, gli Whitehead e gli svizzeri. Agli amici che hanno fatto tanta strada per accompagnarmi. Ma soprattutto agli Tsachouridis, a Mustafa', a Faruk, Ucha, Gozel, Aleksej, Sayitbek, Jason, Erwin, Jeff, Karl, Tom, John, Mutasem, Alain, Nixia, Roger, Lupita e a tutte quelle persone che fra la Grecia e lo Yucatan hanno offerto un letto, un passaggio, un pasto, un appoggio e tanto altro ad uno sconosciuto un po' invadente. Per accorciare l'Atlantico mi saro' gingillato davanti a 1300 foto, godendone al tatto neanche fossero monete antiche. E le avro' pure ripercorse una ad una, come se non le conoscessi gia' a memoria. Finche' - ancora una volta - non avro' capito se il cuore pulsa o boccheggia, se stringe forte perche' stracarico o perche' eccitato. Se mi chiede emozioni o mi prega di andarci un po' piu' piano.

Il fatto è che esperienze così ti dicono che non sei un'entità estranea al mondo. Ti spiegano che il tuo corpo è tramite, non confine. Ti insegnano a non vivere sulla difensiva. A non provare mai disgusto o fastidio. Quasi mai paura. Vivi, capisci, accetti, ti integri. O ci provi, che è già qualcosa. Quando infine hai realizzato che l'essere umano è un animale inoffensivo, senti che puoi finalmente cominciare a correre senza freni. Ad amare. Kapuscinski sostiene che il viaggio insegna l'umilta' perche' ci mette di fronte alla nostra ignoranza. Vero. Le domande che restano appese sono sempre piu' delle risposte che suggerisce. Infatti a me restano un sacco di dubbi. Chissa' se qualcuno ha ritrovato la Professor Gul, per esempio. O chissa' se hanno allargato quella porticina fra Uzbekistan e Kazakhstan. E chissa' se il capitano di Labuhan Bajo ha rottamato la barca o c'ha messo un altro cacciavite. Chissa' se nel frattempo l'impiegato della banca di Dunhuang s'e' accorto che sopra la sua testa c'e' scritto Western Union e s'è fatto spiegare cos'è. Chissa' se nel motel di Comayagua, quello col murales di una coppia inciuciante dipinta in un cuore, hanno realizzato che chiamarlo Mi segunda ilusion porta quantomeno sfiga. Chissa' se quegli sticchi del Chilly Willy's l'ultima sera non si sono neanche avvicinate perche' tanto ce l'ho scritto in fronte che l'articolo non mi interessa. 

Poi, quando l'aereo avra' rimbalzato sulla pista, i pensieri saranno stati cancellati da quell'applauso. Inconfondibile. In Italia - solo in Italia - pare che il comandante si esibisca in un triplo axel invece di fare il suo dovere. E allora saro' sceso sul pratico. Come sara' presentarsi senza dire "...come Mario con la D" e facendo cadere l'accento sulla vocale giusta. Come sara' usare gli euro dopo aver maneggiato altre 25 valute. Come sara' dormire su un letto mio dopo aver trascorso le notti in 150 posti diversi. Quanti sampietrini bagnati prima di volare giu' dal motorino. Quanto calda sara' la scossa degli abbracci. 

E alla fine di tutto mi sara' rimasta una domanda. Una sola. Quella che mi tormenta da mesi. E alla quale non importa quanto legga, ascolti, cammini o pensi, non riesco a trovare la risposta giusta. Una domanda sola... Ma quale cavolo era il PIN del mio cellulare?