Nuovi aggiornamenti in WMNA e DarioTube
Nuova gallery in SCATTI DI VIAGGIO: Est Express 2008
Eppoi, una chicca tutta giallorossa, una Pizzeria berlinese
"Il problema dell'italiano è che bisogna trovare un modo più breve per dire doppiovù". Io pensavo al conflitto di interessi, ma siccome a forza di studiare la comunicazione fra neuroni Antonio ha conseguito lo status di cervello in fuga, do' per scontato che lui si ponga domande più serie delle mie. E che grazie a queste poi giunga a conclusioni più fondate. Tipo "il vero miracolo tedesco sono le stanghe con le tette grosse appese". E io che pensavo alla ripresa postbellica.
Dove siamo rimasti fino all'alba a scomporre e ricomporre inutilmente il concetto di viaggio. Avendo sull'argomento le idee ancora confuse, io riparto. Per un trasferimento che potrebbe estendersi ad una gita, quindi ad una visita parentale e magari anche ad un viaggetto.
...è uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo!
creata una nuova galleria di foto di viaggio assortite e stravaganti... RTW Overland 2007-2008): Album di Viaggio ►
Trecento giorni dopo, sono tornato nel Paese di partenza. E con lo zaino ancora sulle spalle ho sentito Cesara Buonamici. "All'abitudine un po' snob di andare a lavorare in bicicletta, il neo sindaco di Londra ha preferito la vettura con autista". Delle due l'una: o l'aver ascoltato 53 volte Boys Don't Cry mi ha defintivamente rincitrullito o in alcune tv di questa singolare nazione le attribuzioni vengono distribuite - come dicono a Timor Est - a cazzo di cane. Pur di fuggire a Uomini e Donne versione CULT ho trascinato giù un nipote a caso. E dietro l'angolo un cartellone pubblicitario sotto l'indicazione stradale per Agrate Conturbia mi ha informato che il Gabibbo era atteso al Gigante di Varallo Pombia domenica 11 maggio. Che poi è il giorno in cui l'Inter FC ha conquistato finalmente il suo primo punto da quando sono rientrato in Italia. E in cui Rino mi ha accolto con un ghigno, esclamando: "In settantasei campionati di calcio a girone unico è la venticinquesima volta che lo scudetto si assegna all'ultima giornata...".
Se trovero' le parole comincero' dicendogli che tutto, dalla fede all'amore, si fonda sulla conoscenza. Gli diro' che il cibo della conoscenza è il confronto col diverso, perche' è cosi' che si scoprono i propri confini e si estendono i limiti del reale. Che conoscere i vari modi di essere uomo intanto allarga i propri. Che includere altri mondi nel raggio del possibile aggiunge il sale della scelta autentica alla via che si percorre. Che ogni sistema, ogni societa', soffoca le potenzialita' degli individui coi suoi schemi identitari e i suoi modelli di riferimento ristretti. Che ogni esistenza ha bisogno dell'ossigeno dell'autodeterminazione libera e consapevole. E possibilmente dei colori della vita vera.
Rileggendo quella frase - chi non viaggia non conosce il valore degli uomini - sull'aereo saro' tornato con la mente a Orion, Fabio, Blaz ed Ernesto, a Tamara, Eva, Justine e Jessica, a Marcel e Christian, Raina e Marine, Martin e Sara, gli Whitehead e gli svizzeri. Agli amici che hanno fatto tanta strada per accompagnarmi. Ma soprattutto agli Tsachouridis, a Mustafa', a Faruk, Ucha, Gozel, Aleksej, Sayitbek, Jason, Erwin, Jeff, Karl, Tom, John, Mutasem, Alain, Nixia, Roger, Lupita e a tutte quelle persone che fra la Grecia e lo Yucatan hanno offerto un letto, un passaggio, un pasto, un appoggio e tanto altro ad uno sconosciuto un po' invadente. Per accorciare l'Atlantico mi saro' gingillato davanti a 1300 foto, godendone al tatto neanche fossero monete antiche. E le avro' pure ripercorse una ad una, come se non le conoscessi gia' a memoria. Finche' - ancora una volta - non avro' capito se il cuore pulsa o boccheggia, se stringe forte perche' stracarico o perche' eccitato. Se mi chiede emozioni o mi prega di andarci un po' piu' piano.Il fatto è che esperienze così ti dicono che non sei un'entità estranea al mondo. Ti spiegano che il tuo corpo è tramite, non confine. Ti insegnano a non vivere sulla difensiva. A non provare mai disgusto o fastidio. Quasi mai paura. Vivi, capisci, accetti, ti integri. O ci provi, che è già qualcosa. Quando infine hai realizzato che l'essere umano è un animale inoffensivo, senti che puoi finalmente cominciare a correre senza freni. Ad amare. Kapuscinski sostiene che il viaggio insegna l'umilta' perche' ci mette di fronte alla nostra ignoranza. Vero. Le domande che restano appese sono sempre piu' delle risposte che suggerisce. Infatti a me restano un sacco di dubbi. Chissa' se qualcuno ha ritrovato la Professor Gul, per esempio. O chissa' se hanno allargato quella porticina fra Uzbekistan e Kazakhstan. E chissa' se il capitano di Labuhan Bajo ha rottamato la barca o c'ha messo un altro cacciavite. Chissa' se nel frattempo l'impiegato della banca di Dunhuang s'e' accorto che sopra la sua testa c'e' scritto Western Union e s'è fatto spiegare cos'è. Chissa' se nel motel di Comayagua, quello col murales di una coppia inciuciante dipinta in un cuore, hanno realizzato che chiamarlo Mi segunda ilusion porta quantomeno sfiga. Chissa' se quegli sticchi del Chilly Willy's l'ultima sera non si sono neanche avvicinate perche' tanto ce l'ho scritto in fronte che l'articolo non mi interessa.
Poi, quando l'aereo avra' rimbalzato sulla pista, i pensieri saranno stati cancellati da quell'applauso. Inconfondibile. In Italia - solo in Italia - pare che il comandante si esibisca in un triplo axel invece di fare il suo dovere. E allora saro' sceso sul pratico. Come sara' presentarsi senza dire "...come Mario con la D" e facendo cadere l'accento sulla vocale giusta. Come sara' usare gli euro dopo aver maneggiato altre 25 valute. Come sara' dormire su un letto mio dopo aver trascorso le notti in 150 posti diversi. Quanti sampietrini bagnati prima di volare giu' dal motorino. Quanto calda sara' la scossa degli abbracci.
E alla fine di tutto mi sara' rimasta una domanda. Una sola. Quella che mi tormenta da mesi. E alla quale non importa quanto legga, ascolti, cammini o pensi, non riesco a trovare la risposta giusta. Una domanda sola...
Ma quale cavolo era il PIN del mio cellulare?
Il soffio delle lenzuola fresche di bucato picchia sulle narici come una madeleine sparata da una balestra. Una tazza di caffe' per il tarlo del manierismo. Quel piccolo, fottutissimo, borghesuccio parlante esce dal letargo. Basta un passo in un appartamento che sembra davvero un appartamento, che improvvisamente la barba di sei giorni diventa sciatta, la maglietta sgualcita, i pantaloni impolverati, le scarpe impresentabili. Il tutto oggettivamente. Bentornato nel mondo dove una patacca sui bermuda e' peggio di una macchia sulla fedina penale, Dario. Il vantaggio dovrebbe essere una doccia calda, ma per non farmi abituare subito a certi lussi nel quattro stelle della cosichiamata Riviera Maya proprio oggi il signor Caso ha deciso di farla mancare. E per la precisione si dorme sul divano. Al secondo passo mi accuccio e mi faccio precedere dal cuscinone di Hello Kitty. Jamila lo afferra con riluttanza. Rompo il ghiaccio. "Ciao, figlioccia!". Lei si copre mezzo volto con un braccio, poi si volta verso la madre. E le consegna uno sguardo che e' una domanda inequivocabile. "E mo' chi e', questo?".
Lo sguardo fotografa subito due famiglie di protestanti mennoniti dagli occhi celesti sgranati e dai volti diafani e diffidenti, un nucleo cinese con figliolata qui ancora legale, un campesino meticcio col cappello da cow-boy, una ragazza indiana, alcune donne maya e una coppia di antropologi dell'Universita' di Topeka, nel Kanas. Tutti gli altri occupanti dello scuola bus che lascia Punta Gorda verso il centro del Belize sono creoli o garifuna. Nello spazio di un corridoio si parlano cinque lingue e si professano una mezza dozzina di confessioni: un crogiuolo di etnie meraviglioso, impensabile neanche in Uzbekistan, Malesia, Hong Kong o Melbourne. Una signora morena con la testa piena di bigodini rosa mi da' pure il benvenuto chiamandomi sweet mango (l'appellativo con cui qui si indica lo straniero e col quale probabilmente si sottolinea la sua mollezza - della serie mi ti ciuccio come...), poi l'incantesimo della concordia universale viene frantumato dal mio vicino.
Al suo posto si sistema Bernard Linarez. E' creolo, ha 22 anni e viaggia con una borsetta blu scura dalla quale estrae un paio di scarpini amaranto di Ronaldinho e la maglietta numero 14 della nazionale del Belize. Bernard dice di averci giocato 10 volte ("o forse piu'"), di aver segnato contro Panama e di esser diretto a Belmopan dove e' in programma il raduno di preparazione alla sfida contro il Messico valida per le qualificazioni mondiali. Si gioca a Houston il 16 giugno. "Forse".
consente di farlo verticalmente.