martedì 1 gennaio 2008

Il buono, il brutto, il cattivo (Capodanno a Timor Est)

Il fuggitivo ha la risata arrochita da quaranta Winfield al giorno e liberata da ogni paura di rischiare. In 43 anni Ludwig detto Luk ha fatto di tutto, dal meccanico all'editore di riviste di cultura, finche' la madre si e' ammalata di alzheimer. Scoraggiato dai costi delle case di cura tedesche, Luk e' partito per Bali con una valigia appesantita da 14 mila euro e dalla necessita' di trovare una sistemazione adatta all'anziana donna. Ma a Bali ha incontrato una ragazza di Timor che l'ha trascinato in fondo ad un mare di guai.
Steve ha sessant'anni tondi tondi. Al mattino strofina un'ampolla piena di cristalli energizzanti attorno ad una bottiglia di acqua di rubinetto. E la beve. Poi incrocia le gambe sul letto, assume la posizione del loto - la padmasana - sfogliando un sussidiario di yoga taoista, distende il corpo e si dedica all'autoshiatsu e ai massaggi ayurvedici. Quando ha completato tutte le operazioni, comincia ad interagire. "Conosco gente con la meta' dei miei anni che non riesce a fare questi esercizi". Lo ripete una dozzina di volta al giorno. Almeno nei cinque che trascorriamo nella guest house accanto al campo profughi di Dili, la capitale di Timor Est.
Il tenente Batista Travolta non e' abituato ad incrociare stranieri. Sfodera l'aria da duro, intuendo che sto spolverando l'obiettivo Leica per prepararmi ad usarlo, e si mette in posa, con il suo fucile, accanto alla struttura di legno sotto la quale due suoi colleghi controllano le borse degli avventori senza l'ausilio di un metal detector. Quando gli chiedo se e' possibile fotografare la frontiera fra Indonesia e Timor Est, scruta il panorama alla ricerca di una risposta. Attorno a noi il mare e' pacifico, la terra bruciata, le palme abbattute. La radura tace, sembra stordita, sotto l'effetto di una tempesta di napalm. Nessuno obietta, posso scattare.
Nell'autunno del 1999, proprio in questo territorio, le milizie paramilitari di Jakarta massacrarono decine di migliaia di timoresi. Il 30 ottobre, in un referendum dall'esisto plebiscitario, gli abitanti della ventisettesima provincia indonesiana occupata da Suharto nell'agosto del '75 a costo di 130mila vittime, si erano espressi contro la concessione di uno statuto speciale e per l'indipendenza dell'oriente dell'isola. La volevano il 79% dei nove timoresi su dieci accorsi alle urne. La forza multinazionale che con ritardo colpevole e strategico si inseri' nella contesa fu costretta in un primo momento a ripiegare a Darwin, in Australia. Per pacificare la situazione ci vollero mesi di sangue, per la proclamazione della repubblica democratica e il riconoscimento internazionale del nuovo Stato si dovettero aspettare quasi tre anni, il 20 maggio 2002. Oggi normalita' significa convivere con 1100 militari australiani e neozelandesi e 1600 poliziotti spediti in questo mignolo di mondo da Filippine, Senegal, Bangladesh, Malaysia e altri 35 nazioni e coordinati da militari portoghesi. Significa partecipare ai Giochi del sudest asiatico, dove la Thailandia conquista 400 medaglie, le Filippine oltre 200, e persino il minuscolo Brunei vince un oro e tornare a Dili senza l'ombra di un riconoscimento. La popolarita' degli australiani, che pure avevano scavalcato l'immobilismo statunitense per sostenere la causa nazionale timorese, ora e' in calo. A meno di cento chilometri a sud dalla costa le piattaforme di Canberra estraggono e sfruttano petrolio e gas naturale, al governo di Xanana Gusmao - l'ex capo della guerriglia arrestato dagli indonesiani nel '92 - arrivano briciole da 300 miliardi di dollari. E agli abitanti di Timor est neanche quelle. Ma la tensione e' anzitutto e soprattutto un manufatto interno: il Parlamento e' frammentato - il partito di maggioranza relativa ha appena il 18% dei consensi - il governo e' debole e gli scontri fra fazioni, etnie e citta' ha portato piu' volte Timor Est sulla soglia della guerra civile, l'ultima nella primavera del 2006. Per il palazzo di vetro questo resta un Paese a rischio cosiddetto arancione. Appena sotto l'Iraq. E proprio gli uomini deputati a mantenere l'ordine pubblico, ad addestrare un esercito e una polizia nazionali e quella ragnatela di organizzazioni non governative accorse a portare assistenza sanitaria e logistica, sono i destinatari del nuovo livore collettivo. Si esprime con sassaiole ai cortei di Land Cruiser dai vetri oscurati che quotidianamente sfilano lungo le strade dissestate di Dili, e si acuisce il venerdi' sera, quando l'alcool fa sembrare il mondo al di la' del mare ancora piu' colpevole di voler sfruttare la situazione, invece di voler contribuire a migliorarla.

Luk non sapeva neanche dove fosse, Timor, prima conoscere quella cantante a Bali. E anche dopo averlo saputo non rientrava nei suoi piani andare fino a li'. Ma la notte in cui invito' la ragazza in stanza per fumare un sacchetto di erba, comprese che aveva sbagliato a fidarsi di lei. E del manager dell'albergo di Kuta cui aveva parlato dei 14 mila euro. Alla sua porta si presentarono sei poliziotti in borghese, ai quali Luk oppose resistenza perche' quelli non avevano un mandato di perquisizione. Nella migliore delle ipotesi erano degli ufficiali corrotti, nella peggiore dei millantatori. Ad ogni modo sapevano che quel tedesco stava facendo uso di sostanze stupefacenti, e gli intimarono di pagare proprio quattordici mila euro. Altrimenti lo avrebbero obbligato ad una confessione. Oppure ad un'analisi del sangue che lo avrebbe spedito in carcere prima ancora di un regolare processo. L'editore di pax et gaudium e di pax geschichte cedette, venne a patti con i sei uomini, gli promise 1.500 euro e tutti e sette si incamminarono nel buio di Kuta. Non c'erano uffici cambi aperti, e quando dopo l'ennesima discussione Luk realizzo' che nessuno degli indonesiani che si erano spacciati per poliziotti indossava un distintivo, decise di opporsi al sopruso e di affrontare la faccenda in modo piu' risoluto. E piu' pericoloso. Scappo' di corsa, dietro l'angolo sali' su un taxi e semino' gli inseguitori, trovando riparo a casa di un suo vecchio amico europeo. Prima dell'alba torno' in albergo, ricompose la valigia, recupero' i contanti dalla cassetta di sicurezza e se ne ando', incrociando due voltanti della polizia che andavano - probabilmente - a prendere proprio lui. La situazione si era fatta delicata. Prima detenzione e uso di droga (scovata dai sei uomini in un cassetto della sua stanza), quindi resistenza a pubblico ufficiale. Ora anche la fuga davanti ad un arresto. Luk doveva scappare sul serio, fino in fondo. E senza lasciar tracce. Cosi' si imbarco' su un traghetto per Lombok, da Mataram prese l'autobus che attraverso uno stretto, un giorno e una notte, lo porto' a Sape, il porto piu' orientale della brulla isola di Sumbawa. Quindi un altro ferry, per otto lunghissime ore, fino a Flores. E ancora da li' in nave fino a Kupang, infine via terra a Timor Est. Il piu' lontano possibile dalla polizia indonesiana. Ludwig non pensava, arrivato a Dili, che ci si sarebbe stabilito per piu' di un mese.

Da quando ha perduto la moglie, Steve ha divorziato dallo stile di vita occidentale che non faticava a condurre da importatore di vini. Quell' esistenza e' arrivata al capolinea quindici anni fa, quando si e' ritrovato solo e deluso, ha venduto la casa e la macchina e senza piu' ancore ha lasciato l'Inghilterra e ha cominciato a navigare per il mondo, mantenendosi grazie ad un fondo pensionistico che gli garantisce 800 euro al mese. Rispetto a Luk, Steve e' a Timor per il motivo opposto: vuole tornare in Indonesia, raggiungere anfratti piu' remoti dell'arcipelago, ed ha bisogno di un nuovo visto. Negli uffici di Dili, pero', le pratiche burocratiche sono particolarmente rallentate, soprattutto fra Natale e Capodanno. Ma Steve sa aspettare. Trascorre le giornate eseguendo gli esercizi di yoga davanti al suo libro con la copertina rosa, e quando ha ristabilito l'armonia fra corpo e testa, dispensa perle di saggezza con fare consapevole, vaticinante, atarassico e logorroico. Se lo interroghi su un accordo musicale, dopo venti minuti ti accorgi che sta rievocando ancora una volta Stefania, il suo vecchio amore italiano con il quale ha vissuto "il rapporto piu' profondo che un uomo e una donna possano vivere", dopo mezz'ora sta ripassando il suo soggiorno a Goa, dopo quaranta minuti sta parlando del suo dentista di Bucarest e dopo un'ora, perso chissa' in quale delta della memoria, e' arrivato a raccontare di come gli aborigeni australiani non nominino le stelle ma lo spazio blu fra i puntini celesti. E che in uno di questi vedono un emu'. Finita la girandola di argomenti, Steve prende la sua chitarra e suona. Riadattando la stessa melodia e le stesso testo al richiedente di turno. Basta cambiare il nome della ragazza cui dedicare una canzone.

La guest house di Dili, di proprieta' di un ex camionista australiano di nome Henry, e' infatti un'oasi nella quale confluiscono i percorsi piu' disparati. C'e' annesso un ristorantino indiano dove si rifocillano molti dipendenti delle Nazioni Unite, e c'e' un bancone sul quale si incrociano i destini di stranieri e locali. Uomini e donne. A Ludwig la dimensione non dispiace. In un mese ha avuto modo di soddisfare i suoi appetiti sessuali con piu' di una ragazza timorese, finche' una non e' diventata la "sua". Dopo ogni visita, la sua ragazza viene ringraziata con un paio di birre e con un paio di biglietti da 20 dollari. E per ringraziarlo a sua volta, ogni tanto lei si presenta con sua sorella. Cosi' Luk e' diventato un affare di famiglia. Steve no. Lui ama confrontarsi, con me come con le signorine venute a cercar gloria e cotillons nella guest house di Henry. Spiega loro che l'amore e' soprattutto un fatto spirituale, ma che se si abbattessero certe convenzioni culturali le ragazze non si troverebbero a disagio nell'abbracciarlo o nel dargli un bacino. Loro pero' continuano a trincerarsi dietro le loro convenzioni culturali. Steve aggiunge allora che ci sono ragazzi con la meta' dei suoi anni che non riescono a fare gli esercizi yoga e, dopo aver raccontato di Stefania, di Goa, del suo dentista di Bucarest e degli emu', si esibisce in una canzone d'amore - sempre la stessa - scritta appositamente per la ragazza di turno. Infine, nonuncurante delle mie orecchie biforcute, tenta l'ultimo assalto chiosando con un epitaffio, citando i classici della musica pop. A modo suo. "Cara mia, come dice quella canzone... Everybody gets hurted sometimes ...percio' Listen to your heart when it's knocking on your door". Si', buonanotte.

E' con Luk e Steve, in un'atmosfera da sopravvissuti ad un naufragio, da reclusi su un'isola deserta, da membri di un microcosmo eterogeneo ma profondamente complice, che trascorro gli ultimi giorni del 2007 parlando di politica ed economia, di costume e societa', di libri, viaggi e amori. Ho sempre pensato che esiste una nazionalita' trasversale a coloro che viaggiano, ma forse c'e' di piu'. Negli uomini, cosi' come negli uccelli, ci deve essere qualche meccanismo che favorisce la cooperazione e la coesistenza fra i migratori. Lo stormo di Dili si arricchisce, poco prima della mezzanotte, quando arrivano un austriaco, Mike, una coppia di svedesi - Johanna e Mattias - un canadese, Dave, e una taiwanese, Ching. Ludwig svergina un litro di whiskey scozzese al 59 per cento e ci obbliga a scolarlo. Quindi sequestriamo il pick up di Henry, e sotto un diluvio impietoso girovaghiamo per le vie cupe di Dili trovando asilo nella festa di Mario, che viene dalla Guinea Bissau, fa il consulente per il ministero dell'agricoltura e della pesca, e impacchettato nella sua tunica porpora con ricami argentati organizza un party per lavoratori africani.
Quando torniamo fra gli scrosci di pioggia, la guest house e' allagata.

32 commenti:

fulippo ha detto...

E com’è andata la sciata sull’Ayers Rocks? Sei sceso a palla? Ti districavi tra i paletti? O niente di tutto questo perché sai ... i zoppetti ... devono andarci piano con le cose serie.

Anonimo ha detto...

Bene!! Quindi sei in territorio australiano finalmente...e con tutte le dita dei piedi ancora attaccate!! Ma con te hai portato il simpatico geco con cui hai diviso le notti e (quasi) il letto...oppure la bellezza indonesiana, Miss Bellezza e Intelligenza, con tutto il corredo di 80 parenti? Ma ti rendi conto che stai attraversando il globo incarnando di volta in volta il sogno romantico di decine di fanciulle di tutte le nazionalita` ed eta`:-)?
Sentiamo davvero tanto la tua mancanza. E quando torni, dopo la doccia calda e il letto vero (con tanto do materasso...pensa) un bidone di Tiramisu` di Pompi per te!!
Baci
Chiara Z.

g ha detto...

Quando si ha sete non c'è niente di meglio di un buon bicchiere d'acqua...

ma quale bidone di tiramisù.. c'è la cena bloggarola!!!!!!

zichichi ha detto...

Se solo non avessi le tasche a chiocciola, avresti trovato anche tu internet...

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda il dito meglio il terzo...poi una domanda: hai raccontato che questa tipa è stata Miss Bellezza e Intelligenza,che tu sei piaciuto molto ai suoi parenti (o almeno così mi è parso di capire dato il raddoppio di parenti)...ma per te com'è? Tu non puoi gettare il sasso, insinuare il tarlo della gelosia nella moltitudine delle tue fans e poi nascondere la mano!!Il pubblico ha "sete" di sapere... ;-)
Dopo 45 minuti scarsi di allenamento si è rifermato Andreolli: trauma cranico! Devo aggiungere altro?

Ah si...con l'acqua ossigenata ci fai pochino....

Ingegnere

Anonimo ha detto...

Che poi vorrei sapere a che prove l'hanno sottoposta per stabilire che e` anche Miss Intelligenza...vabbe`. Ormai comunque la gelosia ci corrode:-)
Riguardo Andreolli...di secondo nome fa Martinez...sempre a noi capitano 'ste sole clamorose.

Cena bloggarola ok...offerta da Dario...e noi portamo il dolce, appunto il bidone di tiramisu`...
Scherzo!
Chiara Z.

Anonimo ha detto...

Ehi, il viaggio e' quasi finito?!?!? Sei nella parte finale dell'australia. Sei sicuro che le dita dei piedi ti servano? staccale tutte e due e dalle in pasto al Geco. A proposito ma che gechi hanno la'? 36 cm cavolo!!!!!!!!! Cmq mi piace sempre di piu' questo blog. Ma tra quanto torni a Roma? la tua voce al mattino manca tanto (non che disprezzi chi c'e' ora al tuo posto), certe abitudini sono dure da cambiare.

Piero Angela ha detto...

Quello è un Geco di Komodo!

johmilton ha detto...

Più che un geco di Komodo quello è un geco che fa Komodo...Con le zanzare giganti e gli insetti vampiri te lo devi prendere e portare anche in sudamerica o ovunque andrai col cargo ghanese, cantando con l'equipaggio "In the navy" dei Village People...

Anonimo ha detto...

Ma il comandante del cargo ghanese in cui tu e l'equipaggio cantate "In the navy" dei Village people è per caso Jeff?


Ingegnere

Anonimo ha detto...

Chiara, sai che mi ero "completamente" dimenticato di Martinez? Ora i casi sono due: o alla "tenera età" di 32 anni sono completamente andato o le sventure della Roma sono state talmente tante che veramente non ho più parole.....

Ingegnere

Anonimo ha detto...

Caro Ingegnere, e` normale che ti fossi dimenticato...non ha mai giocato, non sappiamno manco che faccia c'aveva. Di Andreolli almeno ho visto la faccia in una pubblicita`:-) Vabbe`, lasciamo perde che de bufale, sole, e oggetti misteriosi troppi ne abbiamo visti e temo che troppi ne vecremo. Per anni per es ci siamo chiesti se a impersonare Romolo allo stadio fosse Cesar Gomez...Per non parlare che ne so di Lassissi...ecc
Chiara Z.

Dario ha detto...

No, Chiare', non mi rendo conto perche' non mi risulta proprio... comunque il papa' e la mamma di Diana sarebbero stati pure d'accordo. Ma mi piangeva il cuore al pensiero di far soffrire Jeff e Iman...e poi quando l'ho buttata sul relativistico col nonno di Iman s'e' abbioccata ;)
Milio', per Karl l'acqua australiana mi avrebbe fatto bene pure al piede. Non ti dico...
Fuli'... leggerai ;)
Zichi' (e per conoscenza Mauro) io non so come ci siete andati voi ad Uluru, dove avete alloggiato e con chi. Ma io ho dormito due notti col sacco a pelo poggiato sulla sabbia del deserto...

Anonimo ha detto...

Ciao Dario,
ricorda che non tutti i mali vengono per nuocere, senza un paio di dita del piede potrai calciare magnificamente le punizioni alla Roberto Carlos. La nostra squadra ne avrebbe tanto bisogno visto che non ne azzecchiamo una da una vita.

AleRoma55

guido ha detto...

ma Chiara Zucchina... è perchè è stupida come una zucchina?
:)
scusa me la tenevo da un pò..

Dario occhio agli scorpioni e mettiti la maglia di lana.

mauro ha detto...

Sono cominciate le qualificazioni dell'Australian Open, quando pensi di affacciarti per qualche match?
Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Quindi hai lasciato perdere Diana per puro altruismo...Poveri Jeff e Iman:-) E comunque te credo che si e` addormentata Dariu'!! Vabbe`, comunque quando tornerai da questo fantastico e ricco viaggio e gli editori faranno a botte per accaparrarsi i tuoi manoscritti e uscira` un bellissimo libro, e sarai milionario...faremo la conta di tutte le fanciulle incontrate sulla strada e lasciate con il cuore spezzato (senza parlare delle famiglie deluse delle suddette:-) oltre a quelle di Roma of course.

Caro Guido, non ti preoccupare, e` un soprannome che mi ha dato il nostro amico Dario...mi ha regalato pure un libro in tema:-) Il perche` lo sa speigare meglio lui.

Anonimo ha detto...

Ovviamente quella di prima ero io:-)
Chiara Z.

pao-la ha detto...

almeno il bacino a Jeff potevi darglielo!Se non altro per confermare la questione della reciprocità...
Chiara, oltre alle fanciulle con il cuore spezzato bisogna fare l'elenco anche dei fanciulli, per non parlare dei gechi e dei varani. Io tifo per il geco a pois

pa-o-la ha detto...

sicuramente il soprannome per Chiara è affettuoso anche perchè se fosse davvero una zucchina Dario non la frequenterebbe!In castaldesco zucchina significa ragazza inebetita e frivola che non sa collocare la sua città sulla cartina geografica e che rimane con lo sguardo vuoto quando le si chiede che cosa pensa...un po' il corrispettivo dell'odierna "velina"

bobo ha detto...

Da', se le dita so' del piede sinistro... le puoi tranquillamente lascia' agli aborigeni. E' un piede di cui notoriamente non conosci l'esistenza, calcisticamente parlando la differenza sarebbe impercettibile...

Anonimo ha detto...

perchè invece er destro...

p.s. a Pà me sa un dizionario castaldesco/italiano un pò farlocco...

Anonimo ha detto...

chiedo scusa quello de prima ero io

g.

zichichi ha detto...

E' vero, quello di prima era lui.

Dario ha detto...

Chiare', in verita' ti dico che salutandomi Diana mi ha confessato che le veniva da piangere. Piu' o meno la stessa cosa che mi ha detto Iman. Strano, perche' c'eravamo fatti tre giorni di risate... Il punto e' che riportare queste frasi decontestualizzate, abbandonarle allo schermo, significa sovradimensionarle e impoverirle (un'enciclopedia castaldo-italiano, per favore...) e poi mi tocca fare pure i conti col lettore della domenica. Quindi me le tengo dentro che faccio prima ;)

Sempre grazie a Pippiano, a Massimo 64, a Gabriel e parenti&amici. E Maure'... prima devo informarmi sulle attrezzature per disabili.
Dell'Erba: tutto bene a casa?

Massimiliano ha detto...

Giooovedì,giovedì,giovedì 10 gennaio.....conoscevo un grande della radio che avrebbe aperto così la sua trasmissione. Come va er fettone Dà? Spero migliori(in tutti i sensi,ma ce credo poco...).Non m'aspettavo da parte tua la discussione cor geco(e non dì che non te n'eri accorto:se non era geco sarebbe entrato dalla porta e non dalla finestra!).Per il resto,vai alla grande come sempre! Un abbraccio P.s. Ma i Papaja hanno un parente emigrato a Roma di nome Alealessandro? P.p.s. Mi rivedo molto in ciò che hai detto dei cani......fa piacere sapere che,nemmeno in casi estremi,me te magneresti!

enciclopedia castaldo-italiano ha detto...

Il paradosso del "sovradimensionato impoverito": per una strana legge fisica le frasi che vengono scritte nero su bianco spesso vengono caricate di significati troppo rigidi, assoluti, pesanti e gonfiati; in tal modo vengono ingigantite e perdono le sfumature delicate, particolari e personali della situazione in cui vengono dette o della situazione che descrivono, perciò si impoveriscono. è come un palloncino che più viene gonfiato e più sbiadisce il colore. (Poi il difficile è capire se questo effetto deformante dipende dallo scrittore o dal lettore o dall'oggetto o dal mezzo o da tutti e quattro).

Ho capito bene?

ndr: più che dei lettori della domenica potresti tener conto di quelli dei giorni feriali. E poi, oltre al fatto che si può piangere anche dalle risate, Diana si è commossa perchè eri l'unico pretendente amato dai suoi genitori? ;) Meno male che non hai scritto delle lacrimucce perchè in effetti così faceva troppo Armony o Hector Malot(e ti ha salvato solo parzialmente metterci di mezzo la nota socio-tecnologica ;) ;) ma i lettori feriali ti perdonano perfino questo! :)

Saluti commossi dalle risate :)

fulippo ha detto...

Il problema non è la ricerca delle parole o il loro completamento, per quello basterebbe il T9; il problema è l’interpretazione di un pensiero.
Ti è già abbastanza difficile vivere sul borde_line di questi mesi, senza bisogno peraltro di farti anche delle seghe mentali per raccontare episodi e avvenimenti vissuti.
E allora ... continua a scrivere quello che pensi, butta giù quello che ti viene in testa, spontaneamente a condizione che ogni tanto esegui un “CTRL+ALT+CANC”.

Dipendesse da me, ti direi di continuare a scrivere e raccontare alla “modalità Salgari” cioè seduto comodamente dalla tua stanzetta di casa (magari senza rompic.....), ne hai le facoltà.

Ma che forse il tuo obiettivo finale sia completare in rosso la cartina di WORLD66?

Anonimo ha detto...

Castaldo: e a lei che gliene frega?

G&fam

ANGELO ha detto...

Ciao ragazzi,
sono quello che pronuncia bene Adelaide, almeno a sentire Dario....
Mi inserisco per informarvi sulle ultime condizioni del nostro caro amico. Adesso Dario sta bene ma è comunque ricoverato all'ospedale di Melbourne per questa infezione al piede. Ho parlato direttamente con John Toscano, uno dei più importanti fotografi australiani, che gli ha dato un aiuto e mi ha informato su quest'ultimo sviluppo del viaggio che ho pensato potesse interessare tutti....
John è un mio carissimo amico, sono stato tante volte a Melbourne da lui e di certo è un conforto in più. La cosa più rassicurante è che Dario uscirà presto dall'ospedale, anche perchè altrimenti senza di lui gli Open d'Australia non possono cominciare a Melbourne Park... Chiaramente appena il nostro Marco Polo uscirà dall'ospedale si farà vivo lui...
Ciao e un abbraccio a tutti, soprattutto al nostro bad boy australiano.
Angelo Mangiante

ANGELO ha detto...

Una buona notizia da Melbourne! Dario ha lasciato l'ospedale. John Toscano, il mitico John, mi ha detto che zoppica ancora un po' e deve continuare a prendere gli antibiotici, ma quello che conta è che sta bene.
La motivazione di mettere "piede"(è proprio il caso di dirlo...) a Melbourne Park, lo splendido impianto che ospita gli Australian Open, ha avuto il sopravvento su qualsiasi infezione. Il "mal del tennis" più forte di qualsiasi incidente di percorso...
Per cui il Marco Polo australiano riparte e presto si farà vivo....
un abbraccio a tutti
Angelo Mangiante

basano75 ha detto...

ciao dario! avevo sentito parlare vagamente in radio di questo tuo viaggio... mi è bastata un'occhiata a questo blog per invidiarti come non ho mai invidiato nessuno. Buon viaggio, buona vita... Basano75