giovedì 6 giugno 2013

Tropico del Cancro

Foto scattate nell'arco di 8 ore dalla partenza. Tanto è durata la pacchia, l'illusione che sarebbe stato bello...
Ermanno 'piuttosto che' Viola
Questa è una di quelle più difficili da spiegare. Non per i checcevaiafa' e checcestadavede' compensibili e giustificati come non mai, né per le contumelie mugugnate dai nostalgici dei rapporti all'antica, nei quali lui (io) lascia lei (la cangurotta pallida) fra le 7 e le 10 settimane ogni anno eventualmente per fare soldi, non per spenderli in visti e shisha. No, questa è ardua da argomentare per altri, invisibili, dettagli.
Come la temperatura media del periodo (38 gradi e due figure) o la presenza di un unico must in Oman-Iraq di calcio dopo che si salta a pie' pari il derby di Coppitalia, come la scelta di affittare di una Yaris quando tutt'attorno ci sono dune di sabbia (e comunque per dormirci dentro, se necessario) o soprattutto come l'accompagnarsi ad un attrezzo del genere >>>
quando si desiderano pace e silenzio.
La geniale idea di girare l'Oman in una macchina subcompact è sua.


mercoledì 1 maggio 2013

Un altro giro di giostra

La passionaccia è nata nell'85, ascoltando la favola del minorenne che vince Wimbledon a forza di Bum Bum. Quel colpo di fulmine m'è costato pacchi di pomeriggi estivi davanti al televisore con il volume al minimo e la luminosità al massimo. Tanto la vista me l'ero giocata molto prima di allora, e interpretare le immagini in negativo di Tele+ era l'unico modo per sbirciarlo mentre caracollava nel giardino di casa sua in attesa di farsela puntualmente sotto in finale. Col tempo ho maturato l'amara convinzione che fosse un idiota di prim'ordine (il poker, più della figlia nata da un rapporto orale sulle scale, ha cancellato ogni dubbio residuo), ma dopo quasi trent'anni provo ancora per Boris Becker una specie di devozione. Il mito è lì, nel pantheon degli intoccabili, assieme a Rinat Dasaev e Willy Fogg. Ad essere sinceri col tempo ha staccato la concorrenza, se è vero che a novembre scorso ho sganciato 72 dollari su ebay per togliermi lo sfizio di possedere finalmente quella sua Puma modello Super, e che a febbraio ne ho cacciati altri 193 quando è sbucata una racchetta identica alla prima, ma in condizioni migliori. Partecipando ad un'asta in piena notte e rilanciando sul prezzo dodici volte, mica una.
Però vado fiero del fatto che da parecchio ho smesso di indossare le sue maglietta FILA fantasia pioggia acida e di servire come faceva lui, colpi di tosse compresi. Il che non ha migliorato significativamente la mia percentuale di prime palle, ma mi ha reso molto meno ridicolo.
Insomma, quando nell' '88 misi piede al Foro e il programma sul centrale veniva aperto da Becker-Tulasne, non stavo nella pelle. Doveva essere una partita ampiamente alla nostra portata (non un Venezia-Roma, no, ma qualcosa tipo Roma-Samp sì) e infatti finì 7-6 6-4 per il francese. Per colpa della scuola dell'obbligo, fra l'altro, di quel match vidi solo la stretta di mano e l'uscita dal campo. Tra i fischi. Fu la prima e l'ultima volta in cui mi imbattei in Boris Becker dal vivo. L'anno scorso ho incrociato Tulasne e ho provato a rinfacciargli l'onta e a condividere il mio dramma giovanile. Lui non si ricordava neanche di averla vinta, quella partita.

Lasciando il Foro mi consolai con un poster Diadora di BB, che si affiancò a Rocky IV e resistette sulla parete anche quando si aggiunsero Senna, Voeller, Michael Jordan e il dream team di Velasco. Uno che s'è bevuto la storia del tiqui taca mazzoniano ante-litteram con Scarchilli, Cappioli e Statuto, quanto ci metteva a convincersi che Lendl, Edberg e Wilander gli allacciavano le scarpe, al suo preferito? Poi il vero vantaggio di crescere con Grobbelaar e Pascutti è che alle disgrazie sportive ci fai il callo da piccolo. Così quando Sampras gli lascia 5 giochi in 3 set nella finale del Foro basta ripetersi che quell'altro è giovane e che la terra è superficie per pallettari, e il gioco è fatto, entro certi limiti la cosa ti scivola addosso. Poi però, quando BB tolse il disturbo, riguadagnai sì i pomeriggi estivi, ma mi trovai a doverci metterci una toppa, sul buco. E mi vendetti al miglior offerente: Rafter per quella storia della doccia insieme, Kuerten perché brasiliano come Aldair quindi per forza lupacchiotto, Hewitt perché ogni volta che scrivevo di lui la Gazzetta dello Sport pubblicava il mio pezzo, Federer perché nonostante tutto non era brutto da vedere. Saltando di palliativo in palliativo, gli anni sono passati, Bum Bum si è riempito di botulino e per spirito di emulazione anch'io ci sto facendo un pensierino.* Però dai e dai uno tira le somme, come ho fatto stamane, realizzando che questa sarà la 25° volta al Foro. In vita mia ci sono più Internazionali di tennis che Natali in Italia, Capodanni in piazza o Ferragosti al mare. E ogni volta è diversa dalla precedente, se non altro per gli aeroporti nei quali mi tocca dormire. Stavolta Abu Dhabi, poteva andare peggio. Il mezzo giro del mondo 2013 prevede le seguenti tappe:

1/5 Melbourne-Kuala Lumpur (Air Asia, notte in aereo)
2/5 Kuala Lumpur-Colombo (Sri Lankan)
2/5 Colombo- Bahrain (Sri Lankan, notte a Manama - sperando che stavolta mi facciano entrare)
3/5 Bahrain-Abu Dhabi (Gulf Air, seguita da pernottamento sui sedili dell'aeroporto)
4/5 Abu Dhabi-Roma (Alitalia)
...
24/5 Roma-Abu Dhabi (Alitalia)
quindi, dopo una dozzina di giorni a zonzo per l'Oman...
5/6 Muscat-Abu Dhabi-Kuala Lumpur (Etihad)
6/6 Kuala Lumpur-Melbourne (AirAsia)

p.s. appuntamento giovedì sera a via Vetulonia.
p.p.s. vengo col bagaglio a mano, non vi aspettate Ugg boots..
scherzo

venerdì 5 aprile 2013

La città ideale

Keep clear’. In due parole si invita l’automobilista australiano a fare una scelta di campo forte: aspettare che la macchina che lo precede abbia superato completamente l’intersezione prima di occupare l’incrocio e alimentare l’ingorgo. L’intento è talmente nobile che non riesco mai a staccare gli occhi da quelle nove lettere pennellate sull’asfalto. E a distanza di anni continuo a commuovermi constatando ogni volta come quella semplice indicazione di buon senso venga rispettata da tutti pedissequamente, senza il beneficio dei mille commi della vita e - soprattutto - senza che dalle retrovie scattino all’unisono dieci clacson e venti bestemmie.
Anche l’australiano nella sua versione più macha, alternativa o ribelle, il tizio con muscoli e tatuataggi in abbondanza che non si separa mai dalla sua cassa di birra, rispetta con fedele devozione questa e le mille altre regole che lo Stato gli impone. Dall’obbligo del caschetto anche sulle piste ciclabili a quello delle cinture di sicurezza sui sedili posteriori, dal divieto di consumare alcol per strada a quello di parcheggiare sulle strisce, dal divieto di utilizzare il cellulare nelle stazioni di servizio (figuriamoci alla guida) a quello di fumare allo stadio. Dove, per la cronaca, sono vietati i fumogeni, nessuno conosce il nome dell’arbitro e ogni intemperanza viene punita con settemila dollari di multa. Al massimo dopo la terza VB caccia un rutto da escavatrice, ma per ora sulla faccenda il governo non ha messo bocca.
Certo, è più facile rispettare le regole imposte dall’alto quando lo fa anche il vicino, quando il sistema scolastico ha puntato sull’interiorizzazione del rispetto e del timore per l'autorità e meno (molto ma molto meno) sullo sviluppo della creatività e dello spirito critico. E in generale quando l’intero ingranaggio funziona, per cui ogni discussione tesa a togliere certezze che nella visione semplicistica della maggioranza contribuiscono ad assicurare un +3,4% del PIL nazionale anche in epoca di crisi globale, suona come un rigurgito rivoluzionario. 
Insomma, l’uovo dell’educazione civica nasce contemporaneamente alla gallina del rispetto dello Stato per i cittadini, in una specie di circolo virtuoso al quale forse mancano anima e analisi (è proprio necessario – dico io - che i motorini si mettano in coda, al semaforo, come tutte le altre auto e non possano zigzagare neanche un po’ per guadagnare qualche posizione sulla griglia di partenza?) ma che anestetizza i nativi e ipnotizza gli immigrati. 
Il risultato è un Paese talmente ligio al dovere da apparire narcotizzato, irregimentato e robotizzato. Ai nostri occhi, almeno. Un posto nel quale puoi star certo che nessuno risponderà ad un tuo sms durante l’orario di lavoro ma anche che un politico finirà sulla gogna se pagherà il taxi coi soldi pubblici, dove nessuno conosce le funzioni del procuratore generale o le pieghe della legge elettorale, ma dove il rispetto è il caposaldo delle relazioni lavorative e l'assenza del conflitto e la serenità – anche quella tutta anglo di facciata – lo sono di quelle sociali. 
Non è per la sua bellezza che Melbourne è stata eletta un paio d’anni fa ‘città più vivibile al mondo’. Ma perché la cosa peggiore che ti possa capitare è che ti rubino la bicicletta sotto casa, che ti ritrovi un ragno velenoso in cucina o che ti chiedano perché mai in Italia non si riesca a formare un governo.


(pubblicato su Leggo del 5/4/2013)

domenica 3 marzo 2013

Tropico del Capricorno

Avviso agli amici geologi: le specialità culinarie di Tanna sono i pipistrelli e a tavola ti offrono solo acqua piovana, quindi nel caso venite già mangiati. In compenso l'isoletta a sud di Vanuatu vanta l'unica cassetta della posta al mondo sistemata sulla cima di un cratere. Il che passerebbe in secondo piano, se il cratere non fosse quello del monte Yasur, uno dei vulcani più attivi più accessibili al mondo. Attivo nel senso che romba e tuona ogni cinque minuti. Accessibile nel senso che si può salire fino alla caldera e buttare lo sguardo nel cono. Se si riesce ad evitare il lapillo a 700 gradi centigradi che schizza all'altezza delle sopracciglia, si capisce perché James Cook localizzò l'isola nel 1774 e un certo John Frum ci atterrò 150 anni dopo. Venendo scambiato dalla popolazione locale per un profeta a metà strada fra Osho e Quelo. 

p.s. i figiani e i vanuatiani (?) sono fra i popoli più sereni, simpatici e accomodanti del pianeta. Nella mia esperienza sono anche gli unici che non abbiano mai sentito parlare di Silvio Berlusconi. Le due cose potrebbero essere correlate.

domenica 3 febbraio 2013

Cast Away

In linea d'aria, Suva dista da Roma 17.130 chilometri. In pratica da via Affogalasino si fa molto ma molto prima ad andare al Polo Sud. Sulla faccia della Terra, solo Rarotonga e Nuku'alofa sono più lontane dal Cupolone*, e infatti lì non si vedono italiani dai tempi di Antonio Pigafetta.
La premessa serve a spiegare quanto le Figi siano fuori mano: oggi come oggi è il posto migliore per beccarsi un ciclone, ma anche per evitare di incrociare qualcuno che ti chieda conto delle uscite di Goicoechea.
Se in quell'arcipelago hanno girato il film con un pallone da pallavolo come protagonista, è perché in mezzo al Pacifico le isolette spuntano e spariscono senza che nessuno ne prenda nota, figurarsi gli aerei e le navi.
Dice ... bello il vulcano, bello lo squalo, bella la spiaggetta con la palma, ma tutto considerato era proprio il caso di andarci durante la stagione delle piogge?
La risposta è no, ma Port Vila è la capitale straniera più vicina a Melbourne. Il che da un lato rende Figi e Vanuatu destinazioni accessibili con appena 5 ore di volo, dall'altro non depone per niente a favore della posizione dell'Australia sul globo terracqueo.

ITINERARY
3-10/2 - FIJI
10-17/2 - VANUATU (sì, è uno Stato dell'Oceania)

p.s. A proposito del Paese che mi ha appena appena garantito la residenza a titolo permanente... A gennaio, secondo il Bureau of Meteorology, la temperatura media (29,7°) e la media delle massime (36,9°) hanno superato di gran lunga i vecchi primati, che risalivano nientemeno che al 1932. In Australia è stata l'estate più rovente della storia. Gli Stati  più caldi sono risultati il Northern Territory e il Queensland, dove le temperature sono state in media rispettivamente di 31,93° e di 30,75 gradi (fonte SBS). Senza il freddo cane che ha fatto a Melbourne, la media nazionale avrebbe probabilmente superato i 50 gradi. (fonte mia, ma confermabile da chi s'è sorbito i serali nella Rod Laver arena).


* (esclusa la Nuova Zelanda, che è hors catégorie)

giovedì 10 gennaio 2013

La grande abbuffata


JAN 27th - Sun
Per vedere Murray a rete bisogna capitare casualmente ad un suo allenamento.  

JAN 26th - Sat
Dopo essermi scontrato a Roma con l'irritabilità della sua ragazza e a Melbourne con gli afrori della sua ascella, posso affermare con certezza che l'abbigliamento non è l'unico problema di Red Foo (nella foto scattata in sala stampa mentre la sua Vika festeggiava, anche se continuo a non sapere chi sia né per cosa sia famoso).


JAN 25th - Fri

JAN 24th - Thu
Da quando gli italiani sono tutti fuori in singolare, ci dedichiamo a doppi e juniores, cioè categorie del pensiero tennistico ignote persino alle statistiche. L'anno scorso il pungolavo puntualmente Ed dell'ITF, quest'anno l'agnello sacrificale di turno si chiama Jim. Dal mio costante mobbing è emerso che:
- Nessuna coppia italiana ha (anzi, aveva) mai vinto gli Australian Open
- Era dal 2004 che la coppia numero 1 del tabellone di doppio femminile vinceva il torneo
- Nessuna coppia maschile è mai arrivata in finale nel torneo
- Era dal 1994 che due australiani non disputavano la finale juniores maschile
- Nessun junior italiano è mai arrivato in finale a Melbourne (né a vincere, ça va sans dire)
- Era dal 2007 che uno non arrivava in semifinale
- Era dal 1987 che due juniores non arrivavano contemporaneamente ai quarti
- I due erano Diego Nargiso e Eduardo Rossi.
Chi fosse quest'ultimo, non lo sa neanche google.

JAN 21st - Tue
Shit happens, GQ...

JAN 20th - Mon
Channel 7 - titolare dei diritti tv del torneo - pende più verso il genere Studio Aperto che verso il tipo BBC. Ma stasera uno dei titoli d'apertura del telegiornale che prende di mira dei 'vandali' che hanno disegnato graffiti batte pure la storia delle papere che attraversano l'autostrada. Poi dice perché la gente si butta sulla Victoria Bitter.


JAN 18th - Fri
Luke Saville practising with Him
Tennis Australia m'ha mandato sotto una signorina parecchio sorridente per scroccare questa foto.
Ho ceduto di schianto, un po' come Tomic al terzo contro il tizio qua sopra.

p.s. l'altro, per la cronaca, è il vincitore di Wimbledon 2011 e degli Australian Open 2012, junior chiaramente. Non diventerà mai come l'Altro, ma è quanto di più simile ad un tennista under 20  ci sia al momento in Australia. E a differenza dell'Altro mi ha dato la sua email, anche lui per battere la suddetta foto.

JAN 17th - Thu
Il ragazzo dei Seppi vince dopo 4 ore e 7 minuti sotto 40 gradi


JAN 16th - Wed
Uno bravino


JAN 14th - MON
Gianni m'ha chiesto due volte il nome di battesimo della Puchkova. Che è Olga, mica difficile. Dopo aver cambiato idea svariate volte, aveva infatti deciso di scrivere il pezzo sul 6-0 6-0 che la russa ha rimediato dalla Sharapova nel match d'apertura sulla Rod Laver arena. Non un granché, come tema. Nel tentativo di dare un senso a questa storia, Gianni s'è buttato sulle statistiche. E dopo aver abbozzato il pezzo, mi ha chiesto un paio di volte se la Puchkova avesse mai perso 6-0 6-0 (sì), tre volte contro chi (Bartoli), quattro volte dove si giocasse la partita (Quebec City) e a che anno risalisse la partita (2006). A rotazione. Restando deboluccio, come spunto, Gianni mi ha chiesto qualche nota biografica della Puchkova. Non che io la conoscessi, ma almeno a differenza sua bazzico wikipedia e il sito WTA. Spulciati il quale, Gianni ed io siamo finiti dove nessuno dei due avrebbe mai pensato di finire, tantomeno insieme: sul sito di Nicki Minaj. Poi Gianni ha ritrovato l'appunto sul quale aveva scritto Cibulkova-Radwanska 6-0 6-0 - il risultato era al contrario - e mi ha chiesto un paio di volte in quale torneo si fosse giocata quella finale. Quindi mi ha domandato perché avesse preso quell'appunto. Ed è ricominciato il giro di Puchkova-Bartoli, finale di Quebec City 2006, Nicki Minaj e Radwanska-Cibulkova (con divagazioni sul tema, tipo le frequentazioni di quest'ultima con mezzo circuito ATP, da Monfils a Melzer).
Quando Gianni mi ha detto di essere bollito, anzi di avere proprio l'alzheimer, non me la sono sentita di contraddirlo. Su sua richiesta gli ho suggerito che l'autore di Alice nel paese delle meraviglie è Lewis Carroll. Poi ho dovuto puntualizzare che Carroll si scrive con due L. Dopo aver riletto il suo articolo per La Repubblica, Gianni ha confessato che se un pezzo del genere lo avesse scritto un giovane, lo avrebbero licenziato per manifesta incapacità. Anche lì non me la sono sentita di contraddirlo.

p.s. Fra un'intervista e l'altra mi ha raccontato di quando perse lottando con Drobny, di quando da giocatore gli fecero assumere stimolina, di quando a casa sua Tony Roche allungò il barolo con la coca cola, che la segretaria di De Gaulle era stata campionessa di Francia, della sua colf rumena, che il figlio di Gianni Brera gli dà dell'omosessuale in un libro, che nel '60 sarebbe dovuto venire in Australia come capitano di Coppa Davis ma dovette saltare la trasferta per via del tifo e last but not least che Nicola Pietrangeli e Lea Pericoli non hanno mai fatto l'amore.

JAN 13th - Sun 
Simone Bolelli e Umberto Rianna
L'anno scorso mi chiedevano tutti a che ora avevo il volo di ritorno, quest'anno da quanto sono arrivato. Alla gente proprio non entra in testa che io viva qui. Solo oggi me l'hanno chiesto Seppi, Fognini, Lorenzi, Bracciali, la Santangelo e il coach della Errani, Lozano. Bolelli e la Schiavone stavano per chiedermelo, poi devono essere stati  folgorati da una visione: il Bole delle 10 mail che ci siamo scambiati il mese scorso, la Leonessa del pranzo di Natale a casa del suo ex preparatore atletico, che vive a 2 minuti da casa mia. Durante le qualificazioni invece, la solfa è stata una tassa fissa. Abito lì, alle spalle dello stadio, e lavoro là, a  500 metri di distanza. Qui ci vengo tutti i giorni, sono pure un socio del circolo, quando non giocare voi ci gioco io. Sì, anche Barsacchi lavora a Melbourne Park e sì, anche lui vive a Richmond. Io faccio il giornalista nella radio nazionale australiana. Sono entrato per concorso. No, il programma è in italiano. Sì, mi trovo abbastanza bene. Sì, qui la qualità della vita è molto buona. Sì, gli stipendi sono alti. Sì, l'Australia è benestante e la gente serena. Sì, mi mancano i miei, gli amici, la mozzarella e i salumi. Sì, lo so che l'Italia sta facendo una brutta fine. Sì lo so che è diventata invivibile. Mah, non lo so. A Roma vengo ogni tanto, ma sempre per gli Internazionali. Sì, ci vediamo al Foro. Bella.

JAN 12th - SAT
(e visto che sul sito della FIT non me lo firmano)
Novak Djokovic e Victoria Azarenka tornano a Melbourne da campioni in carica e da numeri 1 delle rispettive classifiche, una doppia circostanza che qui non si verificava da 15 anni. La differenza tra i due la fanno soprattutto le prospettive: il serbo ha evitato Murray in semifinale, dall'Australia ripartirà comunque vada in cima alla graduatoria e può perciò puntare senza troppe pressioni ad un tris consecutivo che a Melbourne non è mai riuscito a nessuno nell'era Open. La bielorussa, al contrario, è obbligata a replicare la vittoria del 2012, quando in finale surclassò Maria Sharapova, per evitare di farsi scavalcare in classifica dalla siberiana o - più probabilmente - da Serena Williams.

Serena Williams - Torna in testa alla classifica WTA se raggiunge almeno le semifinali (andrebbe a 10370 punti) e Maria Sharapova non vince il torneo. Può diventare n.1 anche raggiungendo gli ottavi (9750) o i quarti (9970), se la Sharapova non va in finale (in quel caso salirebbe a 10045) e la Azarenka non vince il torneo (10325). Può tornare in testa al ranking anche fermandosi al terzo turno (9630), ammesso che la Azarenka (9725) e Sharapova (10045) perdano prima della finale. Persino con un'eliminazione al primo (9475) o al secondo (9570) turno, la Williams potrebbe aritmeticamente puntare al primo posto, ma dovrebbe sperare che la Azarenka non arrivi in finale (9725) e la Sharapova non arrivi in semifinale (9545).

Maria Sharapova - Torna in testa alla classifica WTA se vince il torneo e contemporaneamente Serena Williams non va in finale. La russa può riprendersi lo scettro mondiale anche se si ferma in finale (10045), a patto che a batterla non sia la Azarenka (10325) e che la Williams perda prima delle semifinali (10370). Potrebbe bastarle anche arrivare solo in semifinale (9545), ammesso che la Williams perda nei primi 2 turni e che la Azarenka non vada in finale (9725).

Victoria Azarenka - Può conservare il primo posto del ranking WTA solo in caso di vittoria agli Australian Open e se contemporaneamente Serena Williams non arriva in semifinale. Arrivando in finale (9725), la bielorussa può mantenere la leadership solo se la Sharapova non arriva in finale e Serena Williams perde nei primi 3 turni.

Sono esclusi casi di primo post ex-aequo. In caso di finale Sharapova-Williams, la statunitense tornerebbe al primo posto della classifica a prescindere dal risultato. In caso di vittoria della Azarenka (10325) in finale sulla Sharapova (10045), con la Williams eliminata in semifinale (10370), l'americana sarebbe prima per 45 punti.

JAN 10th - Thu
Jordan Pankiw, "coach" di Fabbiano

L'agenzia immobiliare ha impiegato solo 4 settimane per mandarci uno che ci liberasse dalla schiavitù del secchio per scaricare il water. Poi l'idraulico c'ha messo di suo un'altra ora di ritardo, così ho fatto appena in tempo a vedere Igor annullare 3 set point consecutivi e vincere il suo match di primo turno contro Ivo Minar. Quindi ho testato la gamba, macinando chilometri fra un campo e l'altro per vedere Naso, Ghedin, Starace, Giannessi, Berankis, Veic, Dustov e Fabbiano. Questi ultimi due non sapevo neanche che faccia avessero, prima delle quali. Tant'è che venerdì scorso, passando per i campi alla vana ricerca dell'accredito, è stato uno di loro ad attaccare bottone. Farrukh Dustov - uzbeko di Bolzano - aveva bisogno di un paio di scarpe nuove e di incordare le racchette. Nell'universo dei tennisti oltre la centesima posizione vige ancora il fai-da-te. E chi meglio di uno che della città conosce ogni segreto, dalle pizzerie alle sarte cinesi? In breve, dopo un giro di telefonate ho dirottato entrambi su Serving Aces, il negozio di tennis gestito da un italiano - Stefano Prete - dove ad ottobre ho preso, anche se sarebbe più corretto dire rimediato, due Head. Messi in guardia Dustov e Fabbiano (pugliese di Foligno) sul rischio che correvano, e autorizzati entrambi ad usare la forza, li ho affidati a Jordan Pankiw, il sedicenne aspirante giocatore che intanto si fa le ossa come incordatore. Lui ha anzitutto aperto il negozio nel giorno di chiusura, poi da lì in poi gli eventi hanno preso una piega prevedibilissima. Jordi è campione mondiale di faccia come il culo, e per due mesi mi ha martellato per essere messo in contatto con Vinci, Errani, Oprandi e compagnia bella. Oggi però la sua perseveranza e cacacazzaggine è stata premiata, e Jordi gira per Melbourne Park con l'accredito da coach. Se Fabbiano fa strada nel tabellone delle quali, entra nel main draw e pesca uno forte, Jordi è capace che finisce in prima fila sulla Rod Laver Arena, quindi in televisione e magari in futuro pure a fare lo sparring della Schiavone. Cosa che comunque non gli auguro assolutamente.

Thomas Fabbiano dopo la vittoria sull'indiano Bhambri

JAN 9th, Wed

Kunitsyn intervistato dal sito ufficiale
La sarta cinese di Bridge road mi ha sistemato due pantaloni quasi gratis, e quando li ho ritirati ho capito anche perché. "Tu sei un tennista, no? - mi ha fatto, allungandomi un plico di volantini "Puoi girarli a quelli del torneo?". I vantaggi del sembrare un tennista ai civili e un giornalista ai tennisti. Infatti appena è arrivato a Melbourne, Jack Reader mi ha mandato un sms. Era mezzanotte, ma fin qui tutto normale. Voleva scusarsi per avermi infranto il cuore sciogliendo il sodalizio con Dolgopolov, e qui la faccenda si fa già più strana. Ma è il fatto che lui, australiano, chiedesse a me, italiano, dove andare a mangiare in città, sfiora il bizzarro forte. Il primo istinto è stato quello di rispondergli: "Ah Jack, ma un amico non ce l'hai?". Per carità, avendo fatto parte della giuria che ha eletto la miglior pizza della città e del Paese un'idea dei ristoranti che non siano cinesi o indiani me la sono fatta. Ma lui che ne sapeva? Giacomino alla fine ha insistito per portarmi a cena fuori con uno dei suoi giocatori. Si chiama Igor Kunitsyn, parla con l'accento di Parma anche se viene da Vladivostok e in classifica è crollato al 170° posto. Ma qualche anno fa strapazzava Safin nella finale di Mosca, nell'ultimo torneo di Terminator. Eppure, in mezzo ad uno che fino a ieri allenava il numero 13 del mondo e uno che ha battuto l'ex numero 1, il cuoco-tennista veneto della Svolta ha riconosciuto me. "Te hai una faccia conosciuta... ma che lavoravi a SuperTennis?".


JAN 8th, Tue
Roche, ex coach di Lendl e Federer
Mentre i giocatori impegnati nelle quali e la cinquantina già in tabellone che già bazzicano Melbourne sgomitavano per avere un campo periferico sul quale allenarsi per un'oretta salvo poi lasciarlo appena finito il turno, sulla Rod Laver arena giocavano, urlando come ossessi ad ogni punto, il figlio di Piatti e il nipote di Roche. Tredici anni in due. Per la cronaca il campo ha detto che se Rocco ha mezza chance di sfondare, Jack Roche deve trovarsi un lavoro.




giovedì 20 dicembre 2012

La versione di Bruno

Appuntamento a Belgrave, ultima fermata della metro di superficie, ad un'ora esatta dal centro. Arrivo con un borsone da tennis sulle spalle e una felpa della Roma addosso, ma Bruno riesce comunque a guardarmi senza riconoscermi. A bordo della sua utilitaria metallizzata copriamo i sette chilometri di curve che ci separano dalla sua villetta. Li conoscevo bene, visto che avevano separato me dal mio lungamente difeso celibato: casa Racina è a 100 metri da dove mi sono sposato, ma è l'unica costruzione della zona che sia rimasta tale e quale a com'era 40 anni fa, quando il Dandenong Ranges park pullulava di wallabies e wombati, e con pochi spicci si potevano comprare acri su acri per poi piantare castagne e vivere dei frutti della terra. Appena parcheggiato m'è venuto spontaneo annusare l'aria.

"Scusa Bru', ma cos'è 'sta puzza?"

"Ho bruciato un po' di roba, you know, stamattina..."

"Cosa?"

"Vestiti, dry food, cibo in scatola"

"E perché?"

"Eh amico caro... Avevo conservato roba in previsione di una guerra nucleare. Ma ormai non c'è più il rischio".

"E tua moglie lo sa?"

"No".

Si', perché Bruno Racina ha una moglie. La quale non crede ad una virgola di quel che dice il marito e non sa neanche che lui abbia appena acceso un falò. Lui in compenso non sa bene quanti anni abbia lei. Bruno sostiene più o meno 65, ma sa che nonostante l'età, lei continua a lavorare come segretaria in uno studio legale. E' italo-australiana di origine siciliana, e uno malizioso penserebbe che la scelta di lei sia dettata da un calcolo matematico: più ore sto in ufficio e meno le passo a sentir parlare di Ashtar Command.

"Quanti anni mi dai?"

Bruno vuole subito rimettere le cose a posto. Lui forse non saprà quanti anni ha la moglie, ma io non so quanti ne abbia lui.

"Boh, 67-68?"

"Eh, no caro mio... io sono del '39"

In un certo senso se li porta bene. Somiglia vagamente a Cavour, con una vistosa cicatrice in testa sulla quale uno con gli attributi e senza il timore di lasciarci le penne - lassù in montagna - una domanda gliel'avrebbe posta. Se non proprio "Quella è lobotomia?", qualcosa del genere. Invece non ho avuto neanche il coraggio di chiedergli cosa fosse quella cosa nerastra appiccata agli spaghettoni scotti preparati la sera prima dalla moglie e che dopo un giretto nel microonde e una spruzzata di parmesan da discount ci siamo mangiati semifreddi. Lui lo chiamava pesto, ma di tutto quello che mi ha detto in due ore è di gran lunga la sparata più grossa.

"Senti, ma se il 21 dicembre non succede niente?"

Questa invece sì, gliel'ho fatta. Ero salito a Monbulk, sulle colline ad est di a Melbourne, per una serie di motivi. 1. Riempire mezza giornata fra una partita a tennis e l'altra 2. Passare dal cognato per pulire la casa messa in vendita senza però concedergli più di un paio d'ore 3. Avere qualcosa da raccontare al mondo 4. Vedere se nel parapiglia usciva qualcosa in eredità 5. Accertarmi - eventualmente - che Racina non avesse intenzioni strane

"Intendo... hai letto gli appelli nel mondo, hai sentito di persone che in Russia minacciano di uccidere se stesse e i propri figli... Ecco, se il 21 dicembre non succede niente?".

"Vorrà dire che ci siamo illusi per 30 anni".

Io non so se quella risposta l'ho sognata, credo di no. Ma l'ha formulata la stessa persona che solo un paio d'ore prima aveva bruciato scorte alimentari messe insieme all'insaputa della moglie in vista di una guerra atomica. La stessa persona che un giorno di 40 anni fa ha scoperto le teorie new-age e ne ha fatto una ragione di vita, volando anche al più classico dei raduni a Denver e poi finendo per consacrare il proprio tempo libero all'invio di "circa un milione di email" per informare tutto il mondo su quello che sta per succedere. Poco male se non è neanche riuscito a convincere la moglie, figuriamoci il primo ministro australiano. La stessa persona ha ormai rimpiazzato Cristo con Khuthumi, crede ciecamente ai libri di Norma Milanovich (titolo più bello: "We, the Arcturians - A True Experience", ma guai a dimenticare 'Sacred Journey to Atlantis' e sopratutto la Bibbia del bravo sanandiano: 'The Light shall set you free'), e che non si capacita del perché i media di tutto il mondo - da SBS alla CNN - parlino delle eclissi solari ma non dell'ingresso della Terra nella banda fotonica. La stessa persona che non ha fondato sette e non è ha rapporti con altre persone che la pensano come lui. Ma che con gli alieni, anzi con i nostri parenti della quinta dimensione, comunica per via telepatica. In genere nel dormiveglia, salvo qualche eccezione quando si fanno vivi in pieno giorno, mentre fuori grandina, gli alberi cadono a mazzetti sulla linea ferroviaria e per concludere un pranzetto coi fiocchi lui sta preparando una tazza di una sottomarca di caffé solubile.

"Prima non te l'ho detto - mi fa, mollandomi in stazione - ma mentre eravamo in casa, mi hanno dato un segnale".

"Come?".

"Dandomi un pizzicotto qui, sulla coscia".

"A significare che...?".

"Era per dire - you know - che sei una persona interessante".

mercoledì 14 novembre 2012

Extraterrestre

Qualche mese fa mi è arrivata una mail. Parlava di Ashtar Command, Jesus Christ-Sananda e evacuazione della Terra, ed era firmata da tal Bruno Racina. Il giorno seguente l'ho chiamato:
(clicca sull'immagine per ascoltare)

p.s. da marzo me ne sono arrivate 72. E in una delle ultime si dice che la missione diplomatica extraterrestre atterrerà in Australia perché altrove c'è troppo traffico.

martedì 16 ottobre 2012

L'isola del tesoro

Non ci vuole molto a mettere qualche spicciolo da parte, quando dal sottosuolo sgorgano 5000 barili di petrolio al giorno. Persino l'Angola c'e' riuscita. Se poi il mare nasconde i giacimenti di gas naturali più gonfi del pianeta, è automatico accumulare ricchezze individuali che doppino quelle svizzere e triplichino quelle italiane. Si spiega così che il PIL pro capite più alto del mondo sia generato in Qatar, una protuberanza dell'Arabia Saudita che fino agli anni Settanta si arrabattava grazie al commercio delle perle e si divertiva con la caccia col falcone.
Oggi, nel giocattolo della famiglia Al Thani, le perle le pescano solo gli immigrati del subcontinente indiano e i falchi hanno a disposizione cliniche specializzate. A Doha ogni abitante comincia infatti l'anno con 15 milioni di metri cubi di gas sotto le chiappe e 100 mila dollari in tasca, ha sede la più importante base militare statunitense del Medio Oriente e ha piantato radici la CNN del mondo arabo.
Il fatto che Al Jazeera significhi l'isola mentre il Qatar sia in una penisola attaccata ad un'altra penisola, costituisce solo uno dei paradossi di una nazione grande come l'Abruzzo arrivata a comprarsi praticamente tutto. Dal marchio Valentino ai ribelli siriani, dallo spazio sulle maglie del Barcellona ai Mondiali del 2022.
Oltre a cambiare l'immagine di sé all'estero, i petrodollari attirano anche gente da tutto il mondo e modificano il volto interno. Grazie al boom economico, la popolazione del Qatar è raddoppiata negli ultimi 5 anni e quintuplicata nell'ultimo quarto di secolo. Doha oggi conta un milione di abitanti, e di questi i qatarioti sono una piccola minoranza. I residenti nati nel Paese sono precisamente il 20%, come se gli italiani che vivono a Firenze fossero meno di centomila e il resto venisse da fuori.
La metà degli abitanti è composta da lavoratori pakistani e bengalesi, mentre uno su dieci è nato in Occidente. Eppure le compagnie estere non possono investire liberamente, gli stranieri residenti non possono lasciare il Qatar senza un visto di uscita e i turisti non possono visitare uno dei pochi simboli nazionali, il quartier generale dell'emittente panaraba.
Io aggiro il divieto solo grazie ad una richiesta inviata con ampio anticipo e la mediazione di Michela, che oggi lavora per Al Jazeera e nel 1989 - la prima volta in cui misi da solo il piede all'estero - mi venne a cercare all'aeroporto di Bruxelles. Il divieto di scattare foto rimane, per quello sarebbe servita un'altra lettera e un'altra mediazione.
Al di fuori degli studi televisivi, e del suq di Waqif, ricostruito a dovere, a Doha resta poco da vedere.
Certamente non il villaggio culturale di Katara (deserto), l'isola artificiale battezzata The Pearl (deserta), il quartiere fantasma di Venezia (deserto, appunto, ma ancor più patetico che deserto), la Corniche o una serie di grattacieli e centri commerciali. Tutte costruzioni che ogni tanto vanno a fuoco e che spiegano perché in Qatar ci sia tanta richiesta di architetti europei. Come Helena e Antonio, che al termine del secondo giorno mi accompagnano nel vecchio aeroporto prima che allo Juventus stadium si completi la spremuta di sangue.

p.s. per una volta che ho in mano il biglietto di una compagnia di bandiera preso su internet senza scomodare parenti o low cost, al check-in mi fanno sapere che sul volo non c'è posto per me. Overbooking, dicono. Sì, ho presente. Delle 7 persone di troppo, due accettano subito la sistemazione in albergo con biglietto in business per il giorno seguente. Delle altre 5, quattro vengono dirottate su voli alternativi. Resto io, che alternative non ne ho. A luglio m'era stato chiesto di tornare in radio "nella seconda metà di settembre", e io avevo preso le condizioni alla lettera, prenotando un volo che atterrava a Melbourne la sera del 30 settembre e rendendomi disponibile a condurre la trasmissione l'indomani mattina.
Inevitabile che nessuna delle varie opzioni offerte - con scali a Dubai, Singapore o Perth - sia buona per farmi tornare in tempo. Così, dopo un'ora e mezza di trattative, la Qatar Airways è costretta a tirare letteralmente giù dall'aereo un tizio di nome Charles per far salire me. Di corsa e con lo zaino pieno di liquidi, forbici, schiume da barba e magliette usate sotto il sole di Doha. Tutte armi di distruzioni di massa, che i vari metal detector o i loro addetti cercano inutilmente di bloccare. Un libro, tre film e 14 ore di volo più tardi, atterro a Melbourne. Sono le 22 del 30 settembre. Sette ore dopo, una delle quali passata a dormire, sbuco in radio. Si ricomincia.

martedì 25 settembre 2012

Viaggio in Italia

Ho rimesso piede a Castel Sant'Angelo dopo 20 anni, a villa d'Este dopo 25 (era il maggio '87, quel giorno Wilander batteva Jaite in una finale del Foro che ero quasi contento di non vedere) e ad Ostia Antica dopo 30, scoprendo finalmente a cosa serve il tesserino da giornalista: ad entrare gratis nei musei.
Ho fotografato i panni stesi, le facciate color pastello (meglio se con una persiana aperta e un'anziata affacciata) e le adunate di uccelli morti, come li chiama Agroppi. Ho sbavato davanti a un norcino e a un piatto di pici, mi sono sentito un po' nel terzo mondo grazie a Trenitalia e ho schivato la frana nelle Cinque Terre. Mi sono accompagnato ad una guida Touring del '72 - secondo la quale Portofino è un villaggio di pescatori e giuochi si scrive con la U - e mi sono affacciato in qualche chiesa (il Duomo, S. Michele e SS. Giovanni e Reparata a Lucca, S. Pietro e S. Lorenzo a Portovenere, S. Lorenzo, S. Matteo e Santa Maria di Castello a Genova, il Duomo, Sant'Ambrogio e Santa Maria delle Grazie a Milano, il Duomo, S. Giovanni Evangelista e la basilica magistrale di Santa Madonna della Steccata a Parma, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Maria degli Angeli e S. Maria della Concezione a Roma - e ne dimentico qualcuna).
Soprattutto, mi sono fatto spillare 8 euro e mezzo per due panini al prosciutto in un alimentari emiliano. Da vero turista.

p.s. a Portofino sono passato subito dopo Monica Bellucci e subito prima di Gwyneth Paltrow, in compenso ho incrociato Franco Baresi a via Turati, Goran Ivanisevic a via Montenapoleone e Giampiero Mughini a viale Trastevere. Quest'ultimo - memore di quanti spaghetti alla carbonara dovette calare per tenermi buono - mi ha liquidato con un 'ciao'.