giovedì 11 ottobre 2007

Finché la barca va

Il rumore e' quello assordante dell'ingorgo come regola di vita. Nella quale il martello pneumatico firma a ripetizione patti faustiani col progresso. Il colore e' il verde scuro della vegetazione fitta, umida e coperta da una cappa cinerea anche in piena estate. L'odore non lo so, che' un acquazzone mi ha centrato a zonzo in maniche corte, e quando serve l'ombrellaio non c'e' mai. Rotolare verso levante equivale ad una discesa inesorabile verso i gironi piu' malsani dell'inferno metropolitano cinese, in fondo al quale ti aspettano i forconi roventi di Pechino e Shanghai. Molto prima pero' c'e' il Sichuan. Bagnato da ottanta corsi d'acqua e sospeso fra l'altopiano tibetano e la pianura modernizzata, e' provincia di contrasti ed esagerazioni. I suoi menu propongono la cucina piu' speziata dell'est, i suoi depliant turistici offrono la visita del Buddha piu' grande del mondo (una scultura, realizzata alla confluenza di tre fiumi e scavata sul fianco di una montagna, talmente alta che il solo alluce e' piu' lungo di una cinesina media) o una passeggiata nell'habitat di quel viziato del panda gigante, l'animale piu' schizzinoso e simbolico fra le 5200 specie viventi a rischio estinzione. E in quanto a dimensioni non scherza neanche il ratto che ogni notte sorveglia il bagno pubblico dell'hutong del Settecento nel quale mi sistemo a ChengDu. Da queste parti veniva anche Mao, il gatto, il leader che con le sue politiche dei cento fiori, le sue crudeli rivoluzioni culturali e i suoi balzi in avanti e' riuscito a far piombare il Paese nel punto economicamente piu' basso della sua storia plurimillenaria. L'uomo del tardivo e stonato "arricchirsi e' glorioso", che in attesa di improbabili revisioni storiche continua a riposare imbalsamato nel mausoleo di piazza Tienanmen, a prestare il volto a tutti gli Yuan e ad essere strumentalizzato a fini governativi da una nomenklatura di partito ipocrita, illiberale, oligarchica e deideologizzata, a ChengDu viene commemorato pure con una statua. Che benedice una piazza illuminata dall'insegna di Cartier. A tre ore di treno in linea retta verso oriente comincia la periferia di Chongqing. Ancora un'ora e si entra in stazione. Un'altra di autobus e si arriva in centro. Tanto e' tutto uguale: un tetto compatto di smog, saliscendi impervi per le biciclette, nugoli di scaricatori per via del porto, altoforni impazziti e alveari umani a perdita d'occhio. La densita' e' a livelli bengalesi, con un solo battito di ciglia lo sguardo abbraccia le anime di un capoluogo europeo. Gli abitanti dichiarati sono quasi 10 milioni, piu' 5 dell'hinterland, piu' il doppio se si include il resto dell'omonima municipalita': per disperazione il governo qui ha bandito l'uso del clacson. A dieci mesi dall'accensione del braciere olimpico di Pechino, nel suo medagliere la Cina gia' vanta 7 delle prime 10 e 16 delle prime 20 citta' piu' inquinate del pianeta. E nella graduatoria Chongqing e' davanti a tutte. Piu' ancora delle auto, infatti, il primo produttore mondiale di beni agricoli e industriali sconta le conseguenze dell'abuso del combustibile piu' tossico, il carbone. Estratto in 28 mila miniere, corresponsabile diretto di seimila decessi l'anno fra i lavoratori del settore e indiretto dell'abbassamento dell'aspettativa di vita nei grandi agglomerati urbani, fornisce oltre il 70% dell'energia necessaria a far funzionare un Paese dall'aria irrespirabilmente fuligginosa. Dal primo gennaio al 31 dicembre, ogni cinese ne consuma in media una tonnellata a testa, che moltiplicato per un miliardo e 300 milioni di cittadini fa una cifra attorno al fantastilione di chili. Devastantemente inquinanti. Un terzo della Cina e' sciacquato da piogge acide, le particelle di zolfo corrodono le vie respiratorie (fornendo, fra l'altro, una sorta di giustificazione al fenomeno dello sputo dove capita, meglio se sulle scarpe del vicino di bus, ancor meglio se straniero) e le polveri sottili sparate dalle ciminiere viaggiano cosi' lontano che hanno provocato le rimostranze ufficiali di Corea e Giappone e vengono inalate tanto sulla costa est degli Stati Uniti quanto su quella ovest del vecchio continente. In sostanza dappertutto. Oltre al piacere sadico di intaccare vita natural durante i propri bronchi, a Chongqing si va per immergersi non solo figurativamente nell'emblema del dramma dell'ecosistema cinese, per solcare il suo simbolo piu' tristemente noto, il Chang Jiang, il grande fiume, lo Yangtze. Esperienza catartica preceduta dalla solita contrattazione. Una, lunga, infruttuosa e a gesti, con due operatori del porto, seguita da una piu' breve, telefonica, con una signorina munita di un inglese meccanico. E che alla fine per un prezzo da pensionato di Nanchino cede una seconda classe su un ammaccato barcone per turisti locali - sveglia alle 6, cessi alla turca, refettorio inavvicinabile, quattro blatte come compagne di cabina - tirando il fiato. "Oh...You are very smart!". Grazie, che fai stasera?

Originato a 5300metri di altitudine da un ghiacciaio pre-himalayano, terzo solo al Rio delle Amazzoni e al Nilo, lo Yangtze scorre per 6380 chilometri, bagna una dozzine di province, fertilizza 2milioni di km quadrati di campi e sfama (e in qualche caso disseta) quattrocento milioni di persone. In un continente che ha sempre eletto i suoi fiumi a vie di comunicazione privilegiate con l'aldiqua e l'aldila', l'agnostico Chang Jiang trasporta 100mila navi, raccoglie gli scarichi fognari di 40 citta' e quelli industriali di 400 fabbriche e riversa nel Pacifico 3 miliardi di tonnellate di acque putride. Ogni anno. Eppure sa fingersi placido, innocente e persino immacolato quando le sue acque color smeraldo si insinuano fra le tre silenziose gole minori e si distendono fra le tre maggiori, a tratti squarciate da raggi di sole. In realta' l'inghippo e' appena piu' a valle, alle porte di Yichang, dove l'ingegneria ha sposato la megalomania per piegare la natura alla sete di energia idroelettrica. Con un fronte di due chilometri e un'altezza di 300 metri, l'imperiosa diga delle tre gole verra' completata nel 2009, sara' il doppio di quella di Assuan e con le sue turbine produrra' l'energia di una quindicina di centrali nucleari, altrimenti necessarie per trainare lo sviluppo dell'entroterra agricolo. Costera' 60 miliardi di euro - ma una nazione che risparmia sulla schiuma da barba e sui pannolini per bambini se li puo' permettere - e intanto e' gia' costata la casa a due milioni di abitanti delle sponde del fiume, sfrattati con le buone o costretti con le cattive. Il livello dello Yangtze infatti si sollevera' per 550km, sommergera' 8000 siti di interesse storico e archeologico e ha gia' cominciato a ridisegnare la mappa della regione, inghiottendo 1500 fra citta' e villaggi e facendo scomparire parte della fauna - come il delfino d'acqua dolce - teoricamente protetta e oggettivamente inadatta a sguazzare nella piu' grande latrina del mondo. Ma oltre all'impatto sul martoriato ecosistema, qualche protestuccia degli ambientalisti e un lieve ma inevitabile depauperamento del fiume a valle ("qui l'acqua la purifichiamo e la beviamo" mi ha detto nella stazione di Wuhan un ricercatorte universitario, mentre un pupo ci faceva la pipi' e la pupu' sui piedi), la diga dovra' soprattutto contenere il peso dei liquami artificiali, del fango e dei detriti trascinati dal fiume. Una valanga da 530 milioni di tonnellate annue che ha gia' costretto i progettisti ad inventarsi un sistema di prefiltraggio con contrafforti autopulenti la cui efficacia sara' l'ulteriore scommessa della piu' grande costruzione dell'uomo dai tempi della muraglia. Dal 1949, anno della fondazione della Repubblica Popolare di Mao, in Cina sono crollate 300 dighe. E se qualcuno pensa che quello era un altro Paese, prima o poi dovra' finire per ammetterlo.

n.b. A beneficio degli amici della censura di Pechino, ci tengo a sottolineare che ovviamente questo post e' stato redatto da un mio ignoto amico. Del resto, essendo questo blog inaccessibile come altri 2000 siti internet, come avrei potuto aggiornarlo personalmente dalla Cina? D.C.

13 commenti:

eugenio65 ha detto...

continuano ad essere più simili a pugni nello stomaco che a racconti, sopratutto se pensi alla poca acqua rimasta, al poco cibo...bah, meglio tornare al calcio

Anonimo ha detto...

Occhio quando te scarocchiano sulle scarpe! Magari dai un'occhiataccia al cinesino e... quello se rivela essere un collerico emulo de Bruce Lee. Come gnente te ritrovi qualche ficozzo in testa!

Ciao Remo.

P.S.
Seenti maaaa... la cosa più assurda che hai magnato fino ad ora?

fulippo ha detto...

Credo che l'ultimo tuo pensiero sia quello di mangiare; però perchè non provi a farti ospitare qualche settimana (tanto per riprendere un pò di grasso) dalle sorelle Carmeling e Filomenaten di Bariuang?
E poi pensa ai panzerotti in agrodolce, le orecchiette in salsa mongola, la burrata e la stracciatella di yak: le faresti veramente felici.

P.S.: hai visto il panda rosso? cretino... non quello dipinto di rosso o che vota a sinistra ma quello vero con la pelliccia rossa!!!

andrea73 ha detto...

io di cinesini adoro solo quelli che uso per far allenare i bambini che alleno...
daje Dario!

Anonimo ha detto...

A Dà, un paio di quesiti: come hanno reagito il tuoi bronchi a quel livello di inquinamento? Come mai ci hai raccontato solo degli sputi e ci hai voluto risparmiare dei "rotti" e delle dita al naso che i cinesi ostentano senza pudore?
AleRoma55

Anonimo ha detto...

chi indovina cosa c'entrano i due personaggi Suzana e Standa, la cui foto è apparsa tra i compagni di viaggio, con le ultime vicende del nostro protagonista? a giudicare dai vestiti hanno naufragato insieme durante l'esplorazione dello Yangtse

Anonimo ha detto...

Ciao Dario!
Certi post sono spassosi altri un po' meno...cmq se vuoi darti alle francesi in Cina e darci la possibilità di leggere qualcosa di "speziato" ti posso mandare l'indirizzo e-mail di una mia amica francese che ora sta alla Zhejiang Normal University a Jinhua City...
Ciaociao

Millo

Anonimo ha detto...

Ciao amico mio bello!!! Pure stanorre t'ho sognato. C'avrei bisogno di un tuo consiglio (niente de grave, nun te preoccupa'...), allora stanotte arrivavi, mi consigliavi, e poi ti riaccompagnavo alla stazione per un treno diretto in Cina!!! Pensa te...Ti scrivero` presto una mail, ieri e oggi proprio non ho potuto. E per il we io e il biondo facciamo una gita a Pisa. Baci Baci!! Chiara Zucchina

Robigna ha detto...

Sto finendo di leggere in questi giorni "Un indovino mi disse" e molto dello sgomento di Terzani sulla Cina e lo sviluppo senza regole e coscenza l'ho ritrovato nel tuo post..allucinante quello che descrivi!
Come sei riuscito da lì ad aggiornare il blog?

bobo ha detto...

Crao Dario, m'hai aperto un mondo... attraverso l'attivazione dell'opzione "Panoramio" di Google Earth (che consiglio a tutti) mi sono fatto un giro per ChengDu, della quale ignoravo l'esistenza, consultando le centinaia di foto a disposizione, il filmati You Tube, etc... decine e decine di quartieri che sembrano Las Vegas o NewYork... un mondo a parte. Mi sono fatto l'idea che la Cina è un altro pianeta, parecchio più sviluppato di questo... povera vecchia umanità!
Grazie,
bobo

Dario ha detto...

- Robigna, accedo direttamente alla maschera di gestione dei post. In pratica posso scrivere ed ho anche trovato il modo di vedere l'home page, ma essendo statica non mi permette di leggere i commenti ne' di cliccare sulle altre pagine.
Ora pero' mi trovo in un appartamento al trentesimo piano di un grattacielo del centro di Hong Kong...
- Milli', chi si rilegge!
- Remo, non so cosa mi hanno dato sul lago Yssik Kol, in Kyrgyzstan. Se m'ha detto bene era carne di asino, ma aveva un sapore piu'...strano.
- Fuli' gli ho fatto pure un filmatino mentre si azzuffano :)
- Anonimo, Zuzana e Standa erano gli unici altri due (con la maglietta di lui facciamo tre) stranieri a bordo del barcone cinese.
- Bo', e allora dai un'occhiata pure a Wuhan. Prima di incontrare tal Isabelle non sapevo neanche che esistesse, poi ci sono finito quasi per caso. Una megalopoli ipermoderna composta da tre citta' attaccate. Ci vivono di 8 milioni e mezzo di persone.
(ci sono arrivato da Yichang coi minuti contati, ho scelto una delle stazioni, ho accattato il biglietto per Guilin e ovviamente il treno partiva da un'altra stazione, che fino a qualche anno fa era proprio di un'altra citta'...).

Dario ha detto...

Comunque si', la foto dell'esercitazione dei giovani pompieri di Chongqing qualche amico mio la definirebbe cazzuta :)

Anonimo ha detto...

l'avevamo notata, e ringrazia i pompieri cinesi che i fratini sono gialli...un bel tocco